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Una nuova vita per la tecnologia: quando la sostenibilità diventa un gesto concreto

Una nuova vita per la tecnologia: quando la sostenibilità diventa un gesto concreto
Maria Elisa Bruson

Ci sono iniziative che nascono da un’esigenza tecnica e si trasformano in qualcosa di molto più grande: un impatto reale sulle persone, sul territorio, sul futuro. È quello che sta accadendo con il progetto di donazione dei PC dismessi del Gruppo Sella, un’iniziativa che unisce sostenibilità, inclusione e responsabilità sociale.
Dopo una prima donazione di 192 dispositivi e una seconda di 219 computer destinati a enti del terzo settore, scuole e cittadini in difficoltà, il progetto continua a crescere, dimostrando quanto anche un oggetto possa fare la differenza quando trova una nuova vita.
In questa nuova puntata di Stories, ne parliamo con Maria Elisa Bruson, che ci accompagna dietro le quinte di un’iniziativa tanto concreta quanto significativa.

Maria Elisa, raccontaci chi sei e di cosa ti occupi nel Gruppo Sella
Sono Maria Elisa Bruson e lavoro da 26 anni nel Gruppo Sella. Mi occupo di Sostenibilità e Immobili in Centrico, un ruolo che trovo estremamente stimolante. Da un lato c’è l’impegno verso l’ambiente, le persone e il territorio, valori in cui credo profondamente; dall’altro c’è la gestione degli immobili, un ambito che si collega anche al mio percorso di studi in Disciplina delle Arti, Musica e Spettacolo. Molti degli edifici in cui lavoriamo hanno un valore storico, e questo rende ogni giornata ricca di stimoli e scoperte.

Da dove nasce l’idea di dare una seconda vita ai PC?
L’idea nasce da una riflessione semplice ma importante: invece di distruggere i dispositivi dismessi, perché non donarli? Dal punto di vista della sostenibilità, si tratta di una scelta con un impatto positivo concreto.
Il progetto ha preso forma grazie alla collaborazione tra diverse funzioni del Gruppo. In particolare, insieme al team Impact e Sostenibilità di Capogruppo, abbiamo lavorato per definire un processo corretto anche sotto il profilo legale e fiscale.
Un passaggio fondamentale è stato garantire la sicurezza dei dati, attraverso un completo data wiping, che consente di riutilizzare i dispositivi in totale sicurezza. Abbiamo poi individuato nel Centro Territoriale per il Volontariato di Biella il partner ideale per ricevere e redistribuire i computer alle realtà del territorio, come scuole ed enti.
La determinazione e il forte desiderio di dare una seconda vita a questi strumenti sono stati il vero motore dell’iniziativa.

Qual è stato il ruolo di Centrico in questo progetto?
Centrico ha avuto un ruolo operativo chiave. Ci occupiamo di individuare i dispositivi che hanno concluso il loro ciclo di vita aziendale e che possono essere donati, raccogliamo le adesioni delle diverse società del Gruppo e gestiamo gli aspetti contrattuali e logistici.
Al tempo stesso, il coordinamento del team Impact e Sostenibilità di Capogruppo è stato fondamentale per rendere il progetto strutturato e condiviso, permettendo a tutte le realtà coinvolte di contribuire in modo efficace.

Il progetto è cresciuto rapidamente: cosa vi ha spinto ad ampliarlo?
La spinta più forte è arrivata dal territorio. Dopo la prima donazione, il Centro Territoriale per il Volontariato ha raccolto oltre 400 richieste in soli sette giorni. Un numero che parla da solo.
Anche all’interno del Gruppo la risposta è stata molto positiva: sono stati gli stessi colleghi a proporre nuove donazioni. I feedback ricevuti, sia interni sia esterni, hanno rafforzato la volontà di proseguire e rendere questa iniziativa sempre più strutturale.

Com’è nata la collaborazione con il Centro Territoriale per il Volontariato?
Il Centro Territoriale per il Volontariato di Biella e Vercelli si è rivelato il partner ideale grazie alla sua conoscenza diretta e capillare delle esigenze del territorio.
Il suo ruolo è fondamentale: raccoglie le richieste, prepara i dispositivi – installando un nuovo sistema operativo grazie alla collaborazione con associazioni partner – e si occupa della distribuzione.
Inoltre, su ogni computer viene applicato un adesivo che racconta questa collaborazione, rendendo visibile nel tempo il valore dell’iniziativa.

Quanto lavoro c’è dietro a ogni donazione?
Dopo una prima fase in cui sono stati definiti gli aspetti legali e fiscali, si è provveduto ad effettuare la pianificazione delle donazioni in base ai cicli di ammortamento dei dispositivi.
Successivamente, per ogni trance di donazione, si procede con la cancellazione sicura dei dati, la raccolta delle autorizzazioni dalle società coinvolte, la stipula dei contratti e infine la consegna.
Tutti i colleghi coinvolti, però, sono promotori dell’iniziativa, seguono i passaggi con attenzione e con la consapevolezza di volere procedere con questo dono. È un clima sempre positivo e di collaborazione.

Che impatto ha questo progetto in termini di sostenibilità?
È un impatto duplice. Da un lato ambientale: donare questi dispositivi significa ridurre la quantità di rifiuti, soprattutto quelli più delicati come batterie e monitor.
Dall’altro lato c’è un impatto sociale enorme: questi strumenti permettono a scuole, associazioni e persone in difficoltà di accedere a opportunità che altrimenti sarebbero limitate.

Le richieste superano la disponibilità: cosa ci racconta questo dato?
Ci racconta che il bisogno è reale e crescente. Abbiamo ricevuto richieste da scuole che vogliono creare laboratori informatici, da istituzioni, da realtà che operano in contesti complessi come le carceri.
Personalmente, attraverso la mia esperienza con la Società San Vincenzo De Paoli, vedo ogni giorno quanto un computer possa fare la differenza: per studiare, per lavorare, per sentirsi parte della società.
Viviamo in un mondo sempre più digitale, e garantire accesso alla tecnologia significa offrire opportunità.

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