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Un passo alla volta, come insegna la montagna

Un passo alla volta, come insegna la montagna
Alessio Rossi

C’è chi vive la montagna come una sfida, chi come una fuga, chi come un orizzonte da conquistare.

Per Alessio Rossi, collega dell’ufficio Antifrode di Hype, la montagna è soprattutto un modo di stare nel mondo: ascoltare, rispettare i propri limiti, procedere un passo alla volta.

Una passione che nasce in silenzio
Il suo rapporto con la montagna non è legato a un singolo sport, ma a un’esperienza totale. Trail running – soprattutto sulle lunghe distanze – snowboard, alpinismo. E poi il trekking, spesso in compagnia del suo cane Saki, un pastore australiano di quattro anni.
«Mi piace vivere la montagna a 360 gradi», racconta. «Ci sono momenti di sfida, altri di condivisione, altri ancora di silenzio. Ed è proprio lì che sento di essere nel posto giusto.»

Il primo innamoramento, però, arriva molto prima delle gare e delle cime, quando ancora la montagna non sembrava amore ma solo fatica. È un ricordo di infanzia, fatto di boschi, di odori e di cammini interminabili.

«Accompagnavo mio padre nei boschi mentre cercava tartufi per lavoro. Ricordo il silenzio rotto solo dai nostri passi, il profumo dell’erba secca scaldata dal sole e la terra che respirava sotto i piedi. Da bambino quella fatica sembrava enorme, quasi insopportabile. Eppure, proprio in quel procedere lento e ostinato tra salite e sentieri nascosti, ho imparato a sentirmi parte del paesaggio. La montagna non era uno sfondo, ma una presenza viva: esigente, ruvida, autentica. Ripensandoci oggi, è lì che è nato il mio legame con lei, in quell’intreccio di fatica, odori e silenzi condivisi con mio padre.»

La sfida, prima di tutto, con sé stessi
Oggi la montagna per Alessio è anche sport: allenamento, competizione, obiettivi ambiziosi. Ma la sfida non è mai contro gli altri.
«È una sfida rivolta prima di tutto a me stesso. Le competizioni servono a questo: dare una forma ordinata e sicura a una spinta interiore, incanalarla nel rispetto dei limiti e dell’ambiente.»

Eppure, nonostante la bellezza della condivisione, Alessio sente che la montagna rivela la sua vera essenza soprattutto quando si è soli.
Nel silenzio. Nel ritmo del respiro. Nel dialogo continuo con sé stessi.

La montagna che cambia tutto
Nel 2022, durante una gara di trail running – il Chianti Ultra Trail, 75 chilometri e 3.500 metri di dislivello – qualcosa cambia.
Dopo circa 20 chilometri, Alessio si sente male. Quello che sembra un semplice momento di difficoltà diventa l’inizio di un percorso lungo e durissimo. Dopo quaranta giorni, arriva la diagnosi: tumore al colon.

È uno spartiacque netto. Un prima e un dopo.
«La montagna mi aveva già dato tanto prima, ma da quel momento è diventata un simbolo ancora più forte: resilienza, rinascita, capacità di affrontare la fatica un passo alla volta. Mi ha insegnato ad ascoltarmi davvero, a riconoscere i segnali, ad accettare i limiti senza viverli come una sconfitta. E soprattutto mi ha aiutato a riscoprire il valore della semplicità: ciò che conta davvero quando tutto il resto si azzera.»

La malattia viene affrontata e superata. Oggi Alessio può dirlo con lucidità. Ma da quel momento impara ad accettare i limiti senza viverli come una sconfitta. A riconoscere i segnali. A riscoprire la semplicità come valore essenziale.

Dal sentiero alla vita quotidiana
Quello che la montagna insegna non resta mai confinato al sentiero. Entra nella vita quotidiana. E nel lavoro.

«Queste lezioni le porto inevitabilmente nella vita di tutti i giorni e anche nel mio modo di lavorare. Affronto le difficoltà con maggiore lucidità, senza farmi travolgere dall’urgenza, sapendo che ogni problema va gestito con metodo e pazienza, proprio come una lunga salita. La montagna mi ha insegnato che non serve correre sempre, ma andare nella direzione giusta, mantenendo costanza, rispetto per sé stessi e fiducia nel percorso. È un insegnamento che vale sul sentiero come nella vita.»

Un approccio che trova una forma concreta anche nelle sue scelte di vita: Alessio ha camperizzato da solo un furgone e oggi si muove tra le montagne lavorando in smart working. Una vera e propria vanlife, fatta di essenzialità e adattamento.
«Vivere così ti obbliga a distinguere ciò che è necessario da ciò che è superfluo, a organizzarti, a rispettare i tempi e i limiti, proprio come succede in montagna.»

Un valore che, secondo lui, sarebbe prezioso anche nel lavoro: meno rumore, meno sprechi, più attenzione a ciò che conta davvero.

Quando l’heritage diventa riconoscimento
Sapere che il Gruppo Sella ha un legame profondo con la montagna non è, per Alessio, un dettaglio culturale. È qualcosa che risuona a livello istintivo.

Racconta di essere rimasto colpito, arrivando al Sellalab, da un manifesto di Vittorio Sella sul Tour Ronde del 1883.
«In quel momento ho avuto una sensazione chiarissima: ero nel posto giusto.»

Il coraggio di esplorare strade nuove. La visione che va oltre l’immediato. Il desiderio di guardare lontano con rispetto, pazienza e determinazione.
Valori che nascono dalla montagna e che, da sempre, fanno parte del DNA del Gruppo.
«È un riconoscersi, prima ancora che un aderire, in una cultura che affonda le radici in un modo di vivere e di pensare che sento profondamente mio.»

Un’immagine per raccontare tutto
Se Alessio dovesse raccontare la sua montagna con una sola immagine, non sceglierebbe una vetta. Sceglierebbe una corsa in libertà con Saki.
Un sentiero. L’aria che scorre. Il ritmo dei passi. Il movimento condiviso.

«È lì che la montagna diventa casa.
Istinto.
Felicità semplice».

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