C’è chi scrive per raccontare una storia, chi per mettere ordine nei pensieri, chi perché alcune emozioni trovano spazio solo sulla carta.
Per Daniel Di Benedetto, collega di Sella Personal Credit, la scrittura rappresenta proprio questo: un luogo personale e autentico in cui riuscire a esprimere ciò che spesso, nella quotidianità, resta trattenuto.
Non solo una passione, ma un modo di osservare il mondo, attraversare emozioni e dare voce a domande che non sempre hanno una risposta precisa.
Un bisogno nato molto tempo fa
Il rapporto di Daniel con la scrittura comincia negli anni del liceo.
In quel periodo capisce che mettere pensieri su carta gli riesce molto più naturale che esporli a parole. La timidezza, il timore di dire qualcosa fuori posto, la paura di disturbare: tutto trova uno spazio diverso quando inizia a scrivere.
«Ho iniziato con piccoli pensieri, sempre più strutturati, fino a diventare dei racconti. L’ultimo passo, verso i romanzi, l’ho compiuto circa dieci anni fa. E ancora adesso sento che scrivere mi dà una libertà di espressione che diversamente faccio molta più fatica a ottenere.»
Dentro le storie, senza parlare davvero di sé
Per Daniel la scrittura non coincide necessariamente con il racconto autobiografico.
Le sue storie non nascono da episodi vissuti direttamente, almeno non in modo esplicito. Eppure, qualcosa di personale, inevitabilmente, finisce sempre tra le righe.
«Tendo a non mettere su carta eventi che ho realmente vissuto, ma non nego che qualche cosa di me traspaia. Cerco tuttavia di scrivere storie in cui i lettori possano riconoscersi e immedesimarsi, fino a chiedersi “E io, cos’avrei fatto al suo posto?»
Raccontare le persone, prima ancora delle trame
Ad oggi Daniel ha pubblicato tre libri, diversi per atmosfera e struttura, ma accomunati da un elemento centrale: l’attenzione verso i personaggi, le loro fragilità e il loro mondo interiore.
Un angelo blu centoventisette, pubblicato da ODE Edizioni, racconta l’attesa di un figlio attraverso il punto di vista di un futuro padre, uno scrittore alle prese con dubbi, paure e cambiamenti interiori. Sullo sfondo, una misteriosa Fiat 127 blu notte che sembra appartenere a una realtà sospesa.
Con Io ti aspetto qui, uscito per PAV Edizioni, il centro della narrazione diventa invece una panchina in un parco. Capitolo dopo capitolo, personaggi diversi si siedono nello stesso luogo portando con sé il proprio significato dell’attesa: di una persona, di una risposta, di qualcosa capace di cambiare il corso delle cose.
L’ultimo romanzo, Il sorriso della natura, segna invece un passaggio verso atmosfere più oscure. Pubblicato ancora da ODE Edizioni, il noir psicologico si apre con il ritrovamento del corpo senza vita di una ragazza in un motel alle porte di Torino e con un’indagine che porterà a galla verità destinate a cambiare profondamente chi indaga. Il libro è presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino, dove dal 14 al 18 maggio saranno presenti tutti e tre i romanzi di Daniel allo stand di ODE Edizioni. Un’occasione per incontrarlo di persona e scambiare due parole. «Per chi avesse piacere, troverete anche me, allo stand ODE Edizioni, al Padiglione 2, H122. Un sorriso, una stretta di mano… e perché no, una dedica personalizzata su una copia di un libro.»
Ma al di là del genere narrativo, ciò che conta davvero per Daniel resta sempre l’osservazione delle persone.
«Cerco di privilegiare l’aspetto psicologico dei personaggi, in modo da renderli il più sfaccettati possibile.»
Quando una storia incontra chi la legge
Per Daniel, il momento in cui un libro arriva ai lettori coincide anche con una sorta di passaggio di consegne. È il momento in cui la storia si trasforma e non appartiene più soltanto a chi l’ha scritta.
«Ogni persona ha la propria sensibilità, il proprio vissuto, le proprie aspettative.»
Ed è proprio questa pluralità di sguardi che rende speciale il rapporto con chi legge: le recensioni, i commenti e anche le critiche, quando costruttive. Tutto contribuisce a dare nuova vita ai personaggi e alle emozioni contenute nelle sue pagine.
«Mi piace lasciare libere le emozioni in chi legge.»
Difendere il tempo lento
C’è un aspetto della scrittura che Daniel sente profondamente suo: la lentezza.
Per scrivere ha bisogno di tempo, silenzio e concentrazione assoluta. Non riesce a isolarsi dal rumore di fondo delle giornate o a ritagliarsi qualche riga tra un impegno e l’altro. Quando scrive, deve potersi immergere completamente nella storia, fino quasi a perdere il contatto con ciò che gli sta attorno.
Anche il suo metodo racconta questo modo di vivere la scrittura: Daniel continua a partire dalla carta, scrivendo tutto a mano prima di trasferire i testi al computer. Un processo più lungo, sicuramente, ma anche più personale e istintivo.
«Quello che qualcuno riesce a produrre in tre mesi, io magari lo termino in sei o sette. Ho bisogno di tempo, tanto. Devo avere silenzio totale attorno, mentre la pazienza deve averla chi mi gravita attorno mentre sto scrivendo… Perso nei dettagli della mia mente, tendo a essere meno presente nel mondo reale.»