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Quelle perline colorate di Monica, emblema di perseveranza e resilienza

Quelle perline colorate di Monica, emblema di perseveranza e resilienza
Monica Gazzola

Perseveranza significa non arrendersi. È lo sforzo necessario per fare qualcosa e continuare a farlo fino alla fine, anche se è difficile. La parola viene dal latino perseverantia che significa "rispettare severamente qualcosa". Questo ha un senso perché se impegnati in un'attività la perseveranza ci permette di raggiungere i nostri obiettivi passo dopo passo. È una tra le più alte forme di rispetto e disciplina verso sé stessi: nella maggior parte dei casi culmina in un grande senso di soddisfazione, altre volte ci aiuta a superare i momenti peggiori della nostra vita. E così è stato anche per Monica Gazzola, che da quindici anni lavora in Banca Sella nella filiale di Montebelluna, in provincia di Treviso. Veneta DOC, Monica si occupa da sempre della soddisfazione dei suoi clienti e fin da piccola coltiva una passione molto particolare. Nutre un amore sconfinato per i lavori a mano, specialmente per le perline colorate. Ogni sera, nonostante la stanchezza, si giostra tra fil di ferro, colla e colori per dare vita alle sue creazioni: centrini, fiori, alberelli, gioielli, quadretti, ritratti per lei non hanno segreti. "La pazienza è la virtù dei forti e io lo so bene. Quando inizio qualche mio progetto devo finirlo subito, altrimenti non sono mai contenta", dice Monica.

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Se davvero la pazienza è la virtù dei forti, per lei è una vera e propria forma di resilienza: le sue opere a mano la aiutano a sfogare la sua creatività, a staccare la spina da tutto il resto e a dimenticarsi dello stress. "Ho superato tanti momenti difficili, la vita è così. Alla fine, quando arriva sera io penso solo a miei lavoretti e quando stacco per andare a dormire mi sento in pace con me stessa".

Con metodo e concentrazione ho iniziato a realizzare creazioni più complesse come centrini e alberelli di perline

Monica, quando è nata la tua passione le perline?
Direi da che ne ho memoria. Quando ero all'asilo, la suora mi regalò il mio primo sacchettino di perline colorate e me ne innamorai all'istante. Non stavo mai con le mani in mano, dovevo fare qualcosa per dare sfogo alla mia creatività. Quando avevo 12 anni sono stata ricoverata in ospedale per dei controlli e ricordo che mia zia mi portò un kit insieme a un telaio per intrecciare i miei primi bracciali di perline. Da quel momento la mia passione mi ha sempre accompagnata a intermittenza in tutte le fasi della mia vita.

Perché hai deciso di coltivare proprio questa passione?
Sicuramente per scaricare lo stress oltre che a combattere la noia. I controlli che avevo fatto in ospedale da adolescente si sono poi rivelati premonitori: a 35 anni ho superato una difficile operazione e sono stata in convalescenza per mesi. Diciamo che tenere le mani occupate mi ha distratta: con metodo e concentrazione ho cominciato proprio in quel periodo a realizzare creazioni più complesse come centrini e alberelli di perline. Un passatempo che mi ha insegnato a superare gli ostacoli della vita con il sorriso. 

Il weekend è il momento migliore perché posso concentrarmi sui progetti più complessi che richiedono più tempo. E poi posso andare in giro per fiere e mercatini

Da quei momenti in ospedale come si è evoluta la tua passione?
Mi sono sbizzarrita, ho cominciato a comprare tutti i manuali esistenti in circolazione. Veri e propri libretti con istruzioni e tutti gli step per realizzare oggetti con le perline, ormai ne ho la casa piena. E poi durante la pandemia, visto che come tutti ero obbligata a stare a casa e avevo tanto tempo a disposizione, mi sono avvicinata a tecniche sempre più complesse come il diamond painting. Si attaccano minuscole perline a una tela piena di numeri. A ogni numero corrisponde una perlina di un determinato colore. Lì ho messo davvero alla prova la mia pazienza, perché il diamond painting richiede tanto tempo anche per le tele più piccole. È grazie a questa tecnica che ho realizzato uno dei miei quadretti preferiti, quello di Lilly e il vagabondo. 

Qual è stato il progetto che ti ha soddisfatto di più finora?
Oltre agli esperimenti realizzati con la tecnica del diamond painting, sicuramente il mio bellissimo salice piangente fatto con tre tipi di perle intrecciate. Ci ho messo un mese e mezzo per realizzarlo e tre etti di perline. Anche il bonsai è uno dei miei preferiti perché ho dovuto fare un intenso lavoro di conteggio e razionamento di materia prima, oltre che lavorare sull'intera struttura per farlo stare in piedi. Ho imparato a modellare il fil di ferro e il das e li ho infilati dentro un vaso per simulare un bonsai vero.

Quali sono le difficoltà che riscontri?
Difficoltà principalmente tecniche, alcune figure sono complesse e richiedono tentativi su tentativi per concretizzarsi. E poi il tempo: visto che lavoro full-time, in settimana riesco a ritagliarmi un momento solo alla sera dopo cena, tanto preferisco le mie perline alla tv. Il weekend è il momento migliore perché posso concentrarmi sui progetti più complessi che richiedono più tempo. E poi posso andare in giro per fiere e mercatini. 

È lì che trovi l'ispirazione? 
L'ispirazione si trova ovunque. Quando ero bloccata per la pandemia navigavo per ore su Pinterest ed Etsy o nelle community di appassionati online. In genere proprio online trovo gli schemi da seguire per realizzare un pezzo o recupero materiale particolare per le mie creazioni. Invece dal vivo mi piace girare in libreria per scovare qualche libretto di istruzioni nuovo, lo facevo anche da bambina. E poi alle fiere seguo le ultime tendenze e vedo i lavori degli altri, gli stand mi incuriosiscono sempre molto. A Vicenza c'è proprio una fiera dedicata due volte l'anno, in primavera e in autunno.

Hai mai partecipato ai mercatini?
Da visitatrice sempre, da venditrice poche volte. Mio marito Fabio mi sprona tantissimo, secondo me lo fa perché vuole liberarsi di tutti gli oggetti che abbiamo in casa (ride). La prima volta da venditrice è stata un po' traumatica perché faceva freddissimo, era un mercatino di Natale. 

Condividi con qualcuno di caro questo hobby?
Mio marito lo conosco dalla quarta superiore ed è da quel tempo che lo riempio di perline. Però mi sopporta, ha capito che la mia è una vera passione. Ho provato a trasmetterla a mia nipote con scarsi risultati, diciamo che ho capito che i miei cari apprezzano di più i regali. Poi ci sono le persone online che condividono la mia stessa passione: con loro mi scambio consigli utili e schemi introvabili e complessi, come ad esempio lo scacciapensieri. 

Cosa consigli a chi è alle prime armi e vuole iniziare?
Più che particolari capacità tecniche serve carattere, metodo e precisione. Non arrendersi ai primi tentativi fallimentari o stressarsi troppo perché il risultato non è quello sperato. Un buon punto di partenza sono proprio i libri che passo dopo passo spiegano le tecniche migliori da utilizzare per raggiungere il proprio obiettivo. Ma quello lo devi avere chiaro in testa, devi essere determinato. Bisogna un po' considerare questo hobby come un vero e proprio allenamento alla vita, utilizzando la stessa perseveranza che si usa con il fil di ferro.