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Veloce e sostenibile: la prossima innovazione sarà la posta pneumatica? Storia dell'impianto di Banca Sella

11 Nov 20
#innovazione #storia
Luigi Mosca

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Ritorno al futuro. È notizia recente che, sull'onda della green economy e del ripensamento dei luoghi di lavoro, l'invenzione ottocentesca della posta pneumatica potrebbe avere una inaspettata seconda vita. All'insegna dell'innovazione. E non solo per documenti e oggetti: si pensa addirittura al trasporto di persone. 

Il progetto è denominato Hyperloop, la posta pneumatica del futuro. Essa sarà capace di superare la velocità di 1.200 km all'ora, sarà sicura, meno costosa di altri sistemi di trasporto, autosufficiente a livello energetico, pulita. Fantascienza? Potrebbe non essere così. Una società californiana, infatti, tra le più note piattaforme di crowdfunding e crowdsourcing, ha annunciato che intende sviluppare l'ambizioso progetto. L'idea arriva da Elon Musk, creatore di Space X e Tesla Motors. Insomma, l'uomo, che sta progettando di colonizzare Marte, riprende l'idea della vecchia posta pneumatica per immaginare un nuovo modo di spostare e spostarsi.

Le idee valide e lo spirito giusto, del resto, non invecchiano mai: cambiano e si adattano ai tempi nuovi e alle nuove esigenze. Proprio la posta pneumatica - nata ufficiosamente all'inizio dell'800, ma pienamente riconosciuta solo nel 1886 grazie al brevetto dei "bussolotti" e della rete "sigillata" - era uno degli impianti tecnologicamente avanzati e innovativi che affascinava i neoassunti in Banca Sella, a partire dagli anni Settanta del '900, nella sede di Via Italia a Biella. Un vero "network", prima ancora delle mail e della rete. Si trattava di un grande tubo "ad anello" collegato a una centrale elettromeccanica che immetteva aria compressa nello stesso, permettendo una circolazione di bussolotti portadocumenti. Una serie di "stazioni" permetteva la ricezione e l'invio dei bussolotti.

L'utilizzo era semplice: pochi pulsanti per scegliere la destinazione; si poggiava il bussolotto col suo contenuto in una sorta di imbuto, e via, questo partiva risucchiato dall'impianto. Uno scambio elettromeccanico "apriva" per un istante l'anello aspirando nel circolo il bussolotto e portandolo fino alla stazione di arrivo, dove un sistema meccanico lo ripescava facendolo cadere in un cestello. Il suo arrivo produceva un tipico tonfo che i colleghi che hanno lavorato nella sede di via Italia ricorderanno di certo, così come il rumore del transito nei tubi sopra al controsoffitto, tanto simile a quello di carrelli sui binari dei castelli incantati alle giostre. 

Luigi Mosca

L'impianto di posta pneumatica nella sede di via Italia iniziò a funzionare nel maggio del 1972. Otto stazioni, portate a 21 già nel 1979, palesando il gradimento e l'utilità dello strumento. L'impianto rispondeva allo scopo. Quando vennero aperti nuovi uffici in via Volpi, sull'altro lato della strada rispetto alla sede venne addirittura installata una linea di posta pneumatica che passava sotto il manto stradale. I vantaggi? Liberare il personale del tempo necessario a fare più volte al giorno ritiro e consegna della corrispondenza, trasmissione documenti (quindi "comunicazione") in ogni momento, riduzione del rischio di smarrimento plichi, velocizzazione delle procedure che coinvolgono più uffici. 

Inoltre, la posta pneumatica permetteva anche l'invio di oggetti di modeste dimensioni, ed era veloce: le note tecniche d'impianto dichiaravano una velocità di 7 m/secondo per i bussolotti in transito, cioè 30 secondi per la consegna alla stazione più lontana da quella mittente. 

Con l'avvento e lo sviluppo delle reti informatiche, la posta pneumatica andò via via perdendo importanza e non arrivò a vedere il nuovo millennio. I lavori successivi compiuti nella sede di via Italia ne rimossero ampi tratti e i passaggi tra i piani vennero riutilizzati per le linee dati. 
Ora però potrebbe avere un nuovo futuro.