L'intesa vincente (o quasi)
Tre nostri colleghi sono finiti in TV. No, non per un progetto di lavoro. No, nemmeno per particolari velleità sportive. E no, non erano i concorrenti di Temptation Island.
Sono arrivati sul piccolo schermo grazie a qualcosa che, forse, hanno affinato anche in ufficio: il gioco di squadra. O forse volevano solo testare la loro compatibilità davanti alle telecamere.
In questa puntata di Stories raccontiamo l'avventura di Mauricio Caramori Learning & Development Specialist, Rino Cilibrasi Talent Acquisition Specialist e Pietro Rendina People Engagement & HR Communication Specialist, che hanno partecipato a Reazione a Catena: una breve ma intensa esperienza negli studi Rai che Hugh Grant, in Notting Hill, probabilmente definirebbe così: “surreale, ma bella”. Per loro è stata soprattutto una storia di amicizia, gioco di squadra e parole che, col senno di poi, sembravano molto più facili dal divano di casa.
Una pausa pranzo particolarmente produttiva
La storia della squadra chiamata “i Sottosopra” nasce come nascono molte grandi idee: senza alcuna intenzione di realizzarle davvero.
Durante una pausa pranzo del venerdì, l'argomento della conversazione cade sui quiz televisivi. Tra sogni di gloria e l'idea di riuscire a strappare a Gerry Scotti un saluto per la nonna di Rino, il trio inizia a fantasticare su quale programma potrebbe affrontare insieme. La risposta arriva quasi subito: Reazione a Catena.
Finita la pausa, ognuno torna alla propria scrivania e alla propria giornata. Sembrava una delle tante idee destinate a restare tali, almeno finché Mauricio, aspettando gli altri per l'aperitivo post lavoro, non comunica una notizia inaspettata: “Vi ho iscritti ai provini.” Da quel momento le cose iniziano a diventare serie. Tre selezioni, diversi colloqui e, infine, la conferma: sarebbero andati davvero in televisione. Che sia la nascita dei nuovi Aldo Giovanni e Giacomo? Spoiler: no.
L'Intesa vincente non si improvvisa
Se immaginate tre amici seduti sul divano ad aspettare l'ispirazione del momento, siete fuori strada. Per prepararsi, la squadra ha lavorato parecchio. Incontri in presenza, sessioni online e vecchie puntate riguardate più volte. Con il supporto dell'intelligenza artificiale hanno sviluppato uno strumento capace di simulare le dinamiche del gioco rispettando le regole della trasmissione.
L'obiettivo era capire una cosa fondamentale: chi avrebbe avuto il ruolo dell'indovino e chi quello del suggeritore durante l'Intesa Vincente. Il verdetto delle prove è stato piuttosto chiaro: Mauricio era l'indovino naturale della squadra.
Da lì in poi gli allenamenti si sono divisi tra preparazione individuale sulle catene di parole e allenamenti di gruppo dedicati all'intesa, la parte in cui la squadra deve funzionare come un unico cervello.
Complice, ironica e... sottosopra
Il nome della squadra, “i Sottosopra”, racconta già molto. Un siciliano, un pugliese e un argentino che si ritrovano per lavoro a Biella. La loro complicità è nata sul lavoro, anche se i tre non hanno mai lavorato a stretto contatto. Fanno parte della stessa area, HR di capogruppo, ma con uffici e attività differenti. È proprio questo, forse, a rendere ancora più curiosa la loro storia: la squadra è nata tra le mura della Nuova Sede, prima ancora che negli studi televisivi.
E poi, per fortuna, Mauricio, Rino e Pietro sono dotati di molta ironia: una qualità fondamentale per affrontare gli errori davanti alle telecamere e la stessa che, probabilmente, li ha spinti a partecipare al programma. Perché no, non è stato il montepremi a fare da deterrente e, per quanto ne siano stati “entusiasti” (ndr), neanche la voglia di partecipare a questa intervista per il nostro format Stories. Piuttosto, la voglia di vivere un’esperienza diversa, divertirsi e far divertire anche chi li avrebbe seguiti da casa.
L'emozione gioca brutti scherzi
Se c'è una cosa che ancora oggi fa discutere il gruppo è la famosa Intesa Vincente. La loro autovalutazione è spietata: “Se avessimo visto la nostra puntata per allenarci, avremmo detto che quei concorrenti li avremmo battuti a occhi chiusi”. Le campionesse sembravano alla loro portata. Le parole pure. E, a detta loro, durante gli allenamenti le prestazioni erano state decisamente migliori. Poi arriva la televisione. Arrivano le luci. Arrivano le telecamere. E soprattutto arriva l'emozione. Per fortuna, però, ci sono stati molti aspetti positivi a compensare la delusione sportiva. L'accoglienza ricevuta negli studi Rai è uno dei ricordi più belli. Dai microfonisti ai costumisti, dagli autori all'organizzazione generale, tutti si sono dimostrati disponibili, cordiali e professionali. E poi c'è stato Pino Insegno: “Con la sua simpatia ci ha messo subito a nostro agio.” Unica delusa è stata la nonna di Rino, che ha dovuto rinunciare al tanto atteso saluto di Gerry Scotti e si è dovuta accontentare di un altro conduttore.
Chi era chi?
Ogni squadra ha i suoi ruoli, anche davanti alle telecamere. Quello che manteneva la calma? Pietro, senza alcun dubbio. Quello che vedeva collegamenti ovunque? Sempre Pietro, capace di indovinare "Mamma" al primo tentativo partendo dagli indizi "Quando, dove, come, perché". Quello che si pentiva delle risposte appena pronunciate? Nessuno in particolare. O forse tutti. Perché, a quanto pare, è una sensazione piuttosto comune quando hai pochi secondi per rispondere davanti a milioni di telespettatori.
La TV migliora tutti
Rivedersi sullo schermo è stata un'esperienza curiosa. Non tanto per i parenti e gli amici che già conoscevano la storia, quanto per le decine di messaggi ricevuti da persone che li hanno riconosciuti casualmente davanti alla televisione. E una scoperta fondamentale è arrivata proprio rivedendo la puntata. “Ci siamo resi conto che vincere era davvero alla nostra portata.” C'era anche una preoccupazione più superficiale, ovviamente. Sarebbero stati telegenici? La risposta, dopo la messa in onda, è stata unanime: “È proprio vero: la TV migliora tutti!”. E per gli scettici qui sul sito di RaiPlay è possibile rivedere la puntata.
Il meme definitivo
Ogni esperienza memorabile merita il suo meme. Il loro nasce durante una catena musicale. La risposta corretta era la canzone “Stella stai” di Umberto Tozzi. Pietro l'aveva individuata. Mauricio, in qualità di capitano, doveva semplicemente pronunciarla. Dopo diversi controlli e conferme, però, arriva la risposta:
"Stella style."
Correzione immediata. Tempo per rimediare: zero. Da quel momento, "Stella style" è entrata ufficialmente nella storia della squadra.
E se avessero vinto?
Come ogni Stories, chiudiamo con uno sguardo al futuro. O, in questo caso, a un futuro alternativo. La domanda finale è inevitabile: cosa avrebbero fatto con il montepremi? I nostri tre colleghi sono stati tutti molto diplomatici. Nessuno ha confessato di voler scappare con l’intero bottino verso un paradiso fiscale. La risposta ufficiale, infatti, è stata: un viaggio insieme per festeggiare l’esperienza.
Per il resto, ognuno aveva già il suo piano. Chi avrebbe alleggerito il mutuo. Chi avrebbe affrontato le spese del matrimonio. Chi avrebbe investito tutto in nuovi viaggi.
Ma, alla fine, la sensazione è che il premio più bello lo abbiano già portato a casa: un’esperienza da raccontare, qualche aneddoto memorabile, una discreta quantità di “Stella Style” e, soprattutto, essere finiti in una puntata di Stories.