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Appunti d'archivio | Esposizioni Universali: i personaggi Sella raccontano... Londra e Parigi (parte prima)

Manca un anno al prossimo Expo 2025, a Osaka in Giappone. Per l'occasione, vogliamo risalire all'origine del grande evento attraverso quella speciale macchina del tempo che è il nostro Archivio Storico, insieme alla Fondazione Sella. Per raccontare le prime Esposizioni Universali dell'Ottocento cogliendone emozioni, commenti, idee. E dunque che il nostro flashback incominci.
Appunti d'archivio | Esposizioni Universali: i personaggi Sella raccontano... Londra e Parigi (parte prima)
Il Palais de l'Industrie di Parigi durante l'Esposizione Universale del 1855 (adoc-photos / Corbis via Getty Images)

Lo spirito di un'epoca 
«Che cos'è un'Esposizione Universale? È il mondo che si incontra». Questa celebre frase di Victor Hugo, riferita all'Esposizione Universale di Parigi 1867, esprime in due parole il sentimento positivo con il quale il grande scrittore visse l'evento di quell'anno, e restituisce il clima di condivisione, fiducia e curiosità che aleggiava all'epoca. 

 

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Che cos'è un'Esposizione Universale? È il mondo che si incontra

«La giovane umanità ha sognato tutto quello che noi scopriamo: il progresso non è grandissimo nelle idee, ma è immenso nelle scoperte» recita una frase riportata nel periodico L'esposizione di Parigi del 1889 illustrata, presente nella Biblioteca del nostro Gruppo e attribuita a Giulio Simon. Idee, scoperte, progresso: sono le parole chiave che si ritrovano come costanti nelle pubblicazioni di metà Ottocento, periodo segnato dagli esiti della prima Rivoluzione Industriale con l'affermazione della borghesia liberale e capitalista e, sul piano politico, dalla supremazia dell'impero britannico. Ma andiamo con ordine.

Londra, poi Parigi e poi d'accapo
Nel 1851 Londra da l'avvio all'epoca delle grandi Esposizioni Universali con l'evento dedicato alla Exhibition of the works of Industry of all Nations, a cominciare ovviamente dall'Inghilterra. La Great Exhibition, come fu subito chiamata, apparve come una vera meraviglia agli occhi stupiti dei visitatori: «Il palazzo di cristallo dentro cui si trovano gli oggetti esposti è per se stesso una cosa magnifica a vedersi. Nel mezzo vi è una bella fontana di cristallo e ai quattro lati si trovano gli oggetti esposti. Abbiamo già dato un colpo d'occhio generale sulla esposizione e abbiamo veduto che dopo l'Inghilterra che ha esposto immensamente di più che le altre nazioni viene la Francia quindi gli Stati Uniti [...]. L'Italia appare rappresentata in ben tenue proporzione comparativamente alle altre nazioni». Così scrive Giuseppe Venanzio Sella, imprenditore laniero e gestore coi fratelli del Lanificio Maurizio Sella di Biella, in una lettera alla madre Rosa Sella. 

Anche suo fratello Quintino, futuro ministro del giovane Regno d'Italia, e allora studente all'École des Mines di Parigi, visitò la Great Exhibition, così come lo zio Gregorio Sella, parlamentare e a sua volta fabbricante di pannilana, che portò in esposizione prodotti del Lanificio Fratelli Sella di Crocemosso, ottenendo riconoscimenti importanti. L'organizzazione dell'esposizione era infatti basata su un sistema di classificazione per aree e prodotti con graduatorie, premi e medaglie assegnati da varie commissioni, e Gregorio Sella fu nominato giurato e commissario speciale per le proprie competenze in ambito chimico e tessile. La Great Exhibition offriva così, a chi sapesse coglierli, spunti e idee innovativi, come documentato per Gregorio Sella che volle aggiornare le macchine tessili adottate in fabbrica in modo da tener dietro alle nuove migliorie

Il palazzo di cristallo dentro cui si trovano gli oggetti esposti è per se stesso una cosa magnifica a vedersi

Inaugurazione dell'Esposizione Universale di Parigi 1855 da parte di Napoleone III, al palazzo dell'Industria


A inseguire e insidiare il primato inglese, già quattro anni dopo è la volta della Francia che organizza la Exposition universelle des produits de l'agriculture, de l'industrie et des beaux-arts de Paris 1855. La Regia Commissione Centrale degli Stati sardi nomina membro del giurì per l'Industrie des aciers bruts et ouvrés il giovane Quintino Sella, affermando nella lettera d'incarico l'importanza di partecipare al grande evento di Parigi: «[...] La patria nostra sarà più che degnamente rappresentata in quel cospicuo concorso internazionale della Scienza e dell'industria». Quintino, scienziato e mineralologo, divenuto frattanto professore all'Università e all'Istituto Tecnico di Torino, espone a Parigi la sua invenzione, la “cernitrice elettro-magnetica” per ottenere in economia la separazione della magnetite dal minerale di rame, per la quale verrà premiato con la medaglia d'oro.

Torna in campo l'Inghilterra nel 1862 con la Great London Exposition allo scopo di mostrare al pubblico i moderni ritrovati dell'industria e della tecnologia. Il commento disincantato di Giuseppe Venanzio Sella si trova in una lettera al fratello Quintino: «L'esposizione è grandiosa ma poco ormai ne impone al pubblico che è già avvezzo a queste raccolte. Osservai che la parte italiana è molto visitata perché abbonda in oggetti di arte». Sin dall'edizione precedente di Parigi 1855, infatti, l'Esposizione Universale ospita apposite sezioni dedicate all'arte dei rispettivi Paesi partecipanti. Giuseppe Venanzio viene chiamato a far parte, come unico rappresentante dell'Italia che nel frattempo aveva raggiunto nel 1861 la sua unità politica, del “Comitato Reale” per l'industria laniera all'Esposizione Universale. Pubblica a proposito una breve relazione con il titolo Notizie sulla industria laniera dalla quale traspare la funzione di stimolo, aggiornamento e confronto esercitata dalle grandi esposizioni: «Il riferire intorno allo stato attuale della industria delle lane, appoggiandosi al risultato della Esposizione Universale di Londra del 1862, è cosa che agli Italiani fabbricanti di lanerie tornerà molto utile, quantunque sia per essi poco lusinghiera». 

Immagine stereoscopica dell’Esposizione Universale di Londra 1862. Si nota a destra il modellino del Duomo di Milano

È nuovamente la Francia, in un'alternanza e una competizione senza tregua con l'Inghilterra, che organizza l'Exposition universelle de Paris 1867, dedicata alla migliore conoscenza tra le nazioni. A rafforzare il concetto, l'esposizione fu organizzata con l'allestimento di padiglioni dedicati ciascuno a una nazione partecipante, modello poi ripreso e sviluppato nelle edizioni successive e ancora oggi applicato. Nell'estate di quell'anno Giuseppe Venanzio Sella visita l'esposizione e scrive alla moglie Clementina le proprie impressioni, in varie lettere, senza rinunciare a ricavarne qualche utile indicazione: «È più interessante e di maggior effetto delle altre esposizioni». «Non andando a Verviers mi fermerò un giorno di più qui per vedere bene l'esposizione che è veramente una meraviglia». «L'esposizione dei panni è migliore di quella del 1862 a Londra ed osservo che vi è una tendenza al ritorno della fabbricazione dei panni neri da ciò conchiudo che facciamo benissimo a tenere le due vie nella nostra fabbricazione». Anche Quintino Sella, ormai attivamente impegnato in politica e già Ministro delle Finanze del giovane Regno d'Italia, è colpito dalla grandeur dell'esposizione, e scrive al fratello Giuseppe Venanzio che è così vasta che per visitarla prevede gli occorreranno non meno di 8-10 giorni. In una lettera a Costantino Perazzi (ingegnere minerario e politico, già suo compagno di studi all'École des Mines di Parigi) Quintino la definisce «veramente magnifica», tranne che per la parte italiana che paragona ad un negozio di rigattiere e dove la scelta dei prodotti esposti è stata dettata dall'ignoranza e si trovano «cianfrusaglie assurde che fanno qui la figura di un vaccaro che entrasse in tenuta da stalla in un ballo elegante». La giovane nazione italiana, ancora alle prese con il processo di unificazione, avrà modo di rifarsi nelle successive edizioni dell'Esposizione Universale. 

Leggi qui la seconda parte

Dipinto di Charles Porion: I regnanti d’Europa a Parigi per l’apertura dell’Esposizione Universale del 1867. L’Italia è rappresentata da Umberto Duca d’Aosta, futuro re Umberto I (in seconda fila, quarto da destra)