Tracciare la rotta nell'incertezza strutturale, il rischio geopolitica deve determinare le strategie
Questa è la nuova puntata della rubrica mensile Insights - Il punto di Pierangelo Soldavini, un'analisi a firma del noto giornalista italiano esperto di economia e innovazione. Qui puoi leggere le precedenti puntate.
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Il mondo è “in bilico sull’orlo del precipizio” di fronte a un’incertezza politica ed economica che ha ormai “carattere strutturale”. In questo contesto la priorità diventa quella di “tracciare la rotta in acque turbolente". Non si tratta di titoli giornalistici mirati a sfruttare il sensazionalismo per catturare l’attenzione di lettori sempre più distratti. A fare leva sull’emergenza sono gli economisti del Fondo monetario internazionale e del World Economic Forum, ma anche gli analisti della Banca Centrale Europea.
Il fatto che a utilizzare immagini così drastiche siano istituzioni di solito abituate a parole più felpate e ragionamenti pacati dà l’idea della gravità di uno scenario globale che va complicandosi settimana dopo settimana, dando vita a un nuovo “disordine mondiale” tra guerre commerciali, conflitti armati, attacchi al multilateralismo e spallate al diritto internazionale. Complice in primo luogo una strategia americana che non fornisce molti punti di riferimento - tanto per usare un eufemismo -, i rischi derivanti dalla geopolitica sono in continua e convulsa evoluzione, privando il business di punti fermi da cui partire: di fronte alla previsione di “un mondo turbolento o tempestoso nei prossimi due anni”, come lo bolla il Global Risks Report 2026 del Wef, il confronto geo-economico balza in testa alla classifica dei rischi a breve termine. In altre parole, il rischio geopolitico non è più un fattore eccezionale, ma una variabile permanente con cui imprese e banche devono convivere.
La crisi delle catene di fornitura globali che ha gelato l’economia nel periodo pandemico non era che un semplice assaggio di quello che sarebbe successo dopo tra guerra in Ucraina, crisi in Medio Oriente, tensioni nel Pacifico, mire espansionistiche che arrivano nell’Artico e blitz nel cortile di casa delle superpotenze, quelle sopravvissute e quelle che puntano a risorgere dal vecchio mondo bipolare, ma anche di quelle che mirano a imporsi in uno scenario in cui le strategie politiche si intersecano con quelle economiche e in cui il predominio tecnologico si trasforma in un’arma strategica della geopolitica globale, con ricadute dirette sulle scelte di investimento, sulla gestione del rischio e sulla sicurezza delle infrastrutture finanziarie.
Si tratta di rischi che si propagano inevitabilmente anche al sistema finanziario, tanto che la Bce ne ha fatto un caso per stress test bancari specifici. Un colosso del risparmio del calibro di BlackRock indica come la competizione tecnologica tra le due sponde del Pacifico, in particolare nell’ambito dell’intelligenza artificiale, sia il pericolo principale per i mercati, tanto più se si aggiunge anche il tema delle mire di Pechino sull’altra Cina, quella di Taiwan. A questo aspetto si aggiunge anche la guerra che si combatte nel cyberspazio a suon di attacchi digitali ad ampio spettro che puntano sempre più allo spionaggio politico, al furto di segreti industriali e alle infrastrutture critiche.
L’aumento dell’incertezza geopolitica sotto il peso di “nuovo protezionismo, frammentazione geo-economica e intensificazione delle tensioni globali” ha indotto anche la Banca centrale europea ad alzare il livello di guardia per come possa contagiare l’economia reale e i mercati finanziari, a partire dai rischi di credito per arrivare a quelli legati alla liquidità di sistema e lla stabilità di mercato. Tanto da indurre la Bce a mettere il fattore geopolitico al centro delle priorità di vigilanza per il triennio 2026-2028, sotto il motto “Tracciare la rotta in acque turbolente”. Per questo Francoforte ha già avviato le procedure per uno stress test legato a questi rischi per le 110 banche sottoposte a vigilanza diretta, adottando peraltro un approccio “inverso”: non uno scenario standard calato dall’alto, ma una valutazione costruita a partire dalle specificità di ciascun modello di business. A ciascun istituto viene così chiesto di individuare i rischi di carattere geopolitico che possono mettere a repentaglio il proprio modello di business, sulla base delle proprie caratteristiche e dei clienti, sotto il profilo della solvibilità, ma anche della liquidità e delle condizioni di finanziamento.
Ma non sono solamente le potenziali ricadute in ambito finanziario a preoccupare, dal momento che ormai gli scenari e i rischi sono fortemente correlati, a partire proprio dalle minacce derivanti dalla cybersecurity. Per questo nel mirino di Francoforte finiscono anche “le strategie digitali delle banche, la governance e le pratiche di gestione dei rischi, comprese quelle legate all’intelligenza artificiale”. Ancor più del sistema industriale, i servizi finanziari sono per loro natura più esposti a questi rischi in maniera integrata, sotto il profilo macroeconomico e finanziario, così come dal punto di vista tecnologico. Nessuna funzione del sistema finanziario può ritenersi esclusa da queste tipologie di rischi e questo deve essere tenuto in considerazione ogni giorno, sulla base degli eventi e dell’esame dei potenziali impatti sull’operatività di una banca. In questo contesto, tutte le aziende – ancora di più quelle finanziarie – finiscono per affidarsi sempre meno a semplici previsioni e sempre più a processi decisionali basati su scenari. I tempi in cui il rischio geopolitico veniva considerato una semplice questione di fondo sono ormai alle spalle: in tutti i settori le aziende devono integrare l'analisi del rischio geopolitico direttamente nello sviluppo della strategia principale, soprattutto perché le economie sviluppate si trovano in misura crescente ad affrontare pressioni simili a quelle di mercati emergenti. Il sistema bancario finisce per fare sempre più da catalizzatore di tutti i rischi. Bisogna tenerne conto, ogni giorno, in tutti i processi!