Ma che sballo saperne di più! Quella generazione Z che spende del tempo per spendere meglio
«People are the economy». Ovvero le persone sono l’economia. È una frase che Kyla Scanlon ripete spesso nei suoi contenuti video e nelle interviste quando spiega perché ha deciso di trasformare TikTok, newsletter e podcast in strumenti di educazione economica. Non è uno slogan. È una dichiarazione metodologica. Perché questa trentenne classe 1997 nata a Louisville, poco meno di ottocentomila abitanti nel Kentucky, ha una storia incredibile. Laureata alla Western Kentucky University con una tripla specializzazione in finanza, economia e data analytics, rappresenta un nuovo modello di divulgazione economica: accessibile, narrativa, comprensibile per l’inafferrabile generazione Z. Oggi è considerata una delle commentatrici economiche più influenti per i giovani, proprio perché traduce temi complessi – inflazione, tassi, mercati – in contenuti brevi e visuali sui social. In un’intervista al Wall Street Journal Scanlon è chiarissima sulla sua missione. Una dichiarazione di intenti che conferma la passione che mette in ciò che fa. «Il mio obiettivo è l’educazione economica. I social media sono semplicemente il mezzo che utilizzo per farlo». Non influencer in senso tradizionale, ma educatrice economica. Non promozione finanziaria, ma alfabetizzazione. Prima di diventare una divulgatrice full time, lavorava nell’asset management e aveva osservato da vicino un problema sistemico: la scarsa comprensione dei concetti finanziari di base tra le persone comuni. Un’esperienza che l’ha spinta a dedicarsi all’educazione finanziaria dopo aver constatato quanto poco le persone capissero di finanza e budgeting. La crescita avviene con l’intuizione geniale nel tempo lento della pandemia. È in quel momento che ha costruito una community spiegando mercati e politiche economiche con skit, whiteboard e metafore, conquistando soprattutto gli zoomer. È lei ad aver coniato il termine “vibecession”, diventato virale nel dibattito economico internazionale per descrivere il divario tra dati macro-positivi e percezione diffusa di crisi. Perché l’economia è anche percezione. Bloomberg ha sottolineato come la divulgatrice abbia costruito un enorme seguito proprio spiegando Federal Reserve, inflazione e mercati con video brevi pensati per giovani utenti digitali. Secondo Scanlon disillusione economica e sfiducia nel futuro stanno influenzando comportamenti concreti come l’aumento del debito e la scarsa propensione al risparmio. Il suo approccio è radicale nella semplicità: rendere comprensibile l’economia per ridurre l’ansia economica. Kyla Scanlon è in buona compagnia: la nuova generazione di finfluencer educativi. Accanto a Scanlon emerge una nuova generazione di divulgatori finanziari che non vendono prodotti, ma competenze.
Denaro come emancipazione
Taylor Price, fondatrice di Fifecta e nota come PricelessTay, si è affermata come una delle voci educative più seguite dai giovanissimi sul tema del risparmio e dell’indipendenza economica. Il suo focus non è la speculazione, ma la quotidianità finanziaria: budget, obiettivi, consapevolezza. La sua narrazione – molto diffusa nei media digitali e nei circuiti educational fintech – insiste su un concetto chiave: i soldi come leva di libertà personale, non come fine consumistico. Un paradigma coerente con la letteratura accademica sulla financial capability, che definisce la competenza finanziaria come capacità concreta di prendere decisioni informate nella vita quotidiana. Ma la prima cosa che colpisce, guardando i contenuti di Taylor Price non sono i grafici. Non sono i numeri. È il tono. Calmo, diretto, quasi pedagogico. Video brevi, linguaggio semplice, esempi concreti: come risparmiare, come pianificare, perché il denaro non è solo consumo ma libertà personale. In un ecosistema dominato dall’iperstimolo e dalla gratificazione immediata, la sua community composta in larga parte da giovanissimi non cerca scorciatoie speculative. Cerca orientamento. Price è diventata una delle voci emergenti della financial literacy digitale proprio perché ha ribaltato la logica tradizionale dei contenuti finanziari: non più promesse di arricchimento rapido, ma educazione alla consapevolezza economica quotidiana. In più interviste ha sottolineato come la finanza personale sia “una forma di empowerment”, non una disciplina distante ma un’abilità di vita. Un approccio coerente con ciò che la letteratura accademica ribadisce da anni: l’alfabetizzazione finanziaria non è solo conoscenza tecnica, ma competenza civica e comportamentale. Ecco perché figure come PricelessTay non vendono prodotti finanziari: costruiscono capacità decisionale. Non alimentano l’impulso: rafforzano l’autonomia. Dall’America all’India, realtà dall’economia emergente e uno dei Paesi al mondo col tasso di digitalizzazione più marcato, anche tra i giovanissimi. Proprio qui Sakchi Jain, segnalata tra le giovani divulgatrici economiche emergenti, utilizza Instagram e YouTube per spiegare concetti come inflazione, risparmio e credito con un linguaggio visuale e inclusivo. Il suo lavoro intercetta una fascia di utenti che spesso non ha ricevuto educazione finanziaria formale, dimostrando come la financial literacy stia migrando dalle aule scolastiche ai feed social. La sua missione dichiarata è rendere la finanza accessibile e comprensibile per tutti, soprattutto per chi non ha avuto educazione economica formale. Non è un dettaglio marginale. È un segnale strutturale: la financial literacy oggi nasce anche fuori dalle istituzioni, nei luoghi digitali frequentati dai giovani. E qui emerge una tensione chiave del nostro tempo: da un lato i finfluencer educativi, dall’altro l’iperconsumo emotivo.
Il “bersaglio mobile”
Tre storie diverse, un unico filo rosso: semplificare la finanza per una generazione che vive dentro l’economia digitale senza necessariamente comprenderla. In una fase storica segnata da incertezza, ansia, paure ricorrenti individuali e collettive. D’altronde è il tempo del doom spending, ossia dello shopping compulsivo come forma di antistress. Quando il futuro fa paura – tra crisi climatiche, precarietà lavorativa e tensioni geopolitiche – il carrello digitale diventa rifugio psicologico. Non è solo consumo. È risposta emotiva all’incertezza sistemica. Secondo un’analisi OCSE e studi accademici sul comportamento finanziario, la mancanza di alfabetizzazione economica aumenta la vulnerabilità a decisioni impulsive e a una gestione inefficiente del denaro, con effetti di lungo periodo su benessere individuale e stabilità sociale. I dati sono chiarissimi: oltre due terzi degli studenti utilizzano già strumenti finanziari, ma solo l’11% raggiunge livelli avanzati di alfabetizzazione economica, mentre chi possiede competenze finanziarie solide è fino al 72% più propenso al risparmio e a scelte d’acquisto consapevoli. Il report sottolinea infatti che gli studenti con maggiori competenze finanziarie si comportano in modo più responsabile, sono più lungimiranti e più propensi al risparmio. Il punto cruciale è che la competenza finanziaria influenza direttamente i comportamenti economici. «L’alfabetizzazione finanziaria è una competenza essenziale per prendere decisioni finanziarie intelligenti, comprendere il mondo che ci circonda ed essere un buon cittadino.». Così afferma la studiosa Annamaria Lusardi, tra le massime esperte mondiali di financial literacy. Lo evidenzia anche la ricerca pubblicata sul Journal of Financial Literacy and Wellbeing. E il contesto digitale amplifica tutto. Pagamenti invisibili, abbonamenti automatici, microspese frammentate. Il risultato? Una finanza quotidiana spesso inconsapevole. La stampa internazionale lo conferma. Il Financial Times ha evidenziato che molti adolescenti, pur avendo conti bancari e accesso a strumenti digitali, faticano a comprendere concetti finanziari di base e a risolvere problemi economici complessi, segnalando un gap critico per l’indipendenza finanziaria futura. Sempre il Financial Times sottolinea che l’alfabetizzazione finanziaria sarà centrale per la prosperità futura, poiché le decisioni quotidiane – bollette, credito, risparmio, assicurazioni – richiedono competenze economiche diffuse e non specialistiche. E c’è un paradosso. La Generazione Z è la più connessa finanziariamente della storia, ma anche tra le più vulnerabili sul piano della literacy economica. Proprio Carmine Di Noia (OCSE) ha evidenziato che le competenze richieste per la financial literacy sono un bersaglio mobile, in continua evoluzione con l’innovazione finanziaria e digitale. Ma attenzione. La letteratura accademica converge su un punto: la financial literacy, ossia l’insieme delle competenze finanziarie, non è individuale, ma infrastruttura sociale. Uno studio scientifico evidenzia che la literacy finanziaria è un abilitatore comportamentale fondamentale per costruire resilienza economica nelle giovani generazioni.
Il progetto Fin 4 Teen
Dalla teoria all’azione, che diventa impegno costante. ecco il ruolo strategico delle organizzazioni d’eccellenza. Perché in questo scenario, le azioni delle aziende diventano decisive. Perché educare finanziariamente non significa promuovere prodotti ma costruire cittadini competenti. D’altronde sempre l’OCSE evidenzia che la scuola rappresenta il luogo privilegiato per introdurre l’educazione finanziaria, proprio perché consente di sviluppare conoscenze, motivazione e fiducia nelle decisioni economiche lungo tutto l’arco della vita. E i dati mostrano che l’esposizione precoce ai concetti finanziari a scuola migliora direttamente le performance di literacy economica degli studenti. Così la finanza può diventare a scuola un linguaggio di base. Ecco il senso di Fin 4 Teen, progetto del gruppo Sella e realizzato da Sellalab che porta l’educazione finanziaria direttamente nelle scuole, partendo dalla fascia 12-19 anni e che da poco ha presentato la sua nuova edizione. Un’età strategica, in cui si formano abitudini economiche, percezione del rischio e comportamenti di consumo. Il programma è concepito in linea con le linee guida dell’educazione civica. Obiettivo: sviluppare competenze economiche, digitali e imprenditoriali e contrastare la scarsa alfabetizzazione finanziaria tra i giovani. Dalla comprensione del denaro alla pianificazione del budget personale, dalla conoscenza del credito ai rischi dell’indebitamento, fino all’uso consapevole degli strumenti finanziari digitali, Fin 4 Teen costruisce un percorso che integra finanza, cittadinanza digitale e media literacy. Materiali interattivi, laboratori pratici, incontri con esperti di finanza e testimonianze dal mondo dell’impresa: un ecosistema educativo che mira a formare cittadini consapevoli e futuri imprenditori responsabili. L’educazione finanziaria sta diventando una priorità strategica per imprese, istituzioni e territori. Non più iniziativa accessoria ma investimento sociale. In un’epoca in cui la finanza è quotidiana – app, instant payment, micro-spese, fintech – alfabetizzare presto significa ridurre vulnerabilità, disuguaglianze e comportamenti impulsivi. Come sottolinea la ricerca accademica internazionale, l’aumento della complessità dei prodotti finanziari rende imprescindibile una maggiore alfabetizzazione per comprendere rischi, rendimenti e decisioni economiche informate. Dalla finanza come ansia alla finanza come competenza, potremmo dire. O ancora, dall’impulso alla consapevolezza. Insomma, la traiettoria è chiara: educare al denaro significa educare al futuro.