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Quando l'intermediazione finanziaria diventa invisibile, ma essenziale. Benvenuti nell'era dell'embedded finance

Quando l'intermediazione finanziaria diventa invisibile, ma essenziale. Benvenuti nell'era dell'embedded finance
Alberto Mussinatto

Ingegnere di formazione, con un master in Business Administration, Alberto Mussinatto entra nel Gruppo Sella nel 2018 nell'area di Strategy & Fintech Business Development di Fabrick. A pochi giorni dalla convention di Torino, che ha celebrato i primi cinque anni della società del nostro Gruppo pioniera dell'open banking in Italia, abbiamo parlato con Alberto proprio dell'evoluzione dei servizi finanziari e degli scenari resi possibili dall'embedded finance. Grazie alle innovazioni tecnologiche, alle riforme del contesto normativo e ai cambiamenti delle abitudini delle persone, l'intermediazione nell'ambito dei servizi finanziari plasma nuove esperienze d'uso e diventa sempre più leggera, fino a scomparire del tutto.

Ciao Alberto, quando abbiamo iniziato ad occuparci di open banking in Sella?
Il gruppo Sella era già al lavoro sull'open banking molto prima che questo concetto diventasse di dominio pubblico. Prima ancora dell'avvento della PSD2 infatti, lanciammo Platform.io, una piattaforma che aveva al centro un API gateway, cioè un luogo in cui i terzi potevano usufruire di servizi in background, facendo parlare le macchine fra di loro. Permetteva di esporre le funzionalità bancarie via API in modo che qualcun altro potesse creare nuove customer journey, nuove modalità per offrire i propri servizi. Erano i primi passi di un nuovo modo di intendere l'intermediazione finanziaria che stava nascendo.

Ma cosa intendiamo quando parliamo di open banking?
L'open banking ha due principali aspetti: informativo e dispositivo. Il primo riguarda l'aggregazione delle informazioni finanziarie da diversi conti di pagamento in un'unica interfaccia. Il secondo consente di effettuare transazioni direttamente attraverso l'interfaccia di terze parti. Ad esempio, quando si effettua un acquisto online e si utilizza un'interfaccia terza per inizializzare il pagamento dal proprio conto corrente direttamente sul sito del venditore, si sta sfruttando l'aspetto "dispositivo" dell'open banking. Operatori come Fabrick – le cosiddette terze parti che in Italia operano grazie a licenze specifiche- lavorano per sviluppare e fornire le infrastrutture tecnologiche necessarie per abilitare questo tipo di transazioni, incorporando così l'intermediazione bancaria direttamente nell'esperienza di acquisto.

Quali fattori hanno favorito lo sviluppo dell'open banking?
C'è stata una notevole spinta tecnologica negli anni 2010 che ha abituato le persone ad avere esperienze digitali molto fluide e quindi è nata la necessità di portare questo tipo di esperienze di alta qualità anche all'interno dell'industria finanziaria. Negli Stati Uniti, lo sviluppo dell'open banking è stato guidato principalmente dal mercato, mentre in Europa l'impulso principale è arrivato dalla normativa, in particolare dalla PSD2. Come spesso accade in questi casi, l'approccio è stato prudenziale: si è deciso di estendere la possibilità di aprire questo nuovo bacino di concorrenza ma solo a player che avessero una licenza specifica. In ogni casi, questo approccio ha favorito la convergenza delle regole e dei sistemi tra i paesi del perimetro SEPA e ha aperto la strada all'embedded finance.

Quindi a cosa ci riferiamo esattamente quando parliamo di embedded finance?
L'embedded finance è un concetto più ampio di Open Banking e si è sviluppato negli ultimi anni grazie a una combinazione di opportunità normative e tecnologiche. Fa riferimento all'inserimento di un prodotto finanziario all'interno di un'esperienza cliente o una piattaforma non finanziaria. Si esplicita solitamente attraverso lo sviluppo di micro servizi, quindi attraverso le famose API, che danno la possibilità ad aziende provenienti da ogni settore di integrare in modo più semplice e sicuro i servizi finanziari all'interno delle proprie soluzioni e dei propri prodotti. È grazie all'embedded finance che oggi è possibile offrire servizi finanziari che comportano trasferimenti di valore all'interno di piattaforme di terzi, come i pagamenti su Uber, la rateizzazione dell'acquisto di un'auto o un mutuo integrato nell'offerta di un'agenzia immobiliare.

Torniamo a Fabrick: ci racconti qualche caso di collaborazione interessante?
Fabrick si è ritagliata uno spazio nel mondo dell'open finance importante, in particolare fra le corporate per cui offre servizi customizzati in tutta la filiera dei pagamenti. Ad esempio, grazie alla nostra soluzione Fabrick Pass, abbiamo permesso a Q8 di migliorare l'esperienza d'acquisto dei propri clienti che oggi possono acquistare carburante anche attraverso l'addebito diretto su conto corrente.  Oppure Nestlé, con la quale abbiamo siglato una partnership e che grazie all'integrazione della nostra piattaforma di gestione di incassi e pagamenti e la sua messa a disposizione ad oltre 30 mila piccole imprese su tutto il territorio nazionale, ha digitalizzato e ottimizzato i processi di riscossione dei crediti dalle imprese clienti di piccole e medie dimensioni del retail. In questi e in altri casi, come Reale Mutua o BBVA, abilitiamo i nostri partner a rinnovare il modo in cui fanno il loro mestiere e a cogliere nuove occasioni di business.

Sembra un paradosso: più la soluzione è efficace e più è invisibile...
È proprio così. Quando disegniamo un prodotto, dobbiamo fare in modo che sia leggero, compliant con le normative e soprattutto che renda l'esperienza del cliente finale semplice, tanto semplice da essere invisibile. I nostri clienti, infatti, sono sia le aziende che implementeranno i nostri servizi e che quindi diventano veri e propri partner strategici per noi, sia i loro clienti finali a cui dobbiamo pensare quando progettiamo la nostra offerta. Un'offerta sempre in evoluzione, che cambia con la tecnologia disponibile, con le opportunità del mercato e con i processi d'innovazione delle aziende partner. Quindi, Fabrick supporta le aziende con cui viene in contatto, rinnovandosi costantemente, spinta dalla ricerca di soluzioni sempre nuove.

Che figure professionali convivono in Fabrick per rendere questi progetti realtà?
Nei nostri team ci sono professionisti che vengono dal mondo della finanza, esperti di prodotto ma anche di compliance, che capiscono le complessità di questo settore. E poi ci sono persone che vengono da altri settori, alcuni molto evoluti tecnologicamente e meno regolamentati, abituati a costruire nuove soluzioni di business, con un mindset molto aperto. Le nostre persone sono curiose per natura, sanno affrontare i rischi, sono a loro agio anche nell'incertezza. E soprattutto amano ingegnarsi per trovare soluzioni al di fuori delle strade già battute. Questa è la base del nostro orientamento all'innovazione e al cambiamento.

Qual è la giornata tipo di una persona che si occupa di embedded finance?
In realtà è molto difficile trovare una giornata tipo ma possiamo dire che ci occupiamo di tre grandi aspetti. Innanzitutto, i clienti, capire che cosa sta succedendo con i partner, e questa è una componente molto rilevante perché dalla loro soddisfazione deriva il nostro successo. Poi ci interessiamo anche ai nuovi partner: la nostra attività infatti richiede tanta preparazione, per comprendere le esigenze del cliente e disegnare il prodotto di conseguenza. Infine, dobbiamo interfacciarci con le funzioni di controllo, perché le nostre soluzioni sono sì innovative ma nel rispetto delle normative e senza esporre noi o i nostri partner a rischi particolari. Senza dimenticare che il nostro è e rimane un lavoro fatto da, con e per le persone: ci muoviamo in un campo interdisciplinare dove da soli si va poco lontano, ci vogliono competenze diverse ma con obiettivi comuni. Questo per noi è uno dei più importanti fattori di successo.

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