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Pagamenti digitali: l'Italia cresce a doppia cifra

Pagamenti digitali: l'Italia cresce a doppia cifra
Getty Images

Crescita record per i pagamenti digitali in Italia che a fine 2021 hanno toccato i 327 miliardi di euro, con un aumento del 22% rispetto al 2020. Un dato particolarmente significativo, considerato che nel secondo semestre dello scorso anno si è registrato lo stop al Cashback, iniziativa nata proprio per incentivare l'uso dei pagamenti elettronici. E' quanto emerge dall'Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano che sottolinea come a trainare gli ultimi dati siano state sicuramente due componenti principali.

I pagamenti tramite carte contactless, innanzitutto, che hanno raggiunto i 126,5 miliardi di euro, grazie anche ad una sempre maggior diffusione dei Pos abilitati e all'innalzamento del tetto per le transazioni senza Pin da 25 a 50 euro. L'altro fattore è rappresentato dai pagamenti in negozio effettuati tramite smartphone e altri oggetti indossabili, che si sono spinti oltre i 7 miliardi di euro raddoppiando il loro valore rispetto al 2020 (+106%).

Si tratta nel complesso di cifre importanti, soprattutto se si tiene conto del venir meno dell'iniziativa governativa del Cashback - adottata da quasi 9 milioni di italiani, circa il 18% della popolazione maggiorenne - uno dei principali driver della crescita rilevata nei primi sei mesi del 2021. La sua cancellazione non ha però inciso sui comportamenti degli italiani, che sembrano aver oramai portato avanti un cambio di passo definitivo nei confronti della digitalizzazione.
Questo cambiamento è evidenziato anche dal settimo rapporto della Community Cashless Society 2022 di The European House - Ambrosetti: l'anno passato, 7 italiani su 10 hanno indicato la volontà di utilizzare maggiormente strumenti di pagamento senza contante e il 57% ne ha effettivamente aumentato l'utilizzo. 

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Mobile e Wearable Payments
A spingere, quindi, la crescita del settore sono stati i pagamenti con carte contactless, strumento preferito dagli italiani per effettuare acquisti nei negozi fisici. Una tendenza resa possibile dall'espansione del numero di carte e dei terminali POS, dall'aumento del limite per i pagamenti senza PIN e dall'abitudine all'utilizzo del contactless sviluppata con la pandemia per i timori legati al possibile contagio. 

Semplicità e velocità di utilizzo hanno poi fatto decollare i Mobile e Wearable Payments, che hanno registrato la maggiore crescita nel comparto, superando infatti i 7 miliardi di euro e raddoppiando il loro valore rispetto al 2020 (+106%). 

Ai Mobile Wallet, ovvero lo smartphone utilizzato come portafoglio digitale, si stanno affiancando i wearable, come ad esempio gli smartwatch, utilizzati in maniera più specifica per il pagamento contactless, ma capaci di rendere l'esperienza di pagamento in alcune situazioni ancora più veloce e semplice per il consumatore.

Il fenomeno "Buy Now, Pay Later"
L'Osservatorio del Politecnico rileva, poi, anche la crescita - ad un ritmo senza precedenti - del fenomeno "Buy Now, Pay Later", spinto anche in questo caso dall'emergenza sanitaria da Covid-19 che, favorendo gli acquisti online, ha indotto anche alla ricerca di soluzioni di pagamento più flessibili.

Le Pmi
Il medesimo rapporto presenta anche i dati relativi a 400 aziende italiane, da cui emerge che l'utilizzo dell'e-commerce rimane limitato. Solo il 56,3% (poco più di 1 azienda su 2) ha attivato canali digitali per gestire ordini e transazioni con altre aziende e il 24,9% (1 su 4) non ha attivato alcun canale o non sta, ad oggi, valutando questa opzione. Il restante 18,8%, invece, pur non avendo un canale di e-commerce B2B, sta pensando di attivarlo.

Il confronto con l'Europa
I dati sui pagamenti digitali relativi al 2021 sono sicuramente incoraggianti, ma se guardiamo al resto d'Europa la posizione dell'Italia in quanto a transazioni pro-capite è peggiorata, nota tanto l'Osservatorio del Politecnico quanto il Rapporto Cashless 2022 di Ambrosetti. Nel 2020, infatti, il nostro Paese è sceso al 25° posto (su 27) nella classifica continentale e precede solamente la Romania e la Bulgaria, che hanno però crescite nell'anno superiori a quella italiana.