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Open Innovation

Non basta essere primi, per guidare l’innovazione servono continuità e visione

Oggi contano tempi, regole, modello di distribuzione e adozione reale. Bisogna reggere la pressione di un’evoluzione continua. Occorrono velocità di esecuzione e solidità di governance. La lezione che arriva da Banca Sella nell’analisi di Pierangelo Soldavini
Non basta essere primi, per guidare l’innovazione servono continuità e visione
L’insegna posizionata all’interno della sede di Banca Sella a Biella a cavallo tra gli anni ’40 e ‘50 che indica l'autorizzazione della banca per le operazioni in cambi e divise
10 Jun 26
#innovazione
Pierangelo Soldavini
Pierangelo Soldavini

Questa è la nuova puntata della rubrica mensile Insights - Il punto di Pierangelo Soldavini, un'analisi a firma del noto giornalista italiano esperto di economia e innovazione. Qui puoi leggere le precedenti puntate.

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Il denaro cambia forma di continuo. Per anni la distinzione sembrava semplice: contanti e pagamenti digitali. Oggi il quadro è più complesso: strumenti diversi convivono e competono, e la moneta diventa sempre più istantanea, programmabile, sempre disponibile. Che siano pubbliche o private, retail o all’ingrosso, le varie forme che assume il denaro si trasformano in opportunità a disposizione di cittadini e imprese, in grado di soddisfare ogni tipo di esigenza, sempre più all’insegna della velocità, della semplicità e dell’assenza di frizioni. Ma c’è anche un rovescio della medaglia: quando l’esperienza non è fluida o manca il metodo preferito, l’abbandono è immediato, e spesso definitivo. Una banca che sa guardare al futuro con una visione improntata all’innovazione deve arrivare a presidiare tutte quelle sfaccettature.

In questo contesto l’annuncio di Banca Sella di aver completato – primo istituto in Italia – il percorso previsto dal regolamento europeo Mica per offrire servizi legati alle criptoattività è un segnale da leggere con attenzione. Non tanto per il “primato”, quanto perché indica una scelta di posizionamento: presidiare un’area che resta ad alta incertezza, ma che sta entrando progressivamente nel perimetro regolato. Il punto non è aggiungere un prodotto, ma capire se e come gli asset digitali possano diventare un tassello stabile dell’offerta, soprattutto per esigenze di custodia, trasferimento e servizi alle imprese. Detto questo, l’innovazione sugli asset digitali porta con sé rischi specifici: volatilità, frodi, vulnerabilità operative, responsabilità sulla custodia, gestione delle segnalazioni e delle contestazioni, qualità delle informazioni al cliente. E proprio perché la tecnologia è nuova, l’equilibrio tra opportunità e tutela diventa decisivo: non basta rendere disponibile un servizio, bisogna renderlo comprensibile e governabile. D’altra parte, è quello che richiede sempre l’innovazione, in particolare in un comparto sensibile come i servizi finanziari. E Banca Sella è abituata a muoversi per prima. Lo aveva fatto agli albori di Internet con i pagamenti per gli acquisti via internet, con i conti e gli acquisti di azioni sempre online, ancora prima del cambio di secolo; lo è stata poi all’introduzione della Psd2 con il presidio nell’open banking che vedeva la luce; lo è oggi con una presenza sulla frontiera della trasformazione del denaro. L’offerta di servizi legati agli asset digitali si integra con altre attività su questa frontiera dell’innovazione. Sempre Banca Sella ha partecipato alle sperimentazioni legate alla tecnologia a registri distribuiti sotto l’ombrello del Fintech Milano Hub di Banca d’Italia. Più recentemente è stata una delle banche fondatrici di Qivalis, il consorzio di istituti europei che ha lanciato la sfida di una stablecoin in euro, una criptovaluta che possa fare concorrenza ai colossi del settore, legati al dollaro, Tether e Circle, in nome di un recupero di sovranità continentale. Allo stesso tempo ha aderito al progetto Eur.Bank di Bancomat finalizzato a una stablecoin apparentemente concorrente di Qivalis, ma in realtà con un valore strategico puntato a fornire la chiave di accesso a un’infrastruttura pronta alle varie funzionalità legate ad asset digitali e tokenizzazione.

Parallelamente la stessa Banca Sella, tramite la sua consociata attiva nell’open finance Fabrick, è parte del progetto di euro digitale, essendo stata incaricata dello sviluppo dell’app per la futura forma digitale del contante europeo. Lungi dall’essere una criptovaluta, almeno nella modalità retail, lo strumento cui sta lavorando la Banca centrale europea si presenta come una versione digitale del contante, con la stessa funzionalità e stessa disponibilità. Il suo senso industriale è offrire un’infrastruttura europea più autonoma e resiliente, riducendo dipendenze esterne. Anche in questo caso, però, la promessa non basta: contano tempi, regole, modello di distribuzione e adozione reale.

Ecco perché il tema non è essere i primi su un singolo fronte. È reggere la pressione di un’evoluzione continua, senza inseguire ogni novità e senza restare fermi. I mercati digitali cambiano in fretta e la concorrenza può spostare gli equilibri in pochi trimestri. L’esperienza degli asset digitali lo dimostra: vantaggi e reputazione si costruiscono lentamente, ma possono essere erosi rapidamente da incidenti, scelte sbagliate o crisi di fiducia. Ecco perché il primato comporta responsabilità e rischi: c’è sempre il gregario che rimane nascosto fino all’ultimo nel gruppo e poi all’ultimo emerge per soffiare un primato che sembrava irraggiungibile. Tanto più oggi quando, più che muoversi per primi, conta la strategia sempre impregnata di cultura dell’innovazione, con una tensione che non può venire meno in nessun momento. A fare la differenza è una visione di innovazione aperta e condivisa, che non tralasci nessun fronte, aperta alla collaborazione con tutti gli attori che hanno visioni strategiche. Che faccia la differenza su due condizioni: velocità di esecuzione e solidità di governance. La prima serve per non restare indietro, la seconda per non trasformare l’innovazione in rischio non controllato. È su questo equilibrio, più che sulla retorica del primato, che si misura la credibilità di una banca nel nuovo ciclo dei pagamenti.

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