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Mettersi in gioco e scegliere con responsabilità, sul lavoro come in campo. Storia di Andrei, programmatore e arbitro.

Mettersi in gioco e scegliere con responsabilità, sul lavoro come in campo. Storia di Andrei, programmatore e arbitro
Andrei-Leonard Dobrotă

Che cosa hanno in comune una riga di codice e una partita di pallamano? Più di quanto sembri. Ce lo racconta Andrei-Leonard Dobrotă che vive a Galați, in Romania, e da quattro anni lavora come programmatore in Centrico Selir, la società del gruppo Sella specializzata in servizi informatici e Business Process Outsourcing (BPO).

Alla tecnologia, Andrei associa la sua passione per la pallamano, che lo accompagna fin da bambino e che, da circa tre anni, vive da arbitro a livello nazionale. Dietro ogni suo fischio ci sono allenamento, studio e capacità decisionale. Per Andrei, arbitrare non è soltanto far rispettare le regole: è un modo per mettersi alla prova e crescere, ogni volta che entra in campo.

Ci siamo fatti raccontare la sua storia.

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Andrei, come mai hai deciso di diventare un arbitro professionista di pallamano?
Ho scoperto la pallamano a 10 anni, grazie a mio padre, che purtroppo oggi non è più tra noi: una passione che è diventata una parte fondamentale della mia vita.

A 13 anni ho conquistato la mia prima medaglia a livello nazionale e nella mia carriera da giocatore sono stato prima campione nazionale e poi, a livello senior, ho conquistato la medaglia d'argento nella Coppa di Romania insieme ai miei compagni del CSA Steaua Bucarest.

Dopo gli anni trascorsi come giocatore, ho deciso di continuare a far parte del mondo della pallamano, ma da una prospettiva diversa: quella dell'arbitro.

Quali sono le maggiori difficoltà per un arbitro?
Credo che una delle sfide più grandi dell'arbitraggio sia la pressione di dover prendere decisioni corrette in pochissimo tempo. Allo stesso tempo, ci vuole un’ottima preparazione fisica e bisogna saper gestire le emozioni dei giocatori, degli allenatori e del pubblico, senza perdere la calma e l'imparzialità.

Come si fa a prendere delle decisioni giuste in tempi molto brevi?
Credo che il segreto sia la preparazione, l'esperienza e la concentrazione: più conosci il regolamento e più partite arbitri, più diventi capace di riconoscere e anticipare rapidamente determinate situazioni. Nella pallamano, molte decisioni devono essere prese quasi istantaneamente: per questo motivo, il posizionamento in campo, l'attenzione costante e la capacità di anticipare il gioco sono estremamente importanti.

Un altro aspetto fondamentale è la fiducia nelle proprie decisioni. Se esiti troppo o trasmetti insicurezza, rischi di perdere il controllo della situazione. Allo stesso tempo, bisogna riuscire a rimanere obiettivi, indipendentemente dalla pressione esercitata dalle persone intorno a noi.

Ti è mai capitato di dover affrontare una situazione molto difficile? 
Sì, certo. L'arbitraggio comporta inevitabilmente anche momenti di grande tensione, soprattutto nelle partite in cui c'è molto in palio. Ricordo il mio debutto come arbitro nella Coppa di Romania: si affrontavano due squadre che volevano assolutamente vincere. Il finale è stato estremamente teso e ogni decisione poteva incidere enormemente sul risultato. In situazioni del genere, la pressione è molto alta ma, nonostante questo, ho cercato di rimanere concentrato, mantenere la calma e non lasciarmi influenzare dalle emozioni delle persone intorno a me.

Un arbitro può sbagliare? 
Certamente, indipendentemente da quanto si è preparati, gli errori possono capitare. Credo però che la vera differenza stia nel modo in cui affrontiamo queste situazioni.

Durante una partita, la cosa più importante è non permettere a una decisione sbagliata di influenzare la concentrazione e le decisioni successive. Bisogna mantenere la calma, avere fiducia nella propria preparazione e continuare ad arbitrare nel modo più corretto possibile.

Personalmente considero gli errori un'opportunità per imparare, non un motivo per scoraggiarsi. Per questo, dopo ogni partita, analizzo le situazioni difficili e cerco di capire cosa avrei potuto fare meglio. 

Credo che non sia l'errore in sé a definirci, ma il modo in cui reagiamo e ciò che impariamo da esso.

Qual è il segreto per arbitrare “bene” una partita?
Un bravo arbitro non è quello che attira l'attenzione su di sé, ma quello che permette al gioco e ai giocatori di essere i veri protagonisti.

Bisogna essere preparati, coerenti nelle decisioni e imparziali: credo che il miglior complimento per un arbitro sia quando le persone si ricordano di una bella partita e non delle decisioni arbitrali.

Cosa ti ha dato la pallamano al di fuori del campo di gioco?
Questa mia passione avuto un ruolo molto importante nella mia crescita. Lo sport mi ha insegnato il significato della disciplina, della responsabilità, del rispetto, del lavoro di squadra e della perseveranza.

L'arbitraggio, in particolare, mi ha insegnato a mantenere la calma nelle situazioni difficili, a prendere decisioni sotto pressione e ad assumermi la responsabilità delle mie scelte. Qualità molto importanti anche nella mia attività di programmatore. 

Qual è il tuo desiderio più grande?
Il mio obiettivo a breve termine è arbitrare nella massima serie del campionato romeno di pallamano. A lungo termine, il mio sogno è arrivare a livello europeo e internazionale.

Sono consapevole che la strada è lunga e richiede tantissimo impegno, ma credo che ogni grande obiettivo inizi con un sogno e con la volontà di fare di tutto per realizzarlo.

Non posso sapere con certezza dove mi porterà questa passione, ma una cosa è sicura: continuerò a lavorare e a dare il massimo per arrivare il più lontano possibile.

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