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Lira, quella moneta che ha fatto la storia definita anche “il monumento più popolare”

Nel 2026 l'euro compirà 25 anni, ma dietro questo anniversario se ne cela un altro che qui ricordiamo: l’addio alla lira. Una moneta che ha accompagnato la nostra storia per oltre un secolo, dalle origini negli Stati preunitari fino alla Repubblica. In un’epoca senza denaro elettronico, la lira era ovunque, nelle mani di tutti, al centro di ogni scambio. Non solo strumento di pagamento, ma anche fondamentale veicolo di comunicazione simbolica
Lira, quella moneta che ha fatto la storia definita anche “il monumento più popolare”
Alcune storiche banconote da 1000 lire (Getty Images)
28 Jan 26
#pagamenti #heritage
Archivio Storico gruppo Sella

Quest’anno si celebrerano i 25 anni di vita dell’Euro, una moneta che ha cambiato il volto dell’Europa. Oggi presente in 20 paesi e nelle tasche di oltre 350 milioni di persone, per molti cittadini europei è l’unica moneta mai conosciuta.

Ma non è dell’Euro che vogliamo parlare, bensì della moneta che l’ha preceduto: la Lira.  Una moneta ricca di storia - avrebbe compiuto 140 anni proprio il prossimo anno – che ci ha accompagnati attraverso i momenti cruciali del nostro paese. Dall’Italia dei tanti stati sovrani al Regno unitario, attraverso due guerre mondiali fino alla Repubblica per condurci infine nell’Unione Europea.     

L’unificazione monetaria col Regno d’Italia  (1862)
Alla nascita del Regno d'Italia, venne subito emanato un decreto da Vittorio Emanuele II con il quale si abolivano tutte le preesistenti valute presenti sul territorio italiano e la Lira divenne l’unica valuta nazionale. L'Italia pre-unitaria era da sempre  una "babele" monetaria con molte valute locali, residui d’uso di monete romane e bizantine, monete come denari o soldi o come la lira carolingia introdotta da Carlo Magno, nel Medioevo si usava il Grosso veneziano e nell’età delle Signorie Fiorini e Ducati d'oro primeggiavano, in più gli stati emettevano proprie Lire (Sardegna, Genova, Milano …), anche Napoleone “diede un contributo” con la Lira Napoleonica che comunque conviveva con lo Scudo Pontificio o il Leopoldone in toscana.  Insomma, in tutt’Italia fino all’unificazione vigeva un vero caos. 


L’adozione di un’unica valuta fu il mezzo per avviare l’integrazione economica della penisola, aprire la strada alla partecipazione dell’Italia alle grandi trasformazioni europee, porre le basi per il suo sviluppo futuro; in fondo gli stessi obiettivi che hanno ispirato il processo di unificazione europea con la nascita dell’euro.

Nei territori che nel 1861 andarono a formare il Regno d’Italia esistevano sei diversi sistemi monetari e come detto circolavano centinaia di monete metalliche differenti. Semplificare gli scambi commerciali, far funzionare uno Stato unitario, queste erano le motivazioni pratiche per l’unificazione monetaria alle quali vennero anche abbinate solidissime ragioni simboliche. “La moneta, mentre corre nelle mani di tutti come segno ed equivalente di ogni valore è pure il monumento più popolare, più costante e più universale che rappresenti l’unità della nazione”. Così era scritto nella relazione che accompagnava la legge.

Come ogni valuta moderna anche la Lira si è materializzata in monete e banconote,  e proprio su queste ultime concentriamo l’attenzione perché – almeno in Italia -  fu con la Lira che si diffuse l’uso della carta moneta divenendo in breve tempo la forma di valuta più comune.  Poi, non fosse che per praticità, le banconote avevano un minor costo di produzione, non presentavano – al contrario delle monete in oro o argento – un valore economico “in se” creando problemi al cambio, infine avevano una maggior superficie che, nei fatti, diventava “vetrina” di comunicazione.

Regno d'Italia (1861-1946)
Un cammino non facile quello delle banconote. Già prima dell'unificazione ne erano state emesse alcune in Italia, in forma di carta moneta convertibile in metallo prezioso, ma questo strumento non prese piede presentando problemi per il cambio.    Il vero “lancio” arriva nel 1895, quando il governo affidò la stampa delle banconote alla Banca d’Italia che emise un regolamento per i biglietti di banca, introdusse l’utilizzo di carta bianca filigranata, emettendole in numerosi tagli: 25, 50, 100, 500 e 1.000 lire stampate dall'Officina carte valori di Torino.
Ne venne criticata l’eccessiva semplicità grafica, che ne invogliava la falsificazione, ma  nonostante ciò le banconote resistettero come strumento e si continuò a stamparle continuando a studiarne migliorie anche in termini di sicurezza, affidandone la stampa all'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato istituito nel 1928.  

Ciò nonostante una certa confusione perdurò fino a tempi più recenti. Durante la seconda guerra mondiale a Roma erano ancora in uso le banconote del 1862, nel nord Italia la Repubblica Sociale Italiana produsse banconote personalizzate e nel sud Italia, a seguito dello sbarco degli alleati, si diffuse una nuova moneta, la Am-Lira, rimasta in commercio fino al 1950.

Dall’Unità al Ventennio fascista (1861-1922)
Numerosi i tagli stampati in quel periodo. L’esigenza si è detto era ridurre la circolazione di monete e rispondere alle esigenze della popolazione. 
Tuttavia le abitudini non si cambiano facilmente, soprattutto in una popolazione in larga misura analfabeta che faticava con denaro all’inizio solo con caratteri scritti. Questi problemi, ed altri, fecero quindi procedere la conversione a velocità diverse nelle varie regioni del Regno.  Senza trascurare le differenze sociali, abissali nell’Italia del XIX secolo.  Ricchi e poveri vivevano in mondi lontanissimi tra loro. Gli uni  maneggiava denaro di gran valore gli altri pochi spiccioli in metallo vile.  Se ancora ad inizio Seicento gli Stati italiani erano tra i più ricchi del mondo, un secolo più tardi l’Italia aveva un’economia sottosviluppata prevalentemente agricola, nel 1872 la speranza di vita era di soli 30 anni. Era quindi un quadro molto complesso quello in cui si “lanciò” sul mercato questo nuovo prodotto.  Alla  vigilia dell’Unità, esistevano nove banche di emissione, ridotte a sei nel 1870, preferendo mantenere il pluralismo, anche per evitare contrasti politici regionali.  Una scelta che si rivelò fallimentare e fu tra le cause dei dissesti bancari che portarono alla riforma del 1893-94, da cui nacque la Banca d’Italia.  Solo dal 1866 le cose cambiarono vistosamente, quando si stabilì che i biglietti della Banca Nazionale del Regno circolassero "a corso forzoso", cioè senza possibilità di convertirli in moneta metallica e con l’obbligo per tutti di accettarli in pagamento.  Le monete rapidamente sparirono dalla circolazione e al loro posto si iniziarono a utilizzare le banconote, emesse anche in piccoli tagli proprio per andare incontro alle differenti esigenze sociali. 

Nacquero così banconote da 50 centesimi e 1, 2, 5 e 10 Lire, ma non mancarono i tagli superiori da 250, 500 e 1.000 Lire.  Quest’ultima un piccolo capitale per i tempi … entrato nell’immaginario collettivo “Se potessi avere 1.000 Lire al mese...

Il Ventennio fascista 
In questo periodo si usarono poco le banconote (solo 3 nuove versioni), principalmente come strumento di propaganda affiancando ove possibile, allo stemma sabaudo o all’immagine del re, il fascio littorio e l'anno dell'era fascista.

Grande l’uso di immagini e simbologie evocative: da Giulio Cesare alla Lupa capitolina, dallo scudo con la scritta SPQR, fino all'ultima lira del regno, denominata “italianamente” Impero.

Banconote strumenti di propaganda quindi? scelte estetiche? Certo che no. La banconota veicola sempre anche un profondo significato culturale e simbolico. Si pensi agli Euro.  Ricordate “a freddo” le immagini sui vari tagli? Elementi architettonici. Per celebrare l'apertura europea, la cooperazione e la storia, anche architettonica, del continente usando immagini di archi porte, finestre e ponti, rafforzando un’identità comune.   E chi ricorda le Lire? Artisti, scienziati, esploratori, espressione di genio ed intraprendenza nazionale, la fierezza di un paese. 

Il debutto della Lira della Repubblica italiana (1946-2002)
La prima lira della repubblica fu la lira Arancia (da 1.000 lire), emessa nel 1946, a seguire gli altri tagli, in tutto 19.  Nell’Italia post bellica schiacciata dall’inflazione, vennero emesse banconote anche da 5.000 e 10.000 lire, e si tolsero i centesimi.  Negli anni '60, la Banca d’Italia decise di ristampare nuove banconote, inserendo i ritratti di Verdi, Raffaello e Michelangelo e per il taglio superiore Leonardo. L’unità nazionale nei suoi personaggi simbolici, un'innovazione culturale, abbinata ad un’idea pratica: ridimensionare i biglietti, così da poterli mettere nel portafoglio senza piegarli.  A fine anni '60 si iniziò a concentrarsi sulla sicurezza, il filo metallico visibile in controluce, negli anni '70 si introdussero macchinari per il riconoscimento dei falsi, un gran fermento tecnologico.  

Negli anni '80 venne stampata l’ultima serie di banconote, con le effigi di grandi artisti, scienziati ed esploratori italiani e infine gli anni ’90, l’ultimo decennio della Lira … piccole migliorie, ma il suo destino era compiuto e tutti – banche per prime - si prepararono ad accogliere il nuovo “enfant prodige”, l’Euro. 

Si dice che per chiunque possa nascere verso “cose” un legame affettivo connesso al periodo in cui nei hai colto il senso.  Allora guardando le vecchie lire per i “meno giovani” può scattare il ricordo del ghiacciolo a 30 lire, le figurine a 25 e con 1.000 lire di miscela giravi in vespa una settimana.  E parte un po' di nostalgia … ma forse non è la Lira è solo questione di “anagrafe”, e questa è tutta un’altra storia.    

  

Banconote in Lire emesse dalla Repubblica Italiana (1946-2002)
50 e 100 Lire: prodotte nel 1951 e mai più ristampate.  
500 lire: in 3 versioni:
1.000, 2.000, 5.000 e 10.000 Lire: in 4 o 5 versioni
20.000 lire: una sola versione 
50.000 e 100.000 lire: in 4 versioni. 
500.000 lire: una sola versione. E’ l'ultimo taglio emesso nella storia della Lira.
 

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