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Appunti d'Archivio | Le storie che abitano Villa Rosazza. Sulle tracce di Amedeo Avogadro, il conte che vedeva l’invisibile

Con "Le storie che abitano Villa Rosazza" inauguriamo una serie di articoli dedicati alla dimora storica di Cerreto Castello, oggi appartenente al gruppo Sella, e ai personaggi e alle vicende che ne hanno incrociato la storia nei secoli. Il primo racconto è dedicato ad Amedeo Avogadro: nel 250° anniversario della nascita del grande scienziato, ripercorriamo un legame poco noto che dal paesaggio di Cerreto conduce alle leggi invisibili dell'universo molecolare
Appunti d'Archivio | Le storie che abitano Villa Rosazza. Sulle tracce di Amedeo Avogadro, il conte che vedeva l’invisibile
Villa Rosazza a Cerreto Castello, in provincia di Biella
29 Oct 26
#heritage

Villa Rosazza: una dimora ricca di storie
Fra gli edifici storici legati al gruppo Sella, pochi custodiscono tante storie quanto Villa Rosazza, la grande dimora settecentesca che domina ancora oggi la collina di Cerreto Castello, nel cuore del Biellese. Nata nel XVIII secolo come "vigna collinare", secondo un modello allora diffuso nell'area piemontese che univa attività agricola, produzione vinicola e residenza di campagna, la villa è stata per oltre due secoli e mezzo teatro di vicende umane, familiari e imprenditoriali.

La sua costruzione fu avviata nel 1763 da Pietro Giacomo Gromo, industriale e futuro sindaco di Biella, che acquistò a Cerreto diversi terreni appartenenti alla famiglia Avogadro con l'intenzione di realizzarvi una proprietà agricola destinata alla coltivazione della vite e alla produzione del vino. Attorno a quella vocazione originaria nacque il "Palazzo" (futura Villa Rosazza), affacciato sulle colline coltivate e sulle vigne che per generazioni avrebbero modellato il paesaggio circostante.

Nel 1808 la proprietà passò a Giovanni Battista Vitale Rosazza Pistolet, imprenditore e costruttore attivo in numerosi cantieri italiani ed europei, che trasformò progressivamente l'antica tenuta agricola in una raffinata villa di villeggiatura, arricchendola di giardini, terrazze e interventi architettonici che ancora oggi ne caratterizzano l'aspetto. 

Nel 1945, attraverso vicende ereditarie, passò ad Alessandro de Lachenal, aviatore ed eroe di guerra durante la Prima Guerra Mondiale, decorato con medaglia di bronzo al valor militare e con croce di guerra. Nei decenni successivi gli eredi avrebbero scritto nuove pagine di storia della villa, fino all'acquisizione da parte del Gruppo Sella nel 2012. Grazie agli interventi di recupero promossi dal Gruppo in questi anni, la villa è tornata a dialogare con il paesaggio che la circonda, vedendo rinascere i vigneti che ne avevano accompagnato le origini.

Ma Villa Rosazza non racconta soltanto la storia di una dimora e dei suoi proprietari. Custodisce anche una trama più sottile, fatta di legami, incontri e connessioni che conducono a personaggi spesso lontani nel tempo e nei destini, ma accomunati dall'aver incrociato, in modi diversi, questa collina biellese.

Sulle tracce di Amedeo Avogadro
Il personaggio del quale ci occupiamo in questo articolo non è un uomo politico, né un imprenditore o un militare. È uno scienziato, del quale nel 2026 ricorrono i 250 anni dalla nascita: si tratta di Amedeo Avogadro, uno dei maggiori protagonisti nella storia del moderno pensiero scientifico.
Il suo legame con Cerreto Castello affonda le radici in un passato molto più antico della villa stessa. Gli Avogadro erano infatti una delle più importanti casate nobiliari del Piemonte medievale, che godevano del privilegio ereditario di essere advocati dei potenti vescovi di Vercelli. Conti di Quaregna e Cerreto, possedevano questi territori da secoli e avevano edificato il castello che ancora oggi domina dall'alto la collina sulla quale sorgono i vigneti e la villa. Fu proprio da membri della famiglia Avogadro che Pietro Giacomo Gromo acquistò nel Settecento i terreni destinati alla costruzione del "Palazzo", l'attuale Villa Rosazza.

Nato a Torino il 9 agosto 1776, Amedeo Avogadro seguì inizialmente la tradizione familiare. Si laureò in giurisprudenza e praticò per un breve periodo l’avvocatura. Eppure, dietro il giovane aristocratico destinato alla carriera legale, si stava già manifestando un'altra vocazione. La matematica e la fisica esercitavano su di lui un richiamo irresistibile. Abbandonò così gli studi giuridici per dedicarsi alla ricerca scientifica. Dal 1809 insegnò per un decennio al Reale Collegio di Vercelli e fu proprio durante quegli anni che maturò l'intuizione destinata a renderlo celebre.

Erano anni particolari. Il Piemonte viveva le profonde trasformazioni dell'età napoleonica e la scienza europea stava cercando nuovi strumenti per comprendere la struttura della materia. Nel 1808 il chimico inglese John Dalton aveva pubblicato la sua teoria atomica moderna; appena un anno dopo, nel 1809, il francese Joseph Louis Gay-Lussac aveva mostrato che i gas si combinano secondo rapporti volumetrici semplici. Fu cercando di interpretare questi risultati che Avogadro maturò la propria intuizione.

Un’intuizione in anticipo sui tempi
Nel 1811 pubblicò in Francia sul Journal de Physique il celebre saggio nel quale enuncia quella che oggi chiamiamo "Legge di Avogadro":


volumi uguali di gas diversi, nelle stesse condizioni di temperatura e pressione, contengono lo stesso numero di molecole.

Oggi questa affermazione compare nei manuali scolastici di tutto il mondo. Ma agli inizi dell'Ottocento costituiva un autentico salto concettuale. All’epoca vi era infatti una notevole incertezza teorica nel distinguere atomi e molecole e nel comprendere come gli elementi si combinassero fra loro. Eppure, Avogadro comprese che dietro il comportamento dei gas esisteva una regolarità profonda, una struttura nascosta capace di collegare fenomeni apparentemente scollegati. Per spiegare le leggi di combinazione dei gas formulate pochi anni prima da Gay-Lussac, avanzò un'ipotesi allora rivoluzionaria: alcuni elementi allo stato gassoso, come idrogeno e ossigeno, non erano costituiti da atomi isolati, ma da molecole composte da più atomi dello stesso elemento. Era una distinzione concettuale nuova, destinata a chiarire uno dei nodi più controversi della chimica del tempo e a gettare le basi della moderna teoria molecolare.
Forse l'aspetto più affascinante della sua vicenda intellettuale fu proprio la capacità di riconoscere un ordine là dove gli altri vedevano ancora confusione. La grande innovazione scientifica, infatti, nasce spesso da una capacità rara: scorgere una trama invisibile che organizza la realtà prima che essa diventi evidente agli occhi di tutti.

Tuttavia, la legge che oggi porta il suo nome non venne accolta immediatamente. Per molti decenni rimase ai margini del dibattito scientifico, venendo talvolta falsamente attribuita al fisico francese Ampère. Anche il carattere di Amedeo Avogadro contribuì probabilmente a questo lungo silenzio. Le testimonianze dell'epoca lo descrivono come uno studioso riservato, alieno dalle polemiche e poco incline a promuovere se stesso. Pubblicò le proprie idee e proseguì il suo lavoro con rigore e discrezione, senza cercare la notorietà che spesso accompagna le grandi scoperte.

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Legge di Avogadro. Libera interpretazione grafica a scopo divulgativo, realizzata con Microsoft 365 Copilot

La svolta arrivò soltanto dopo quasi mezzo secolo dalla pubblicazione del saggio del 1811, quando il chimico italiano Stanislao Cannizzaro riprese e sviluppò le idee di Avogadro. Al congresso internazionale di Karlsruhe del 1860, considerato il primo grande congresso mondiale della chimica, le concezioni derivate dai lavori di Avogadro contribuirono in modo decisivo a fare chiarezza sulla struttura della materia e sui pesi atomici. Da quel momento il suo nome iniziò finalmente a occupare il posto che meritava nella storia della scienza.

Il ritorno alle sue terre
Quando Avogadro morì a Torino il 9 luglio 1856, non poteva sapere che pochi decenni più tardi il suo nome sarebbe diventato universale. Oggi ogni studente di chimica incontra la sua legge e il celebre "numero di Avogadro", ma dietro quei simboli e quelle formule rimane la figura discreta di uno studioso piemontese che seppe guardare oltre l'evidenza immediata delle cose.

Fu sepolto nella tomba di famiglia a Quaregna. Non lontano, dunque, da quei luoghi che avevano accompagnato per secoli la storia della sua casata e che comprendono anche il territorio di Cerreto Castello. Il castello degli Avogadro, le vigne della collina e Villa Rosazza appartengono ancora oggi allo stesso paesaggio storico che fece da sfondo alle vicende della famiglia.

La sua eredità, tuttavia, va ben oltre una legge di fisica e chimica. Testimonia infatti la forza delle intuizioni capaci di anticipare il proprio tempo. 
Molte altre storie attendono di essere raccontate fra le sale, i giardini e le colline di Villa Rosazza. Saranno materia per futuri numeri di Appunti d'Archivio.

 

Bibliografia consultata disponibile in rete

  • Codice di Commercio del Regno d’Italia con la correlazione de' suoi articoli tra Amedeo AVOGADRO DI QUAREGNA, voce della sezione dedicata ai soci dell’Accademia delle Scienze di Torino, Torino 2005, Accademia delle Scienze di Torino, disponibile all’indirizzo:

Amedeo AVOGADRO DI QUAREGNA - Accademia delle Scienze di Torino

  • AVOGADRO di Quaregna, Amedeo / di Vincenzo Cappelletti e Maurizia Alippi Cappelletti, voce del Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 4, Roma 1962, Treccani, disponibile all’indirizzo:

AVOGADRO di Quaregna, Amedeo - Enciclopedia - Treccani

Bibliografia consultata disponibile in Biblioteca gruppo Sella

Su Villa Rosazza:

  • Voyage agréable. Itinerario in Italia di Vitale Rosazza e sua consorte nelli mesi di giugno e luglio 1812 / di Patrizia Audenino e Giulia Verzoletto, Vigliano Biellese 2012, Edizioni Gariazzo.
  • Cerreto Castello / di Giulia Verzoletto, Vigliano Biellese 2003, Edizioni Gariazzo.
  • Gelsi, bachi nel Biellese e il Filatoio di Oropa / di Aldo Sola e Carlo Banfo, Vigliano Biellese 1998, Edizioni Gariazzo.
  • Il sistema di ville di Cerreto Castello (BI), tesi di laurea / di Giulia Verzoletto, Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, Anno Accademico 1996-1997.

Su Amedeo Avogadro:

  • Da Roma a Quaregna. Amedeo Avogadro commemorato nel primo centenario della sua morte / a cura del Comitato Biellese per le onoranze ad Amedeo Avogadro, Biella 1957, S. A. Tipografia e Libreria Unione Biellese.