Storie
11:19, 03 giu 2022

La storia di un capolavoro perduto e un inedito ritrovato

La 'Lapidazione di Santo Stefano' di Bernardino Lanino esposta al pubblico fino al 18 settembre presso il 'Palazzone' di Biella, sede storica di Banca Sella negli anni Venti del secolo scorso e oggi nuova sede di Banca Patrimoni Sella & C. Il Gruppo apre così uno spazio dedicato all'arte e alla cultura, per contribuire a promuovere, tutelare e valorizzare sul territorio il patrimonio artistico-culturale pubblico e privato

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Un dettaglio dell'opera di Barnardino Lanino
Un dettaglio dell'opera di Barnardino Lanino

Un'opera d'arte andata persa ma di cui si è ritrovato un esemplare antico vicinissimo all'originale. È la storia della "Lapidazione di Santo Stefano" di Bernardino Lanino, una tavola cinquecentesca nota solo attraverso copie incerte, per molto tempo dimenticata e oggi tornata alla luce grazie al ritrovamento di un inedito acquistato e restaurato da Banca Patrimoni Sella & C.

La tela verrà esposta in occasione dei 250 anni della Diocesi di Biella, di cui Santo Stefano è il patrono, negli spazi esterni del "Palazzone", storica sede cittadina di Banca Sella negli anni Venti del secolo scorso e oggi nuova sede di Banca Patrimoni Sella & C. Con questa iniziativa il gruppo Sella apre al pubblico un nuovo spazio dedicato all'arte e alla cultura, al fine di contribuire a promuovere, tutelare e valorizzare sul territorio il patrimonio artistico-culturale pubblico e privato.

La "Lapidazione di Santo Stefano", recentemente riscoperta in collezione privata e acquisita da Banca Patrimoni Sella & C., era inizialmente gravata da una spessa patina di vernice ossidata che alterava le reali cromie ed è stata oggetto di restauro, di studi storico-critici e di ricerca.

Anche perché, come sottolinea l'esperto d'arte Filippo Timo nel catalogo dedicato all'opera, "Il ritrovamento di un dipinto antico è sempre frutto di due circostanze diverse che si combinano. Da una parte l'evento, per lo più fortuito e imprevedibile, dell'incontro fisico con l'opera. Dall'altro, il riconoscimento. Un dipinto osservato - magari distrattamente - nelle sale di un'antica dimora, o mentre giace appeso alle rastrelliere di un caveau, può anche non rivelarsi immediatamente all'osservatore, neppure a quello con l'occhio più allenato. Ma sicuramente lascia un indizio, depone nella memoria di chi lo ha scorto fugacemente un seme, una traccia che può portare, infine, al riconoscimento". E, nel nostro caso, "la ricerca ha riconosciuto nel dipinto non l'originale perduto di Bernardino Lanino, ma l'esemplare più vicino, fra quelli noti, all'archetipo laniniano. Un dipinto nato già su tela - il nuovo supporto che nel corso del Cinquecento sostituisce quasi completamente la tavola - e filologicamente preziosissimo per avvicinarci a comprendere l'essenza dell'originale perduto, ricostruendo una pagina di storia che le vicissitudini dei secoli precedenti avevano cancellato".

Una versione del dipinto, sostanzialmente identica a quella inedita esposta al "Palazzone", è conservata oggi presso la sacrestia del Duomo di Biella, mentre un'altra, in condizioni decisamente critiche, è custodita nel Palazzo Ferrero Fieschi di Masserano. L'opera originaria, oggi perduta e da attribuirsi a Bernardino Lanino (Mortara, 1512 - Vercelli 1583), era un dipinto su tavola, conservato presso la Chiesa di San Sebastiano a Biella fino al 1816. Fu venduto dall'abate Piazza ad Andrea Montebruno, antiquario genovese in confino a Biella, insieme ad una Presentazione al Tempio, attribuita a Francesco Francia, per 150 franchi complessivi. La tavola originale del Santo Stefano di Lanino, con ogni probabilità, potrebbe essere riconosciuta in quella passata a un'asta ad Amsterdam nel 1909 come opera di Giulio Romano e da allora non più rintracciata.

Il dipinto ritrovato, oggi in collezione Banca Patrimoni Sella & C. consente un importante approfondimento di studio. Le figure dei carnefici mostrano un'evidente accentuazione manieristica, cosa che induce a collocare l'autografo perduto attorno al sesto decennio del Cinquecento se non anche un po' più tardi; questa tipologia viene poi riproposta in un foglio con la Flagellazione di Santa Caterina, conservato all'Art Institute di Chicago, da datarsi anch'esso attorno agli anni Sessanta. 

Ipotizzando l'esistenza dell'originale di Lanino su tavola, la tela, anche a seguito della diagnostica scientifica effettuata, è da collocarsi intorno agli ultimi anni del Cinquecento, vicinissima, dunque, all'originale e creata all'interno della bottega del Lanino stesso. Questo ritrovamento rappresenta un tassello di grande interesse per la ricostruzione di una pagina perduta della storia dell'arte piemontese del secondo Cinquecento.

Oltre alla Lapidazione di Santo Stefano esposta al "Palazzone", fino al 18 settembre presso le sale del Museo del Territorio Biellese sarà possibile visitare anche una mostra a cura dell'Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Biella, che abbraccia due secoli di storia religiosa e civile del Biellese e che dà conto di molteplici piani di lettura per raccontare il dialogo tra Chiesa, clero e la più ampia comunità di fedeli.

L'intenzione del gruppo Sella, al termine della mostra, è di mettere il dipinto raffigurante la Lapidazione di Santo Stefano a disposizione del Museo del Territorio Biellese al fine di inserirlo nel nucleo del patrimonio di opere cinquecentesche.