Giocare insieme, anche tra squadre diverse. La partita plurale del Fintech District
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Sempre in movimento. In fondo è la migliore definizione della tecnologia che possiamo offrire rispetto ai diversi ambiti della nostra vita. Perché oggi la tecnologia è pervasiva, predittiva, persino invisibile ma essenziale. Entra nella nostra quotidianità, riscrivendo le azioni. Perché si innesta quando lavoriamo, viaggiamo, consumiamo, ci divertiamo. Insomma, quando entra nella nostra vita.
Ecco, per spiegare meglio questa idea di movimento costante e continuo ci spostiamo di quasi undicimila chilometri dall’Italia. Andiamo in Indonesia, e non a caso. Perché ci troviamo di fronte ad uno dei Paesi più tecnologicamente avanzati rispetto ai servizi via smartphone a valore aggiunto. Pensate che quest’area asiatica è nota per essere quella al mondo col maggior tempo medio trascorso utilizzando gli smartphone connessi. Pertanto è il mercato di telefonia mobile che registra la crescita più rapida. Qui la convergenza tech passa anche dalle moto-ciclo che fungono da taxi. Un servizio fisico e virtuale accessibile da quelle che vengono definite superapp e che – in parole semplici – aggregano una pluralità di servizi. In questo caso la superapp si chiama Gojek ed è nata qui nel 2010. Attenzione, non è un dato da poco: a quei tempi erano antesignani nelle esperienze di usabilità via smartphone. Restiamo sul nome Gojek, che deriva da “Ojek” e fa riferimento proprio a questi veicoli, ossia alle moto-ciclo che diventano taxi. L’impresa è nata grazie all’intuizione di due ex compagni di scuola, Nadiem Makarim e Michaelangelo Moran. Tutto è partito con venti veicoli, ma oggi la flotta supera 1 milione di conducenti e offre 18 servizi on demand. La forte accelerazione è avvenuta grazie alla partnership con DBS, la più grande banca di Singapore. Intanto Gojek si è alleato col colosso dell’e-commerce Tokopedia, creando GoTo Group. Si tratta della più grande azienda tech indonesiana con 100 milioni di utenti mensili attivi, 11 milioni di commercianti e oltre 2 milioni di rider associati per un valore stimato da Forbes di 18 miliardi di dollari. Un mix tra e-commerce, on-demand e servizi finanziari: si spazia dallo shopping online alle consegne a domicilio. Una combinazione tra Amazon, Uber, Paypal e Stripe: così è stata definita dai dirigenti del nuovo colosso. Ricetta tutta orientale, ma guardando alla Silicon Valley e al resto del mondo.
Cliente connesso e al centro
Ecco allora il resto del mondo, Italia compresa. Da Giacarta, capitale dell’Indonesia estesa su 664 chilometri quadrati con una popolazione di quasi 10 milioni di abitanti che salgono a oltre 28 milioni se si considerano le aree limitrofe, torniamo in Italia. Precisamente a Milano. Qui nel 2016 – e quindi quasi dieci anni fa, anche in questo caso le date hanno un valore enorme – nasce una startup del comparto fintech che poi sarebbe andata sul mercato due anni più tardi. Il suo successo ruota attorno a tre diverse tipologie di servizi sul mondo dei pagamenti, e tra questi l’invio di denaro tramite SMS o messaggi via Whatsapp senza conoscere le coordinate bancarie è uno di quelli. «Siamo da sempre orientati alla user experience e quindi alla centralità del cliente nella sua esperienza di navigazione via mobile. In fondo siamo un partner tecnologico di grandi e consolidate realtà. La tecnologia è essenziale, ma ancora di più lo è la relazione col cliente connesso». È quanto racconta Donato Vadruccio, pugliese di nascita e milanese di adozione, un passato da dirigente del settore bancario e oggi startupper. È lui alla soglia dei cinquant’anni ad aver fondato PayDo, azienda che commercializza il servizio Plick. «Un’assonanza legata al clic perché in fondo il nostro servizio permette di inviare denaro in modo facile e sicuro. Il focus è la tecnologia che anima lo sviluppo del nostro software», precisa Vadruccio, emblema di quella generazione di silver startupper, così ribattezzata qualche mese fa dalla bibbia americana dell’innovazione TechCrunch. In fondo è la dimostrazione plastica di come l'innovazione non appartenga solo ai giovani. Perché oggi c’è una fascia anagrafica più matura che decide di rimettersi in gioco e fare impresa in uno dei settori a più alta innovazione come quello finanziario. Oggi questo servizio trova casa anche nell'app di Banca Sella e permette di inviare denaro o – in altri ambiti – anche di rimborsare clienti o liquidare sinistri. La squadra è composta da una quindicina di professionisti. Si tratta di profili che vengono dal mondo dei servizi finanziari e consulenziali. Ma c’è di più. PayDo col suo servizio ha deciso di giocare in squadra, anche tra squadre diverse. Ed ecco perché – come altre trecento realtà a forte trazione digitale – fa parte di quell’ecosistema ormai noto che è il Fintech District. «Per noi farne parte significa creare valore e migliorarsi ulteriormente perché entriamo in contatto con altre realtà del nostro settore», dice Vadruccio.
Dalla sua storia da startupper protagonista di un cambio-vita radicale ad un’altra analoga. In questo caso dalla Banca d’Italia all’avventura imprenditoriale di Mopso, startup regtech accesa in piena pandemia Andrea Danielli. Siamo di fronte ad uno startupper classe 1982, nato a Vimercate e vissuto a Milano, in tasca una laurea in filosofia e la passione per le neuroscienze e quindi di riflesso anche per l'intelligenza artificiale, studi tra Milano e la Sorbona di Parigi. Poi il concorso vinto alla Banca d'Italia, tra i primi quaranta su migliaia di candidati. «Ho mollato tutto e ho aperto la startup con Enrico Fagnoni. Mopso sviluppa software per aiutare le banche a contrastare il riciclaggio di denaro. Una piattaforma di monitoraggio continuo dei rischi con l’analisi avanzata delle reti sociali. Il nome è una citazione classica, un oracolo dell’antica Grecia poco conosciuto», racconta Danielli. Si tratta, spiegato semplice, di un passe-partout, come la chiave universale che apre tutte le stanze dell’albergo. «Noi lo chiamiamo passaporto antiriciclaggio. Per il Fmi fino al 5% del Pil globale viene riciclato ogni anno. In questo modo, assolti gli obblighi iniziali, puoi entrare ovunque con un notevole snellimento delle procedure», precisa Danielli. L’azienda conta sette professionisti tra l’Italia e il Lussemburgo con un round pre-seed da 1,2 milioni di euro. L’headquarter è in viale Monza a Milano. «Dalla digital identity passano anche gli anticorpi per proteggerci dall'antiriciclaggio. La compliance non genera business per definizione. Ecco perché entriamo in campo noi. Ora stiamo assumendo e cerchiamo sviluppatori», dice Danielli. Anche per questa regtech il Fintech District rappresenta un’opportunità. Uno spazio di confronto per un comparto che cresce con più fatica e al tempo stesso con più consapevolezza.
La porta all'ecosistema fintech
E allora veniamo ai numeri. Perché la fotografia è stata scattata come ogni anno dall’Osservatorio fintech & insurtech del Politecnico di Milano, insieme al Fintech District. Nasce così la mappa del settore fintech. Alcuni numeri: in Italia si contano 596 startup fintech (con 86 realtà operative nel settore dell’insurtech), di cui più della metà fanno parte della community del Fintech District. Dalla sua fondazione, precisamente otto anni fa, è cresciuta e attualmente comprende più di trecento di queste realtà. Si tratta della comunità fintech e techfin più rilevante in Italia. All’interno sono presenti anche aziende internazionali, provenienti soprattutto da Francia, Gran Bretagna, Germania, Svizzera e Stati Uniti che rappresentano il 30% del totale. Circa la metà delle 596 realtà (44%) prevede di arrivare a break-even entro la fine dell’anno con un incremento medio dei ricavi del 29% rispetto all’anno precedente. Sul fronte dei capitali raccolti si è registrata una crescita YoY del 44%. Sono pari a 250 milioni di euro i finanziamenti ottenuti dal 20% delle aziende, contro i 173 milioni di euro del 2023. Cifre che mostrano segnali di ripresa, anche se ancora lontane dal picco del 2022 (934 milioni di euro).
Nonostante la crescita, il 46% delle aziende fintech cerca ancora capitali e il 41% offre servizi all’estero: l’internazionalizzazione è una sfida ancora aperta. Il 26% delle 596 fintech mappate integra soluzioni basate sull'AI generativa, implementate soprattutto nell’ottica di efficientare i processi interni, confermando una crescente e rapida adozione di tecnologie innovative in grado di avere un impatto sul business. «Il panorama fintech italiano continua a evolversi, con un'attenzione sempre maggiore all'innovazione tecnologica. Si iniziano ad intravedere anche segnali di maturità testimoniati da ricavi e profittabilità in crescita, senza dimenticare le prime evidenze di collaborazioni di successo. Le capacità di attrarre capitali, di lavorare in maniera ancora più strategica e sinergica a livello di sistema e di assistere gli attori tradizionali – banche e assicurazioni in primis – verso una vera evoluzione saranno leve determinanti per accelerare ulteriormente lo sviluppo del settore e posizionarlo in modo competitivo a livello europeo e globale», afferma Laura Grassi, Direttrice dell’Osservatorio Fintech & Insurtech e professoressa di Investment Banking e Finance Lab al Politecnico di Milano. «Il fintech italiano è in una fase di maturazione e consolidamento, spinto dalla sempre maggiore capacità di collaborare, creando nuove sinergie tra i diversi attori dell’ecosistema, e da un sempre maggiore interesse da parte di realtà internazionali per il nostro Paese», dice Clelia Tosi, a capo del Fintech District. Un percorso segnato dalla digitalizzazione. Dopo aver studiato economia e aver lavorato nei primi anni come consulente nel mondo della trasformazione digitale delle principali banche italiane, nel 2017 inizia a studiare il fenomeno fintech ed è stato un amore a prima vista. Poi nel 2019 l’opportunità di entrare nel team del Fintech District, cuore pulsante dell’ecosistema fintech italiano. Otto anni dagli esordi della community e tanta innovazione passata sotto i ponti.
Oggi sullo sfondo c’è quell’AI generativa destinata a evolversi, passando da semplice strumento di supporto a tecnologia in grado di supportare la scelta di decisioni strategiche attraverso applicazioni sempre più orientate a settori verticali e alla personalizzazione dei servizi. Un trend che caratterizzerà il prossimo futuro, accompagnato da un forte impegno in termini di governance, etica e compliance normativa. La pressione normativa e la crescente consapevolezza del rischio climatico porteranno a un aumento delle soluzioni fintech focalizzate su pratiche ESG, in particolare nei settori del credito e dei pagamenti, con nuove opportunità di collaborazione tra aziende fintech e operatori tradizionali essenziale per sostenere l'evoluzione tecnologica e una crescita sostenibile, oltre che per ampliare l’offerta di servizi al cliente finale. In questo contesto, l’integrazione della finanza nei processi aziendali attraverso il modello dell’Embedded finance rappresenta un altro trend chiave che caratterizzerà anche il 2025, spinto dalla crescente domanda di esperienze utente sempre più fluide e personalizzate. Grazie a questo approccio, infatti, realtà di qualunque settore possono integrare nella propria offerta servizi finanziari modellati sulle esigenze dei propri clienti finali senza la necessità di costruire un’infrastruttura finanziaria proprietaria o dover ottenere le autorizzazioni a livello normativo. Fintech District agisce come aggregatore di ecosistema con l’obiettivo di creare le migliori condizioni affinché tutti gli stakeholder – fintech, istituzioni finanziarie, aziende corporate, professionisti, istituzioni, investitori – possano operare in sinergia e trovare opportunità di crescita locale ed internazionale.
Dal 2017 a oggi il fintech in Italia è passato da un fenomeno emergente a un settore strategico con una crescente integrazione con il mondo bancario e corporate. È in continua evoluzione tra nuove tecnologie, normative e modelli di business. «Questo rende ogni giorno diverso dall’altro, con la necessità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e cogliere le opportunità emergenti. L’innovazione nel fintech nasce dalla sinergia tra startup, istituzioni finanziarie, investitori e regolatori. Il mio lavoro consiste proprio nel creare connessioni strategiche, favorendo il dialogo tra tutti gli attori dell’ecosistema per accelerare la crescita del settore. Operare nel fintech significa confrontarsi con regolamentazioni stringenti, modelli di business complessi e un mercato competitivo. Ogni giorno è una sfida per trovare soluzioni innovative che abbiano impatto e valore reale», precisa Tosi. Ecco allora “la porta d'accesso all'ecosistema fintech italiano”. «Cerchiamo di unire i puntini. Aiutiamo le aziende fintech a crescere, aiutiamo le corporate a conoscere il fintech per innovare in una modalità aperta, diffondiamo la cultura del fintech e in generale dell’innovazione, nel mercato e verso gli studenti. Per farlo organizziamo e partecipiamo a eventi, creiamo occasioni di incontro, sviluppiamo progetti e realizziamo ricerche e report, cercando di lavorare con tutto il mercato e interagendo con tutti gli stakeholder, certi che la vera innovazione venga dalla collaborazione e non dalla competizione. Oltre al territorio nazionale, abbiamo e creiamo connessioni con paesi europei e non solo. Abbiamo poi una rete di oltre 25 ecosystem partner nazionali e internazionali con i quali sviluppiamo iniziative congiunte e partecipazioni a eventi. Siamo gli organizzatori del Milan Fintech Summit, l’evento internazionale sul fintech che nel 2024, nella sua quinta edizione, ha visto più di 1300 partecipanti e di più di 100 speaker da tutto il mondo», conclude Tosi. Dall’Italia si guarda ovunque. Proprio come quell’innovazione pervasiva che caratterizza i nostri consumi in mobilità.