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A lezione dalla campionessa Maurizia Cacciatori. "Mettersi sempre nei panni degli altri"

A lezione dalla campionessa Maurizia Cacciatori.
Maurizia Cacciatori
01 Jun 23
#opinion leader

"Nel mio mondo, quella della pallavolo, le giustificazioni trovano davvero poco spazio: la palla è in alto, quindi comunque scenderà e nessuno può sapere dove andrà esattamente a cadere. Così scatta automaticamente una mentalità che allena questa necessità di mettersi nei panni degli altri. Se devo essere sincera, non sempre vedo questa mentalità così ben allenata in campo aziendale perché si devono avere la costanza, l'umiltà e il tempo di ascoltare per davvero l'altro, non semplicemente sentire. Solo così si può arrivare ad un grado di conoscenza delle attitudini e delle caratteristiche reciproche tale per cui, prima o poi, i risultati arrivano. E questo dna aziendale lo devi allenare e coltivare giorno dopo giorno". Così afferma Maurizia Cacciatori, icona sportiva italiana e oggi speaker motivazionale. Ha indossato per dodici anni la maglia della nazionale italiana di pallavolo, con 228 presenze in azzurro, riuscendo a vincere titoli e premi a livello internazionale insieme ad una squadra straordinaria. "Esserne stata la capitana ha significato mettermi costantemente in gioco, assumermi responsabilità, gestire lo stress, allenare l'empatia e saper adattare il mio team al cambiamento. Lo sport mi ha insegnato che la comunicazione e l'obiettivo condiviso sono l'essenza di una squadra vincente", dice Cacciatori, che per decenni ha rappresentato una delle forme più alte di atletismo e capacità di leadership dello sport italiano. 

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Siamo abituati a vederla nei panni di pallavolista sempre pronta alla competizione, ma nel suo animo vive quell'abilità di gestire l'emotività degli altri. Un mix di competenze eterogenee, con la capacità di far risuonare dentro se stessa il sentire degli altri. Proprio l'ascolto e il confronto sono per Cacciatori gli aspetti fondamentali per la costruzione di un team vincente. Anche se in uno sport di squadra ognuno ha un preciso ruolo da svolgere, una posizione da occupare e dei compiti prestabiliti, oltre all'aspetto di crescita individuale, diventano rilevanti le competenze trasversali, ossia quel "mettersi nei panni dell'altro". Insomma, immaginare la mossa del compagno e quindi rendere più efficace lo sforzo complessivo della squadra. "Conoscere ogni singolo elemento di un gruppo è sinonimo di intelligenza emotiva, capacità di guardare all'altro e attraverso l'altro a un obiettivo comune. Ogni piccolo tassello, ogni briciola di conoscenza crea valore come somma di fattori e non da sola di per sé. Uno scambio necessario di competenze per un sapere condiviso", precisa Cacciatori. Ecco allora che i risultati passano da uno scambio orizzontale di informazioni, di idee. Un mix che solo i migliori leader in campo valorizzano al meglio.

Le squadre vincenti non sono quelle che vincono sempre, che sanno muoversi all'unisono e che sanno lavorare in orizzontale

Si sta diffondendo il concetto del "peer to peer learning": il tassello di competenza di ognuno permette di crescere. In una squadra questo aspetto come incide?
Se riesci a trovare il coraggio di metterti in gioco, una logica di lavoro orizzontale può portare alla risoluzione di problemi o conflitti in modo molto più snello e più rapido rispetto ad una logica verticistica o verticale. Gli aspetti determinanti sono la capacità di imparare qual è il tuo limite e dove può arrivare il tuo compagno e la capacità di sapere quanto insieme si può dare di più.

Cosa conta di più?
Bisogna entrare in gioco con una generosità di base, con un senso di appartenenza alla maglia - o in questo caso all'azienda - anche mettendo da parte il proprio ego, se serve. Le squadre vincenti non sono quelle che vincono sempre, ma quelle che sanno conoscersi bene e che sanno muoversi all'unisono, lavorando in orizzontale.

La leadership è la capacità di tenere fermi dei punti valoriali all'interno della squadra, la capacità di sentire ogni giorno il gruppo con te

Nella prospettiva di una formazione condivisa e inclusiva, che ruolo ha il capitano o il leader?
C'è assolutamente bisogno di questa figura capace di influenzare fortemente gli altri e di guidare il gruppo grazie alle proprie doti tecniche o carismatiche. Una prospettiva orizzontale di lavoro non esclude il riconoscimento collettivo di un leader, anche perché l'assenza di quest'ultimo, potrebbe generare una sorta di smarrimento nel gruppo, una perdita dei punti di riferimento. 

Come cambia il lavoro in team?
Il principio di gestione del lavoro di gruppo cosiddetto agile - di cui fanno parte concetti come la formazione condivisa e leadership inclusiva - e quello di una figura riconosciuta da tutti come leader non devono entrare in contraddizione tra di loro. Anche perché il vero leader è quello che sa includere, ma anche tagliare e soprattutto deve essere in grado di trascinare il gruppo verso un obiettivo condiviso, sapendo formare altri leader, trasmettendo il dna aziendale e avendo sempre l'umiltà di mettere la squadra davanti a se stesso.

 

È anche vero che non sempre più competenza significa automaticamente più leadership. E non sempre il leader tecnico è anche quello emotivo...
Assolutamente vero. La leadership è la capacità di tenere fermi dei punti valoriali all'interno della squadra, la capacità di sentire ogni giorno il gruppo con te. È un lavoro faticosissimo, che ritengo si possa insegnare fino ad un certo punto perché dipende soprattutto da caratteristiche individuali e dal riconoscimento della squadra. Non può e non potrà mai essere un'autoproclamazione. Spesso sono proprio i giocatori di maggior talento, i più tecnici, ad essere i più fragili e a seguirti perché non vogliono assumersi anche l'onere di essere leader carismatico, oltre che tecnico, della squadra. E poi perché, se sei un buon leader, intuiscono una possibilità di crescita individuale e collettiva.

La leadership è applicabile ad ogni tipologia di gruppo o in determinati contesti gerarchici è preferibile uno schema di altro tipo? 
È assolutamente fondamentale sapersi adattare al contesto, al dna che lo caratterizza. La prima qualità di un leader è la credibilità e questa la puoi ottenere soltanto se sei coerente con un certo tipo di mentalità. È anche vero che puoi essere tu stesso il portatore di una nuova mentalità, se ritieni sbagliata o inefficace quella precedente.

Cosa occorre?
Ci vuole molta forza e molta determinazione a rivoluzionare un ambiente, superando le resistenze dei professionisti del "qui abbiamo sempre fatto così". Ammettere la sconfitta non è mai facile per nessuno. In ogni caso l'aspetto fondamentale è avere chiaro in mente il percorso da fare se si vuole vincere o comunque raggiungere i risultati prestabiliti e saperlo trasmettere al gruppo, adattandosi il più possibile alle caratteristiche e alla mentalità della squadra.

Quanto conta l'inclusione? E quanto aiutano la compattezza e l'unità del gruppo?
Questo è il vero e proprio asso nella manica, la carta vincente. Essere in grado di coinvolgere tutti significa, per esempio, sapere che una riserva che parte dalla panchina, se sarà chiamato a giocare, darà tutto per la squadra perché si sente parte integrante del gruppo e ne condivide valori e obiettivi. È uno degli aspetti più difficili da ottenere in assoluto perché bisogna avere cura di non lasciare indietro nessuno - al netto delle responsabilità individuali di ognuno - però è anche la grande caratteristica dei gruppi vincenti. Non può esistere vittoria senza unità e compattezza della squadra, dal primo all'ultimo minuto, dal primo all'ultimo elemento.