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Finanza & Investimenti

Violenza economica, a rischio 1 italiano su 5. L’educazione finanziaria è il principale fattore di protezione

La nuova ricerca è realizzata dall’università Cattolica del Sacro Cuore e dal gruppo Sella, con il sostegno di Banca Sella e Fabrick. Nonostante la scarsa conoscenza (46%), c’è attenzione verso iniziative di informazione e prevenzione (90%)
Violenza economica, a rischio 1 italiano su 5. L’educazione finanziaria è il principale fattore di protezione
Getty Images
17 Mar 26

Oggi il 15% degli italiani maggiorenni, pari a circa 7,7 milioni di persone, dichiara consapevolmente di aver subito episodi di violenza economica. Un dato che cresce tra coloro che sono in condizione di disoccupazione (24%), nella fascia d’età 35-44 anni (22%) o con un reddito personale e familiare limitato (20%). E ancora, tra chi è single, separato o vedovo (19%). Ma quando il fenomeno della violenza economica viene analizzato con strumenti basati sui comportamenti e non solo sulle dichiarazioni consapevoli la quota di persone a rischio sale al 22%. È quanto emerge da una ricerca condotta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dal gruppo Sella, con il sostegno di Banca Sella e Fabrick. Obiettivo: misurare la diffusione della violenza economica in Italia e a individuare i fattori che ne aumentano o riducono il rischio, sia per chi la subisce sia per chi la agisce. Il campione è di 2.000 persone e rappresentativo della popolazione italiana.

Cos’è la violenza economica
Si tratta di una forma di abuso ancora in gran parte invisibile, ma capace di incidere profondamente su autonomia, sicurezza e libertà dell’individuo. Si manifesta con comportamenti intenzionali che mirano a limitare o controllare l’accesso alle risorse economiche di un’altra persona, creando condizioni di dipendenza e vulnerabilità. C’è il controllo economico, che implica la restrizione dell’accesso al denaro e agli strumenti finanziari. C’è la richiesta sistematica di rendicontazioni delle spese. E ancora c’è il sabotaggio economico, che ostacola le opportunità di lavoro o di formazione e lo sfruttamento economico, che si concretizza nell’appropriazione delle risorse della vittima o nell’imposizione di obblighi finanziari non consensuali. L’analisi, realizzata dall’Unità di Ricerca in Psicologia Economica presso il campus di Milano dell’ateneo, nasce per trasformare la conoscenza scientifica in strumenti concreti di prevenzione e in iniziative di sensibilizzazione. 

Consapevolezza ancora bassa
La violenza economica, sul piano della consapevolezza collettiva, è ancora poco conosciuta e spesso mal interpretata. Quasi la metà del campione – precisamente il 46% degli italiani – dichiara di non averne mai sentito parlarne e solo il 10% riconosce correttamente tutti i comportamenti che la caratterizzano. Un significativo fattore di rischio risulta essere la percezione di minore competenza delle donne nella gestione del denaro che non solo aumenta il rischio di subire violenza economica, ma può anche favorire comportamenti abusivi, evidenziando così il ruolo degli stereotipi di genere sulle dinamiche di controllo. Sul versante opposto, la percezione soggettiva di competenza finanziaria riduce notevolmente il rischio di essere vittime di violenza economica, rafforzando autonomia e capacità di gestione delle risorsi personali. In concreto, le persone con percezione di minore competenza nella gestione delle finanze risultano più frequentemente vittime di violenza economica (27% dei casi contro il 15% nella popolazione complessiva). Al contrario, tra coloro che dimostrano maggiore fiducia nelle proprie competenze finanziarie, la prevalenza del fenomeno scende al 12%. L’educazione finanziaria si conferma dunque il principale fattore di protezione. Quasi 9 persone su 10 ritengono ci sia bisogno di maggiori informazioni sulla violenza economica, in particolare rispetto a come riconoscere i segnali (68%) e come chiedere aiuto e supporto (67%). 

Accrescere le competenze finanziarie
«La ricerca mostra con chiarezza come la competenza finanziaria percepita, ossia l’autoefficacia finanziaria, rappresenti il principale fattore protettivo contro la violenza economica. Questo significa che è necessaria un’educazione affettiva alla gestione del denaro che sappia riconoscere e padroneggiare le emozioni, spesso inconsapevoli, che si legano alle nostre pratiche economiche. Accanto a questo, risulta prioritario promuovere un cambiamento culturale per contrastare stereotipi e pregiudizi di genere», afferma Edoardo Lozza, professore ordinario di Psicologia Economica presso l’Università Cattolica. «È essenziale sostenere attività di sensibilizzazione, rafforzare e semplificare l’accesso alle reti di supporto e incentivare lo sviluppo delle competenze finanziarie, quali strumenti chiave per favorire l’empowerment e la prevenzione. Queste azioni possono svolgere un ruolo determinante nel promuovere un cambiamento culturale e superare gli stereotipi di genere che sono alla base di molte dinamiche di controllo economico, contribuendo così ad avere un impatto positivo nella vita delle persone», sostiene Marco Landi, HR Director del gruppo Sella. Nelle prossime settimane torneremo a trattare il tema in un nostro longform dedicato.
 

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