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Percorso 1 - Risparmio Storia, seconda parte: Dalla nascita dei fondi comuni di investimento ad oggi

Percorso 1 - Risparmio Storia, seconda parte: Dalla nascita dei fondi comuni di investimento ad oggi
Risparmio, un percorso per Clienti Premium
05 Feb 21

La nascita dei fondi comuni di investimento
Gli antenati dei fondi comuni di investimento nacquero in quest'epoca: i prestiti dei privati venivano trasformati in titoli che potevano essere comprati e venduti in pubblico, ricavando profitti dalla loro compravendita. Nel 1695 la ditta Deutz aveva prestato somme all'imperatore d'Austria, il quale aveva usato come garanzia i profitti delle miniere di mercurio imperiali. Quasi sessant'anni dopo Deutz applicò lo stesso meccanismo ai coltivatori nelle Americhe, emettendo titoli sul mercato olandese che servivano per finanziare i proprietari delle piantagioni nel Suriname. I prestiti erano garantiti da Deutz, che gestiva i raccolti delle piantagioni per rivenderli in patria, usando i ricavi come garanzia dei titoli sottoscritti dai prestatori. Nel 1774 il mercante olandese Abraham van Ketwich creò il primo fondo comune di investimento, chiamato Eendragt Maakt Magt, "L'unione fa la forza", uno strumento pensato per offrire il 4 per cento di ricavo in 25 anni agli investitori che potevano impiegare piccoli risparmi, diversificando i rischi grazie alla composizione del fondo: dentro si trovavano i prestiti alle piantagioni menzionati prima, oltre a titoli emessi da stati e banche europee.

L'età Moderna
Il risparmio nell'età Moderna crebbe anche grazie all'innovazione tecnica che rese l'agricoltura più produttiva. Nel sedicesimo secolo il 74 per cento della popolazione inglese si dedicava alla coltivazione e alle attività collegate, ma questo numero era sceso al 45 per cento due secoli e mezzo dopo. Era cresciuta la quantità di persone che si dedicavano ad altri lavori pur vivendo nelle campagne, e gli abitanti delle città erano passati dal 7 al 23 per cento della popolazione. Il miglioramento della resa dei raccolti portò a una conversione della forza-lavoro inglese verso occupazioni più specializzate, che garantivano salari più alti. Questa dinamica liberava progressivamente risorse, che potevano essere risparmiate per scopi più elaborati della semplice sopravvivenza, e tra questi c'era l'alfabetizzazione dei figli, maggiormente richiesta dall'evoluzione delle industrie e dei commerci. La Rivoluzione Industriale è riconosciuta come un punto di svolta da quasi tutti gli economisti, che si chiederanno per secoli perché il primato nella crescita economica dell'epoca abbia avuto origine in Inghilterra, invece che in Cina o in India. 

La nascita delle casse di risparmio
L'espansione coloniale e i benefici tecnici della rivoluzione industriale permisero a porzioni crescenti delle popolazioni europee di uscire dalla povertà in cui avevano vissuto, e l'aumentare dei redditi permetteva a sempre più persone di accumulare beni per garantirsi contro i rischi futuri, le carestie e le malattie. Alla fine del diciassettesimo secolo nacquero le prime casse di risparmio, che avevano l'obiettivo di raccogliere i piccoli risparmi da impiegare con prudenza e parsimonia, secondo i valori della nuova classe borghese. Il risparmio delle imprese permetteva di finanziare gli investimenti per i macchinari nelle fabbriche, i cui proprietari potevano ricorrere alle banche, che prestavano il denaro dei piccoli risparmiatori e dei detentori di titoli obbligazionari. I capitali divennero centrali per finanziare gli investimenti, gli aumenti produttivi e la crescita economica. 

Negli ultimi due secoli, la tutela del risparmio si è evoluta per rispondere alle crisi di produttività e di crescita. L'economia è fatta di cicli di espansione e si contrazione, durante i quali investimenti e risparmi possono scomparire in tempi brevissimi. Gli strumenti che si sono diffusi rispondono a questa esigenza, oltre al bisogno di proteggere i capitali dall'inflazione, che svalutava periodicamente il denaro guadagnato e investito. Alla base del risparmio privato c'è stata quindi l'esigenza di vivere con stabilità, spendendo meno di quanto si guadagna ogni mese, così da poter migliorare il proprio stile di vita e addirittura proteggerlo quando i guadagni per qualche ragione diminuiscono. In Italia nel Novecento sono diventati comuni strumenti come i titoli di stato, che garantiscono un rendimento sicuro legato al bilancio statale e i libretti di risparmio postale, gestiti dalle casse di risparmio postale, in grado di diffondersi anche dove le banche non avevano convenienza a operare.

I conflitti mondiali e il dopo guerra
Tra la fine del diciannovesimo secolo e il 1929 ci furono due grandi crisi economiche, che - semplificando un po' - contribuirono alle rivalità tra stati che avrebbero provocato i successivi conflitti mondiali. L'intervento degli stati in economia durante le guerre mondiali si rintraccia nei prestiti di guerra, titoli obbligazionari che i cittadini sottoscrivevano per finanziare l'attività di guerra del paese. Ma si rintraccia anche nell'attenzione al risparmio privato, specialmente dopo la Seconda guerra mondiale. Con la nascita della Repubblica, l'Italia nell'articolo 47 della Costituzione afferma che "la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito. Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese", riconoscendo il valore del risparmio privato.

Il risparmio oggi
Gli strumenti odierni a disposizione dei risparmiatori nascono dalle esigenze sorte nel corso della storia dell'economia, dei commerci e della finanza: dalla necessità di garantirsi una vita tranquilla a quella di proteggere i capitali dalla svalutazione o farli rendere di più. Tra le forme più comuni di risparmio ci sono ovviamente i conti di deposito o gli investimenti negli immobili, ma la gestione dei capitali - anche più piccoli - si è fatta negli anni sempre più sofisticata e molti risparmiatori si sono posti il problema di come investire i propri capitali, per farne crescere il valore. 
Queste attività, oggi, sono solitamente gestite da intermediari, che siano le banche o le SIM (Società di Intermediazione Mobiliare), che aiutano a investire in strumenti finanziari, cercando di gestire oculatamente il rischio che ogni tipo di investimento implica. Oggi si può decidere di investire in titoli di stato - solitamente più sicuri, perché legati alle finanze di uno stato - o in strumenti cosiddetti "complessi", solitamente più rischiosi. Indipendentemente dalle dimensioni del loro capitale, gli investitori tendono però ad avere dei "portafogli" che raccolgono diversi tipi di investimenti, dai più rischiosi ai più sicuri, che possano rispondere alle diverse esigenze che si possono avere nella vita.