Sella Open Innovation Center Torino, due anni di innovazione condivisa

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Il centro del gruppo Sella ha messo in relazione startup, imprese, università, investitori e comunità del territorio. Cinque format originali, progetti di innovazione applicata e nuove opportunità per l'ecosistema torinese

Due anni intensi nel segno dell’innovazione, della co-creazione, della relazione con clienti e comunità. A Torino, nell'ottobre del 2024, il gruppo Sella inaugurava il suo Open Innovation Center con un obiettivo preciso: costruire un punto di incontro tra il mondo bancario, l'innovazione, la ricerca e il tessuto produttivo del territorio. Due anni dopo quella visione può essere raccontata attraverso i numeri, i progetti realizzati e soprattutto le relazioni costruite.

331 eventi, 8.275 partecipanti, cinque format originali. È questa la fotografia delle attività registrate nel 2025 e nei primi dieci mesi del 2026. Un bilancio che restituisce la dimensione quantitativa di un progetto nato per andare oltre il concetto tradizionale di spazio per eventi. Perché dietro ogni incontro ci sono comunità professionali, startup, università, centri di ricerca, investitori, aziende, istituzioni e associazioni che hanno trovato nel Sella Open Innovation Center di Torino un terreno comune. L'idea originaria era semplice quanto ambiziosa: rendere la prossimità fisica un acceleratore di collaborazione. Non soltanto offrire ambienti per lavorare o confrontarsi, ma costruire le condizioni affinché persone provenienti da mondi differenti potessero riconoscere bisogni condivisi, mettere a disposizione competenze e sviluppare opportunità.

Pluralità di storie
Aprirsi progressivamente all'ecosistema, diventando un luogo riconoscibile anche per organizzazioni, imprese e comunità non direttamente appartenenti al mondo bancario. È questa la sfida dell’Open Innovation Center di Torino. Gli ambienti progettati da Carlo Ratti Associati hanno contribuito a questa trasformazione. L'Event Room ha ospitato conferenze, pitch, programmi di innovazione e formazione; l'Agorà è diventata uno spazio di confronto e co-progettazione; la Terrazza ha favorito il networking e gli incontri informali; il Giardino ha accolto convention e momenti di relazione con il territorio. Una pluralità di ambienti pensata per rendere possibili modalità differenti di incontro, dalla presentazione pubblica alla conversazione riservata, dal lavoro di gruppo allo scambio spontaneo. Anche iniziative come Open House Torino hanno contribuito ad aprire il centro alla città, ampliando il perimetro delle persone coinvolte. Un ecosistema che attraversa imprese, ricerca e finanza. Nel corso dei due anni, l'Open Innovation Center ha costruito una rete di interlocutori che rappresenta alcune delle principali componenti dell'ecosistema torinese e nazionale dell'innovazione. Nel centro hanno trovato spazio temi legati alla manifattura, alla mobilità, all'energia, alle scienze della vita, alla sostenibilità, alla cultura imprenditoriale e all'impatto sociale. L'Open Innovation Center ha così svolto una funzione di connessione tra mondi differenti, mettendo in relazione chi sviluppa nuove tecnologie, chi possiede competenze industriali, chi può finanziare la crescita e chi contribuisce a orientare lo sviluppo economico del territorio.

L’innovazione in cinque progetti
A raccontare la capacità dell'Open Innovation Center di trasformare le relazioni in risultati sono soprattutto cinque iniziative sviluppate nel biennio. Progetti differenti per pubblico, contenuti e obiettivi, accomunati dalla volontà di produrre benefici concreti e documentabili.

Il primo esempio arriva dallo Startup Bootcamp, realizzato con l'Università degli Studi di Torino per avvicinare giovani talenti e sistema produttivo. Il percorso ha formato 50 studenti, coinvolto 14 giurati e portato alla nascita di sei idee a impatto. Workshop, mentoring, validazione sul campo e presentazioni finali hanno accompagnato i partecipanti nello sviluppo delle proposte.
Tra i risultati anche la creazione di un database di talenti a disposizione delle aziende alla ricerca di nuove competenze. Un modo per affrontare due questioni centrali per il tessuto delle piccole e medie imprese italiane: il ricambio generazionale e la necessità di integrare nuovi profili professionali capaci di accompagnare l'innovazione.

Un secondo progetto ha portato l'Open Innovation Center a confrontarsi con uno degli ambiti più avanzati della ricerca scientifica. Il Life Science Innovation Open Day, organizzato il 26 maggio 2026 in collaborazione con 2i3T nell'ambito della Torino Future Week, ha riunito oltre 100 partecipanti, 40 startup espositrici e un programma di 12 ore continuative. Dalla ricerca biomedica alla creazione di nuove imprese, dall'accesso al capitale alla regolamentazione, fino alla certificazione e allo sviluppo industriale: la giornata ha rappresentato l'intera filiera delle scienze della vita. Un confronto che ha coinvolto università, investitori, aziende, enti pubblici e professionisti, creando occasioni di dialogo tra ricerca scientifica, finanza e industria.

Con Made in Italy Next, il centro ha invece affrontato il futuro delle filiere produttive italiane. Il 15 aprile 2026, in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy, 50 imprenditori e 20 studenti hanno partecipato a un cantiere intergenerazionale articolato in quattro tavoli di lavoro. Al centro del confronto le quattro dimensioni dell'identità produttiva italiana: identità, impatto, internazionalizzazione e innovazione. I partecipanti hanno discusso di sostenibilità, intelligenza artificiale, export, territori e nuove competenze, arrivando a elaborare otto istanze condivise. Un'esperienza che ha portato generazioni differenti a confrontarsi sulle trasformazioni del lavoro e sulla competitività delle imprese.

La misurazione dell'impatto è stata invece protagonista di U.CAN Impact, il programma promosso da Sellalab per individuare collaborazioni tra startup, PMI innovative e imprese consolidate capaci di produrre benefici economici, ambientali e sociali.
L'iniziativa ha raccolto 36 candidature, selezionato 24 progetti finalisti e individuato cinque vincitori. Con il contributo di Cottino Social Impact Campus e ISTUD Business School, il percorso ha valutato le esperienze secondo due prospettive complementari: l'impatto generato e il potenziale di mercato e scalabilità. L'obiettivo era superare una rappresentazione dell'innovazione limitata alle intenzioni, documentando collaborazioni già realizzate e rendendo riconoscibili i risultati ottenuti. Tra le realtà coinvolte figurano Riso Gallo, Alberto Marchetti e TransItalia.

Infine l'Impact Innovation Workshop ha portato l'innovazione direttamente all'interno del Gruppo Sella. Oltre 70 persone provenienti da otto società hanno lavorato in sei team, attraverso tre workshop e un Co-Innovation Day finale, per ripensare prodotti e servizi finanziari capaci di rispondere a bisogni sociali e ambientali. Il percorso ha generato 18 soluzioni: 12 proposte incrementali e sei proposte di innovazione radicale. Il lavoro ha combinato competenze, esperienze e sensibilità differenti, utilizzando scenari di futuro per affrontare problemi già riconoscibili nel presente.

Cinque iniziative che restituiscono altrettante funzioni dell'Open Innovation Center: sviluppare competenze, connettere filiere, contribuire al dibattito strategico, misurare l'impatto e generare innovazione applicata. È attraverso questi progetti che il centro ha dato una dimensione concreta alla collaborazione tra comunità.
La banca incontra l'ecosistema: i risultati dell'Area Torino. Il bilancio dei due anni riguarda anche il modo in cui la presenza dell'Open Innovation Center ha accompagnato l'attività bancaria sul territorio.

Nello stesso edificio convivono infatti spazi dedicati all'innovazione e alla collaborazione con la presenza quotidiana delle competenze finanziarie e consulenziali del Gruppo. Una prossimità che ha ampliato le occasioni di incontro con imprenditori, professionisti, investitori e clienti. Dalla gestione degli eventi alla memoria delle relazioni: il percorso compiuto nel biennio ha evidenziato anche un'altra trasformazione: con la crescita delle attività è aumentata la quantità di informazioni, esperienze e conoscenze generate dal centro. Ogni iniziativa ha prodotto contatti, documenti, bisogni emersi, competenze condivise e occasioni di collaborazione. Un patrimonio che non coincide con il numero degli eventi realizzati, ma con la possibilità di conservare e valorizzare ciò che gli incontri hanno generato. Da questa esigenza è nato OIC TO AI Squad, il progetto di gestione intelligente dell'Open Innovation Center basato su un sistema coordinato di agenti Copilot. L'iniziativa rappresenta uno degli sviluppi del modello emersi durante il biennio, con l'obiettivo di organizzare le informazioni, semplificare le attività operative e costruire una memoria condivisa delle relazioni.

Le prime componenti operative riguardano la verifica della completezza delle richieste di prenotazione, il controllo documentale e la reportistica periodica. Attività ripetitive che possono essere supportate dall'intelligenza artificiale, liberando tempo per l'accoglienza, l'ascolto e la costruzione delle collaborazioni. Il progetto prevede anche ulteriori modelli evolutivi, orientati alla conoscenza delle community, all'individuazione di organizzazioni complementari e alla continuità delle relazioni. In questo caso si tratta di sviluppi previsti, distinti dalle funzionalità già operative. Il principio alla base del sistema è mantenere centrale il ruolo delle persone. Le tecnologie possono ordinare i dati, riconoscere ricorrenze e suggerire possibili connessioni, mentre la comprensione dei bisogni, la valutazione delle opportunità e la costruzione della fiducia rimangono affidate alle competenze umane.

È un'evoluzione coerente con l'intuizione che aveva accompagnato l'apertura del centro: utilizzare la tecnologia non per sostituire le relazioni, ma per renderle più efficaci e continuative.