Scenari
12:34, 09 ago 2021

Consob, fondi comuni e prodotti assicurativi nelle scelte di risparmio degli italiani

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(Photo: Simone Angelo Ferri)
(Photo: Simone Angelo Ferri)

Il Sole 24 Ore - Radiocor

La passione per il contante degli italiani rispetto agli altri risparmiatori è cosa nota. Non altrettanto evidente era una certa ritrosia all'acquisto delle azioni che emerge invece da un'analisi Consob che utilizza dati di Eurostat. 

Nei cinque anni tra il 2015 e il 2020 le famiglie italiane sono andate in netta controtendenza nei loro investimenti finanziari rispetto alla media dell'Eurozona: gli acquisti di azioni nel quinquennio si sono ridotte dell'1% contro un +31% registrato nell'euroarea. Nello stesso arco temporale gli investimenti delle famiglie italiane nei fondi comuni di investimento hanno sovraperformato con un +61% rispetto al +34% della media dell'Eurozona. 

Lo studio della Consob ("Congiuntura e rischi del sistema finanziario italiano in una prospettiva comparata") mette a confronto la situazione finanziaria delle famiglie italiane con quelle degli altri grandi paesi europei sulla base dei dati Eurostat. Si scopre così che gli italiani non sono più i primatisti mondiali del risparmio e nel quinquennio 2015-2020 il loro tasso di risparmio è stato inferiore alla media europea. 

La situazione è cambiata con la pandemia. Nel 2020 il tasso di risparmio lordo delle famiglie ha sperimentato infatti un forte incremento sia nell'area euro (dal 13% nell'anno precedente al 20%) sia in Italia (dove è cresciuto di 8 punti percentuali dal 10% nel 2019). Sebbene le proiezioni disponibili indichino una riduzione, nel 2021 il tasso di risparmio dovrebbe rimanere su livelli superiori a quelli pre-crisi. Gli investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici (acquisto di abitazioni e spese di manutenzione straordinaria), dopo la forte flessione subita nel secondo trimestre 2020, sono cresciuti nuovamente nella seconda metà dell'anno ritornando sui valori registrati a fine 2019. 

Altro fenomeno emerso nel 2020 e connesso con la reazione alla crisi pandemica è il calo del peso delle obbligazioni e delle azioni mentre è cresciuta l'incidenza di fondi comuni di investimento, prodotti assicurativi e previdenziali e liquidità. Quest'ultima, in particolare, ha registrato un tasso di variazione tendenziale al massimo storico dal 2015, alimentato da una dinamica crescente e significativa anche nell'ultima parte dell'anno. 

In Italia, alla fine del 2020 le disponibilità liquide nel portafoglio delle famiglie ammontavano a oltre 1.500 miliardi, ammontare pari al 91% circa del PIL e a 2,5 volte la capitalizzazione complessiva dei mercati di Borsa Italiana, MTA e AIM Italia (rispettivamente 600 e 6 miliardi).

Questa preferenza per la liquidità che non è quindi solo italiana non è in linea con gli obiettivi dell'Unione europea. La Consob ricorda il piano per l'Unione dei mercati dei capitali (Cmu) ha tra le sue finalità l'innalzamento della partecipazione dei risparmiatori ai mercati finanziari. Negli ultimi cinque anni, tuttavia, la partecipazione ai mercati finanziari, misurata dal rapporto tra gli strumenti finanziari detenuti in portafoglio e le disponibilità liquide, è rimasta sostanzialmente stabile sia nell'area euro sia in Italia. 

Un'altra considerazione che emerge dallo studio della Consob è che detenere eccessiva liquidità comporta un costo a livello sia collettivo sia individuale, quest'ultimo in termini di erosione del valore reale della liquidità legata all'inflazione e di costo opportunità connesso al mancato impiego in strumenti e prodotti finanziari potenzialmente più remunerativi. Questo si riflette in particolare sulla ricchezza netta (ossia la somma delle attività reali e finanziarie al netto delle passività finanziarie). Nel caso dell'Eurozona è cresciuta nel corso del 2020, grazie alla dinamica dei corsi azionari e obbligazionari sui mercati finanziari registrata nel secondo e nel terzo trimestre dell'anno. Ciò si è riflesso in un lieve calo del rapporto tra indebitamento e attività finanziarie, che per le famiglie italiane continua ad attestarsi su livelli stabilmente inferiori a quelli dell'area euro.  

Dalla fotografia scattata da Consob sulla base dei dati Eurostat emerge quindi (dall'esame combinato della propensione al risparmio e dell'allocazione della ricchezza finanziaria tra liquidità e strumenti dei mercati dei capitali) che in Italia ma anche in Spagna si registra una posizione "subottimale", caratterizzata da una minore propensione al risparmio e una maggiore incidenza delle disponibilità liquide.