Scenari
20:56, 14 dic 2021

Mercati, operatori più cauti ma le previsioni restano positive

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Operatori sul floor del New York Stock Exchange (NYSE)(Spencer Platt / Getty Images)
Operatori sul floor del New York Stock Exchange (NYSE)(Spencer Platt / Getty Images)

Il Sole 24 Ore - Radiocor

Dicembre all'insegna della cautela sui mercati finanziari. Lo segnalano gli operatori del mercato italiano nel consueto sondaggio mensile di Assiom Forex realizzato a fine novembre in collaborazione con Radiocor. La ripresa della pandemia, la corsa dei prezzi al consumo, il cambiamento di orientamento della Fed sulla politica monetaria, sono i principali fattori che fanno emergere le valutazioni più prudenti sull'andamento dei prezzi degli asset finanziari nei prossimi mesi.

Nell'ultimo sondaggio presso gli operatori italiani è scesa nettamente (dal 56% al 46%) la percentuale di coloro che prevedono ulteriori rialzi dei mercati azionari (rialzi che per il 4%, la quota degli irriducibili ottimisti, saranno in doppia cifra), mentre rimane stabile al 31% la percentuale di quanti scommettono su mercati stabili. Il rovescio della medaglia è il balzo di 10 punti, dal 13% al 23%, di quanti invece sono più pessimisti e indicano una prospettiva di ribassi del mercato azionario (l'1% degli operatori indica addirittura una flessione a doppia cifra).

La previsione, ricorda Massimo Mocio presidente dell'associazione Assiom Forex, ha un orizzonte di sei mesi. "Per molti è arrivato il momento dell'inversione di marcia e ritengono che l'azionario, dopo uno dei rally più duraturi di sempre, stia per prendersi una pausa di riflessione". La maggiore cautela del mercato comporta l'aspettativa di una maggiore volatilità dei corsi nei prossimi mesi. Il lento ma costante rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato americani, i T-bonds, la crescita stabile dei prezzi ma non dei salari e la presa di posizione più decisa da parte della Fed sul fronte dei tassi non escludono nemmeno lo spettro della stagflazione, una situazione che potrebbe creare qualche complicazione aggiuntiva al lavoro dei banchieri centrali, in particolare negli Usa.

Gli operatori italiani per quanto riguarda il mercato del reddito fisso e in particolare dei titoli di Stato italiani, ritengono che la risalita dei rendimenti che si è registrata nelle ultime settimane sarà contenuta grazie all'impegno della Bce a mantenere un orientamento espansivo visto che considera del tutto transitorio l'aumento dell'inflazione nell'Eurozona. Secondo l'88% del campione dell'Assiom Forex, il differenziale di rendimento tra i BTp decennali benchmark e i Bund tedeschi di analoga durata sono destinati a rimanere sotto il 'tetto' dei 150 punti base. Nel dettaglio c'è un sottogruppo che raccoglie il 76% del campione che indica una fascia tra 100 e 150 punti, forchetta all'interno della quale sta scambiando in questa primo scorcio di dicembre sul mercato secondario.

Rispetto al sondaggio del mese precedente si osserva un aumento della quota (dal 4 al 12%) di operatori che ipotizza un superamento durevole dei 150 punti base per lo spread BTp-Bund decennale. A novembre, inoltre, è cambiata in modo significativo rispetto al mese precedente, la prospettiva sul mercato dei cambi. Le valutazioni sull'andamento delle principali divise sono state influenzate dalle parole del presidente della Fed, Powell, che ha rafforzato le aspettative per la rimozione delle misure straordinarie espansive. L'avvio del cosiddetto 'tapering' era già scontato ma ora è più chiaro che accelererà e  i cambisti italiani hanno dovuto rivedere le loro stime.

Questo mese si è registrato un netto aumento, dal 20 al 51%, della quota del campione che si aspetta un'ulteriore flessione dell'euro contro dollaro dall'attuale soglia di 1,13 dopo essere stato scambiato a lungo nell'area di 1,20 con il biglietto verde nei mesi scorsi. Sul fronte opposto, rimane stabile al 20% la percentuale di quanti vedono un rialzo dell'euro mentre crolla dal 60% al 29% la percentuale di operatori che ritengono che il cross tra le due grandi divise rimarrà stabile. "Per i prossimi mesi l'euro é stimato stabile o in calo rispetto ai livelli attuali dall'80% degli intervistati - aggiunge Mocio - un segnale che riflette la direzione divergente della politica monetaria della Fed e della Bce".