Back Quelle radici che si diramano ovunque nel mondo. La ricetta vincente della G-local Open Innovation

14 mag 2024

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Quelle radici che si diramano ovunque nel mondo. La ricetta vincente della G-local Open Innovation

La storia che stiamo per raccontare abita in tutte quelle parti del mondo dove i luoghi acquistano una rilevanza strategica quando mettono in circolo idee, persone, tecnologie. Dall’America all’Italia: così i distretti, un tempo locali, diventano internazionali. È quanto avvenuto con i Sellalab, che compiono dieci anni e che raccontano una nuova via all’innovazione aperta.  

Viviamo in un mondo che corre a velocità aumentata rispetto al passato e che spesso ci impedisce di comprendere e decodificare fenomeni nuovi. Eppure abbiamo necessità di fotografare quello che avviene, anche partendo anche dai numeri e dalla loro rappresentazione. Benvenuti nel nostro nuovo longform, che è una multimedial edition. Infatti si tratta del primo longform data storytelling multimediale. Il contenuto di approfondimento è arricchito di numeri strutturati con mappe, grafici, visualizzazioni interattive. Uscirà con alcune puntate speciali nel corso dell’anno, alternandosi al tradizionale longform, ma valorizzerà visivamente i numeri trasformandoli in storie coinvolgenti. D’altronde i numeri hanno il potere di cambiare il destino di ogni persona e di ogni organizzazione, che poi è fatta di persone. Ecco perché il data storytelling dà un senso alle cose. Buona lettura e buona visione.

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Come fa un semplice gelato a diventare un modello di riferimento nel mondo sul fare impresa generando impatto sul territorio nel quale si produce? E come riesce un’azienda da challenger in pochi anni a sbaragliare la concorrenza dei competitor, superando i colossi consolidati nel tempo? E ancora, in che modo ottiene questo successo partendo da un contesto territoriale periferico rispetto agli hub di innovazione metropolitani?

Per rispondere a questa domanda voliamo negli Stati Uniti e incontriamo Ben & Jerry's (nella foto di Ted Dully i due fondatori - Credits: The Boston Globe via Getty Images). Si tratta di un gelato in vaschetta oggi molto conosciuto sul mercato americano e che in pochi anni ha sbaragliato i concorrenti. «Alla fine gli ingredienti per fare le cose per bene sono sempre gli stessi. Bisogna partire dalle persone, dentro e fuori l’azienda. Quindi dipendenti e clienti. E poi devi avere un’ossessione per le materie prime, una cura maniacale del dettaglio, un amore viscerale nei confronti della tua terra e della comunità nella quale sei nato e vivi». Sembra facile, ma in fondo è assai difficile. Eppure è questa la ricetta vincente raccontata da due amici per la pelle, due hippy impegnati negli anni ’70 nelle campagne contro la guerra durante l’invasione del Vietnam e che nel 1978 in un garage dell’estrema periferia dell’impero americano decidono di fare impresa insieme. Ma di intraprenderla in modo diverso. Da quel garage preso in affitto dove iniziano a fare gelati in tre anni si ritrovano in copertina su Time e in quindici anni – siamo a metà degli anni ’90 – arrivano a generare un fatturato di 150 milioni di dollari, superando il leader del mercato di allora Haagen Dazs. Ma procediamo con ordine. Tutto inizia nel Vermont, stato montano a nord di Boston. Con un corso per corrispondenza di 5 dollari tenuto in un piccolo gelatificio presso la Penn State University e un investimento iniziale di 12000 dollari (di cui 4000 presi in prestito), Ben Cohen e Jerry Greenfield aprono ‎la loro prima gelateria. Lo fanno lontani dalle vie patinate del centro cittadino, preferendo invece una piccola stazione di rifornimento ristrutturata a Burlington, poco più di quarantamila anime nella contea di Chittenden. Siamo a 72 chilometri a sud dal confine con il Canada e a 151 chilometri a sud di Montréal. Insomma, il gelato a stelle e strisce rinasce in un luogo geografico che – meteorologicamente parlando – non è poi così invitante, segnato da inverni rigidissimi ed estati continentali. Eppure si può fare la differenza anche in condizioni avverse. Basta mettere in circolo i valori di una comunità. Negli anni i due amici e soci in affari si espandono e diventano una delle più grandi aziende americane per la produzione del gelato in vaschetta. E nel tempo il rapporto con il territorio continua ad alimentare quella scintilla iniziale di entusiasmo. Fin dalle sue origini Ben & Jerry's ha avuto un legame profondo – quasi viscerale – con il Vermont. Lo Stato da sempre ha una fiorente agricoltura lattiero-casearia che è stata preservata dallo smantellamento grazie a una serie di leggi statali. E lo stesso vale per l’altra industria tipica: la silvicoltura. Lo Stato e le organizzazioni no-profit incoraggiano attivamente la ricrescita e un'attenta gestione delle aree boschive: oltre il 78% del territorio è ricoperto da foreste rispetto al 37% del 1880, quando l’allevamento ovino era al suo apice e grandi quantità di terreno venivano bonificate per il pascolo. Questo atteggiamento attento al territorio è stato incarnato dalla Ben & Jerry's che per il proprio gelato sin da subito ha utilizzato solo prodotti locali, impegnandosi nelle relazioni con i produttori locali per l’approvvigionamento delle materie prime. Inoltre ha incarnato quel sentimento di attenzione al territorio e a un modello economico sostenibile proprio del Vermont. 

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Il concept sin dagli esordi è stato semplice e ambizioso: produrre il miglior gelato usando solo ingredienti di alta qualità a un prezzo accessibile a tutti. L'insegna “Vermont's Finest All Natural Ice Cream” ha subito un successo clamoroso. I due acquistano prodotti come il latte da allevamenti che non utilizzano ormoni, sostengono iniziative non solo nel Vermont e negli Stati Uniti ma anche fuori, come ad esempio quelle iniziative a difesa della Rainforest, ossia della foresta pluviale amazzonica. I coni gelati li acquistano da una comunità di senza tetto, le nocciole da un’organizzazione brasiliana associata al Rainforest, i frutti di bosco da una comunità di nativi americani. Quando il governo americano decide di ridurre i sussidi agli agricoltori e il prezzo del latte si abbassa, Ben & Jerry's continuano a pagarlo alla stessa cifra, garantendo ai produttori le condizioni precedenti. Inoltre i due aprono stabilimenti in zone depresse. Gli addetti impiegati negli impianti chiusi per la manutenzione vengono tenuti comunque in organico. Ma c’è di più. Destinano l’1% degli utili ante imposte ad iniziative per la pace e per la riduzione delle spese militari, il 5% degli utili viene destinato all’acquisto di azioni proprie da distribuire gratuitamente ai collaboratori. Oggi, a distanza di oltre quarant’anni, quello di Ben & Jerry's è ancora uno degli esempi più virtuosi di come fare impresa mantenendo alti valori come: l’etica, valorizzando il territorio e i produttori locali, costruendo una catena del valore che restituisce non solo dignità, ma impreziosisce il ruolo di ogni singolo attore della filiera. Dall’America all’Italia, da Burlington al Piemonte. Ora facciamo un salto attraversando l’oceano Atlantico e atterriamo in quel territorio molto simile al Vermont, dove le Alpi fanno da sfondo a boschi verdissimi e di inverno innevati e dove c’è una città che diventa comunità, vera e propria espressione del tessuto produttivo del territorio: Biella. 


Gli innovation district
Al giorno d’oggi il ruolo delle aziende è preminente nelle economie dei territori. Le imprese, di qualsiasi natura esse siano, hanno un ruolo decisivo per recuperare, rivitalizzare e conferire ai luoghi una trasformazione positiva. L'obiettivo è creare una sinergia dinamica in cui le imprese collaborano attivamente con le comunità locali per promuovere lo sviluppo sostenibile, l'inclusione sociale e la crescita economica. Per questo si vanno creando degli innovation district al cui centro vi è l’azienda e la sua capacità attrattiva: le nuove alleanze che si strutturano non sono delle semplici partnership che hanno degli scopi comuni, ma delle vere e proprie reti che hanno una visione sistemica molto più ampia. Secondo la definizione di Katz & Wagner gli Innovation District sono aree geografiche dove istituzioni e aziende all'avanguardia si concentrano e si collegano con start-up, incubatori aziendali e acceleratori. L’esempio lampante è quello della Silicon Valley, ma nel mondo ce ne sono altri. In Italia sta diventando un paradigma virtuoso il MIND di Milano, nell’area dell’Expo. Si possono identificare tre tipi di Innovation District: Urbanized Science Park, un modello situato in zone suburbane e extraurbane; Anchor Plus Model, un modello che si sviluppa nelle zone più centrali della città; infine il modello Re-Imagined Urban Area, un modello che si concentra in zone industriali più vecchie della città. 

Mappa

Sellalab – sede di Biella

Nel 2013, Stefano Azzalin e Simone Marino, già operanti all'interno del gruppo Sella, fondano Sellalab. Il momento simbolico che ha segnato l'inizio è stata l'apertura del suo spazio fisico nel Lanificio Maurizio Sella. Questo spazio è stato un catalizzatore che ha favorito la connessione tra passato e presente, stimolando un'evoluzione coesa.

Sellalab – sede di Lecce

Un luogo di incontro e di lavoro nel quale è presente una community formata da professionisti, esperti di digitale, startup e innovatori. Un luogo di lavoro ma soprattutto un luogo di networking ideale per ampliare le opportunità di business, connettersi e contaminarsi con altre professionalità.

Sellalab – sede di Salerno

La sede di Salerno nasce all’interno dello storico Palazzo delle Poste di Salerno, un edificio nel cuore della città e proiettato sul mare. All’interno della struttura, tradizione ed innovazione si fondono per supportare il lavoro di team aziendali, professionisti digitali e startup che vivono quotidianamente gli spazi.

Sellalab – sede di Padova

La sede di Padova, in piazza Prato della Valle 72, ha raccolto professionisti e startup con l’obiettivo di costituire un network di competenze innovative al servizio del tessuto imprenditoriale del Nord-Est. Negli anni si è specializzato in soluzioni innovative in ambito marketing a supporto delle piccole e medie imprese.

Sellalab – sede di Torino

Sellalab ha operato sul territorio attraverso iniziative speciali quali il progetto OpenPMI, il primo percorso d’innovazione che, partendo dai principi dell’open innovation, unisce il talento di giovani laureati alle esigenze delle piccole e medie imprese italiane. Per il 2024 è prevista l’inaugurazione della nuova sede.

Open Innovation per un mercato emergente

L'open innovation, cioè la capacità delle aziende di aprirsi all’innovazione che arriva dall’esterno, ha intrapreso nel tempo una costante trasformazione: nel corso degli anni si è allontanata dall'approccio tradizionale centrato sull'azienda per abbracciare una visione più ampia e inclusiva. In questo nuovo paradigma, l'innovazione non è più limitata ai confini interni dell'organizzazione, ma si estende oltre, coinvolgendo una molteplicità di attori e creando quelle reti di innovation district di cui abbiamo parlato.

Valore del mercato e dei servizi di Open Innovation in Italia

L'adozione diffusa dell'Open Innovation ha dato vita a un mercato emergente, con un valore stimato in 700 milioni di euro solo in Italia, caratterizzato da complessità ed eterogeneità.

Le aziende devono navigare tra un’ampia gamma di servizi offerti da professionisti e service provider, ognuno con un approccio unico. La competizione in questo mercato richiede non solo una chiara comprensione delle proprie esigenze, ma anche una capacità di valutare in modo critico le competenze e le proposte dei potenziali partner dell’Open Innovation.

Il valore dei luoghi

Biella rappresenta un paradigma virtuoso di cicli industriali che hanno segnato numerose rinascite e hanno portato la città oggi a possedere una competenza unica e in continua evoluzione. Sin dai tempi antichi la posizione geografica privilegiata di Biella ha alimentato la nascita di un'industria tessile unica. Durante il Settecento Biella era uno dei poli più importanti per la produzione lanifera, sollecitato anche dall’innovazione del telaio meccanico importato da Pietro Sella. Con l’arrivo dei processi industriali nell’Ottocento le aziende lanifere si espandono e nuove figure imprenditoriali – come Sella, Piacenza e Ambrosetti – guidano Biella verso il successo e verso i giorni nostri. Nel 2017 il distretto ha esportato prodotti tessili per quasi 1,5 miliardi di euro. 

5,17%

Le startup innovative sul totale delle nuove società

Le startup innovative rappresentano una parte fondamentale del settore economico: non solo portano innovazione e progresso, ma sono anche il motore trainante di alcuni settori chiave

10°

Posto nella classifica delle province più innovative

Essere classificati al decimo posto significa essere tra le province che si distinguono per l'innovazione, ma che allo stesso tempo hanno ancora un importante potenziale di crescita

31

Le startup innovative

Nonostante le sfide e i rischi associati alla creazione di una startup, l'attrattiva di intraprendere questo percorso è in continua crescita

Il localismo che guarda al mondo

Il tessuto sociale biellese si caratterizza per un welfare composto da una rete di aziende, imprese sociali, associazioni e fondazioni che contribuiscono a creare un "distretto del benessere". La Fondazione CR Biella, l'associazione Tessile Salute e Uncem forniscono supporto al territorio così come nuovi pivot come Città Studi, Its Tam, Sellalab e la Fondazione Pistoletto-Cittadellarte hanno promosso nuove opportunità nell'ecosistema locale. Nonostante la diminuzione numerica nel settore tessile dal 2000 al 2021 di circa il 50%, aziende storiche come Ecofuture, Reda e Vitale Barberis Canonico si sono reinventate sia a livello di prodotto che di processo, dimostrando che l'innovazione e la strategia mirata possono guidare la sopravvivenza e la prosperità. Un caso di rinascita, ad esempio, è quello dell’ex lanificio del gruppo Sella che dopo l’acquisizione nel 1998 è diventato un punto di riferimento tecnologico per la città, con la nascita del Sellalab. L’economia biellese, nonostante tutto, ancora oggi è ancorata al tessile e registra il miglior risultato a livello regionale. Nel primo trimestre del 2022 i numeri sono in aumento con un +8% di produzione e +9,9% di fatturato. Anche il settore tessile-abbigliamento non è da meno e mostra segnali incoraggianti con una crescita nel quarto trimestre 2021 (+15,3% produzione, +22,3% fatturato) con l’export che traina lo sviluppo. Tutto l’export del settore manifatturiero è in miglioramento (+4,3%) e i mercati di sbocco sono la Germania e la Francia in UE e la Cina e la Turchia extra UE.

9,2 MLD €

L’export complessivo del Piemonte Orientale

Risultati significativi, questi, che confermando la robustezza e la diversificazione dell'economia della regione

+23%

Aumento dell’export nel settore tessile biellese

Questi risultati positivi evidenziano una ripresa significativa del settore dopo un periodo di sfide, a dimostrazione della sua capacità di adattamento alle nuove dinamiche globali

50,6%

Le destinazioni extra-UE del comparto tessile biellese

Le destinazioni extra-UE rappresentano un elemento cruciale per l'export: consentono infatti di sfruttare le opportunità di crescita dei mercati emergenti e consolidati

+24%

Aumento delle esportazioni nel 2022

Degna di nota è la performance della provincia di Biella, che ha registrato un'impennata del confermando il suo ruolo di rilievo nell'ambito regionale

+17,2%

Crescita della produzione nel 2022 rispetto al 2021

Nel corso del 2022, l'area ha mostrato un notevole slancio nelle esportazioni, superando i 12 miliardi di euro rispetto all'anno precedente

-1,8%

Dato della produzione nel 2023

Tuttavia, nel corso del 2023, si è assistito a una lieve frenata, con Biella che ha segnato un calo nella produzione, in linea con una tendenza nazionale nel settore tessile-abbigliamento

Tuttavia nel corso del 2023 si è assistito a una lieve frenata, con Biella che ha segnato un calo nella produzione, in linea con una tendenza nazionale nel settore tessile-abbigliamento. L'apertura di nuovi corsi di studio progettati sulle esigenze del territorio, attraverso una convenzione tra Città Studi, la Città di Biella, la Fondazione CRB e l'Università di Torino, dimostrano l’impegno per la formazione e gli investimenti sul territorio. Tutto ciò ha portato a una multidisciplinarietà che consente alla città di possedere quella resilienza necessaria a superare i momenti storici avversi. Se si leggono le informazioni fornite da Eurostat sull’economia del territorio emergono chiaramente segnali di una crescita modesta negli ultimi anni, considerando sia l'effetto contrattivo della pandemia che le tendenze nazionali. 

Esportazione di prodotto nella provincia di Biella

Secondo i dati Eurostat sull'economia di Biella, emergono chiaramente segnali di una crescita modesta negli ultimi anni, sia a causa della pandemia che del contesto storico attuale.

Il valore aggiunto lordo mostra una sostanziale stabilità nel periodo dal 2018 al 2021. Al contrario, il PIL evidenzia una crescita del 5,14% nel periodo dal 2014 al 2021, passando da 4.545,29 milioni di euro nel 2014 a 4.779,11 milioni di euro nel 2021. Questi dati riflettono la resilienza di Biella ma sono necessarie strategie per sostenere la crescita.

Il valore dei Sellalab

La resilienza biellese deriva non solo dalla sua storia e dal suo saper fare, ma anche dal continuo investimento delle aziende del posto nel territorio. L’open innovation di Biella permette al territorio di mantenere un ruolo importante all’interno del Piemonte e di tutto il Nord-Italia. Al centro dei progetti Sella c’è il Sellalab nato nel 2013 e ormai diventato un incubatore di innovazione a livello nazionale con 5 sedi, 12 istituzioni partner e 20 università nella rete. Sellalab ha attraversato un'importante evoluzione storica in questi undici anni, adattando il proprio modello per affrontare le sfide emergenti dell'innovazione. Questo processo di adattamento ha segnato una fase di trasformazione significativa, caratterizzata da iterazioni strategiche e aggiornamenti per mantenere un alto tasso di competitività. Tale evoluzione non solo ha contribuito a rafforzare la posizione di Sella come leader nell'ecosistema dell'innovazione, ma ha anche favorito la sua capacità di anticipare e rispondere alle mutevoli esigenze del mercato e dei clienti. 

2013
Apre la sede di Sellalab a Biella
Apre la sede di Sellalab a Biella
event-2013

Nel 2013, Stefano Azzalin e Simone Marino hanno fondato Sellalab, rispondendo alla sfida di innovazione lanciata da Banca Sella. Il loro obiettivo era chiaro sin dall'inizio: ridefinire il concetto di banca, abbracciando l'innovazione e rivoluzionando i modelli di business aziendali. In un'epoca in cui il coworking e lo smart working erano ancora agli inizi, Sellalab ha presentato una visione audace del futuro, mirando a portare innovazione utile e sostenibile alle imprese, anticipando i trend futuri e adattandoli alle esigenze delle PMI.

2015
Nasce HYPE e apre il Sellalab di Lecce
Nasce HYPE e apre il Sellalab di Lecce
event-2015

Uno dei successi più significativi di Sellalab è stato il contributo allo sviluppo di Hype, una fintech che ha rivoluzionato il settore. Fondata sulla base dell'innovativa idea di Appersonam, si propone come la prima digital banking mobile only, focalizzata su un pubblico giovane. Il suo team fondatore è stato supportato e incubato per quattro mesi a Biella, grazie all'intervento di Sellalab. Nel 2017 ha raggiunto un milione di clienti. Sempre nel 2015 Sellalab si espande aprendo la prima filiale a Lecce.

2017
Sellalab crea il Fintech District
Sellalab crea il Fintech District
event-2017

Nasce nel quartiere Isola di Milano il Fintech District grazie alla collaborazione tra Sellalab e Copernico. Coinvolge i più importanti attori dell’ecosistema fintech italiano con l’obiettivo di rappresentare la comunità fintech italiana, favorire lo sviluppo delle aziende fintech in Italia e in Europa e far crescere l’ecosistema finanziario del futuro. Negli anni ha collaborato con più di 290 aziende fintech rappresentando una comunità molto ampia che copre più del 50% del panorama fintech italiano.

2018
Voice Banking e Sellalab a Salerno
Voice Banking e Sellalab a Salerno
event-2018

La sede di Salerno nasce all’interno dello storico Palazzo delle Poste di Salerno, un edificio nel cuore della città e proiettato sul mare. All’interno della struttura vivono gli spazi professionisti digitali e startup che sfruttano il network del Sellalab. Nello stesso anno Banca Sella lancia uno dei primissimi servizi Voice Banking in Italia. Tramite l’app Banca Sella i clienti possono tenere sotto controllo il conto ed effettuare operazioni utilizzando semplicemente la voce.

2020
Apre il Sellalab a Padova e la Sellalab Academy
Apre il Sellalab a Padova e la Sellalab Academy
event-2020

Nel cuore della città in Piazza Prato della Valle, presso l'Ex Foro Boario, nasce il quarto Sellalab un luogo storico che si apre al futuro per ospitare giovani imprenditori, team di startup, liberi professionisti. Nasce anche il Sellalab Academy, figlia di quel sentimento di Open Innovation. La nuova scuola offerta dal gruppo Sella aiuta giovani professionisti a promuovere la cultura dell’innovazione.

2022
Nasce Sellalab Open Coworking
Nasce Sellalab Open Coworking
Event-2022

Presso il Lanificio Maurizio Sella a Biella nasce il Sellalab Open Coworking uno spazio completamente aperto e ristrutturato in cui giovani professionisti digitali, start-up e aziende lavorano insieme all’interno di quel che fù l’ex stabilimento di produzione della lana. Questo passo ha evidenziato ancora una volta la grande attenzione di Sella nei confronti del territorio e dei meccanismi virtuosi di resilienza.

Sellalab e quello che verrà

Sin dalla nascita del Sellalab i cittadini di Biella hanno iniziato a vedere il gruppo Sella non solo come un’istituzione bancaria, ma come un motore dell’innovazione. Attraverso i Sellalab e l’Open Coworking sono state aperte le porte alla comunità locale organizzando eventi e corsi di formazione gratuiti: nel 2020 ci sono stati ben 7500 partecipanti agli eventi digitali. Ciò ha permesso di favorire le competenze digitali dei giovani, dei lavoratori e degli imprenditori. Le cinque sedi del Sellalab testimoniano la missione etica: sostenendo le aziende e il loro impatto positivo sul territorio, si crea una relazione sana con le imprese che contribuisce a rendere prospero il territorio. La strategia adottata all’interno dell’ecosistema è trasversale a tutte le sedi di Sellalab e ha l'obiettivo di avvicinare le piccole medie imprese al territorio per rivitalizzarlo grazie ad un’innovazione purpose-driven che sostenga la crescita verso un’economia più sostenibile per le persone e l’ambiente. 

10.372

Stakeholders entrati in contatto con Sella

Grazie alle iniziative del Sellalab professionisti digitali e aziende sono riusciti a fare rete e ampliare le proprie conoscenze

82

Numero iniziative locali e nazionali organizzate

I centri Sellalab non sono solo incubatori di eccellenze locali ma dei centri di formazione dove è possibile organizzare e assistere a iniziative uniche

125

Numero partnership locali e nazionali create

Grazie ai Sellalab molte aziende e professionisti riescono a sfruttare la rete creata nei centri per migliorare il proprio lavoro e la propria rete di conoscenze

Nuove generazioni connesse

In questo longform abbiamo capito che i Sellalab hanno giocato un ruolo decisivo sull’evoluzione digitale delle comunità locali e sulle economie dei territori. Per saperne di più leggete anche il nuovo report del Politecnico di Milano e intitolato “G-local open innovation”, realizzato in occasione del decennale del Sellalab (lo trovate qui). Restando su Biella, abbiamo raccontato come il gruppo Sella abbia introiettato i valori del territorio biellese e li abbia valorizzati consolidando la posizione ed esportando il modello in tutta Italia. Ma c’è di più. Quello che è stato messo in campo è un meccanismo virtuoso che ripensa il ruolo degli spazi, accelerando le trasformazioni. In fondo è questo il senso dell’open innovation quando incontra i territori. Così quei distretti da locali diventano reticolari, connessi, liquidi. Insomma, glocal. «I tempi del cambiamento dirompente richiedono un approccio collaborativo anche in uno degli ambiti aziendali più inaccessibili: la strategia. Oggi le soluzioni non possono essere soltanto circoscritte alla stanza dei bottoni e limitate al consenso del comitato esecutivo. Vanno portate all’attenzione delle persone». Così ha affermato Christian Stadler, docente della Warwick Business School nel suo libro Open Strategy. Perché oggi le migliori imprese hanno adottato un modo nuovo di fare strategia. «Invece di relegare le decisioni dentro la stanza dei bottoni, le aprono all’esterno, coinvolgendo gruppi più ampi di stakeholder. È il tempo delle alleanze trasversali. Non abbiamo più bisogno di silos, ma di ecosistemi integrati», hanno scritto James Bamford, Gerard Baynham e David Ernst sulla testata specializzata di management Harvard Business Review. Così oggi le migliori innovazioni si declinano in una prima persona plurale, nascono in contesti impensabili e si esplicitano dalla contaminazione di talenti. Così la strategia vincente abbraccia tutta l’organizzazione ed è distribuita, pervasiva, reticolare. Di più. È allargata anche alla filiera di fornitori e terze parti, coinvolge i clienti e persino i competitor. Lo raccontano anche i distretti nostrani, che da sempre raccontano la rilevanza dei luoghi per scrivere le nuove pagine di futuro.

I distretti industriali italiani

Sono 141 i distretti industriali identificati dall’Istat. Costituiscono circa un quarto del sistema produttivo del Paese e impiegano circa un terzo dell’occupazione complessiva. I distretti del Made in Italy sono 130, ben il 92,2% dei distretti industriali del Paese; sono maggiormente presenti nei settori della meccanica (il 27,0%), tessile-abbigliamento (22,7%), beni per la casa (17,0%) e pelli, cuoio e calzature (12,1%). Il maggior numero di distretti (45) è localizzato al Nord-est, tradizionalmente l’area territoriale di riferimento del modello distrettuale italiano.

Quindi tutto parte dai luoghi. Perché in questo tempo connesso i luoghi paradossalmente ci attraggono come calamite. E dai luoghi partono le rivoluzioni di valore che legano le comunità e i nuovi distretti reticolari segnati dall’innovazione costante. Persone e luoghi disegnano così l’open innovation, che diventa glocal. È la visione plurale. Lo ha sostenuto recentemente anche il Word Economic Forum a Davos, negli ultimi summit dopo l’emergenza pandemica che ha segnato il mondo intero. «Nessuna istituzione o individuo da solo può affrontare le sfide di questo tempo. Oggi nessuno si salva da solo». Più che un monito, una regola oggi imprescindibile per abitare questo mondo interconnesso e quanto mai instabile.