Scenari

Lagarde: un'economia digitalizzata ha un minore tasso di disoccupazione

23 Nov 20
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Il Sole 24 Ore - Radiocor

Un nuovo modello di crescita sostenibile basato sulla digitalizzazione porterà nell'arco di pochi anni a ridurre il tasso di disoccupazione. Ne è convinta la presidente della Bce Christine Lagarde che in un intervento ad un convegno cita una ricerca secondo la quale le economie più digitalizzate registrano un tasso di disoccupazione più basso. Questo ovviamente significa un percorso di trasformazione e una transizione che non avviene senza costi in termini di perdita di posti di lavoro.

Lagarde ritiene affidabile una stima secondo la quale l'accelerazione della digitalizzazione in corso, a seguito della pandemia Covid-19, porterà alla distruzione di 85 milioni di posti di lavoro in 26 paesi entro il 2025 ma nello stesso arco di tempo ne creerà 97 milioni, con un saldo positivo, dunque, di 12 milioni di posti. E' uno scenario forse troppo ottimistico quello che illustra Lagarde aggiungendo che vanno accesi i motori del cambiamento per avere un nuovo sistema economico in grado di creare tanta nuova occupazione.

In Europa in particolare, spiega, i due motori sono l'innovazione e l'educazione. L'innovazione deve riguardare innanzitutto le imprese per le quali deve essere approntato un terreno di gioco livellato. Le nuove imprese, ricorda Lagarde, rappresentano circa un quinto dell'occupazione ma quasi la metà dei nuovi posti di lavoro creati. A giudizio della presidente della Bce se si vogliono fare emergere nuove imprese innovative post pandemia i governi dovranno rimuovere le barriere nei loro confronti non soltanto allentando quelle regolamentari ma anche creando un ambiente competitivo dinamico.

Quello di cui le imprese giovani hanno bisogno secondo Lagarde non è solo la possibilità di entrare facilmente nel mercato ma anche di crescere rapidamente. L'esempio è quello dei centri di attrazione di imprese negli Stati Uniti, come nella regione di Boston, capitale mondiale del biotech, dove il vantaggio evidente è quello di avere un mercato unico. Quello di cui ha bisogno l'Europa e che va completato. Lagarde parlando di mercato unico fa riferimento al capitolo del mercato unico dei capitali: dopo la pandemia non ci possiamo più permettere di dire 'sarebbe bello averlo' - osserva in sintesi - bensì 'dobbiamo averlo'.

La frammentazione dei mercati nazionali è proprio il motivo per cui nella fase delicatissima del primo sviluppo delle imprese innovative, il cosiddetto early stage, in Europa scarseggia il capitale di rischio fornito dai venture capitalist molto più presenti invece negli Usa. Avere una massa critica come un mercato unico, spiega Lagarde, significa avere un maggior flusso di progetti innovativi che compensa, per gli investitori, il fatto che la maggioranza di questi non raggiungerà il successo. L'altro motore per una crescita sostenibile è quello dell'istruzione.  Per la numero uno della banca di Francoforte l'istruzione serve a formare lavoratori capaci di utilizzare le nuove tecnologie e accedere così ai nuovi posti di lavoro, oltre che per riconvertire la forza lavoro esistente. La digitalizzazione infatti ha una controindicazione: rischia di ridurre la parità di opportunità tra lavoratori.

Nella prima metà del 2020 la forza lavoro si è ridotta di circa il 7% considerando i lavoratori con minori competenze e solo del 5,4% per coloro con competenze medie; è invece cresciuta del 3,3% considerando i lavoratori con alte competenze. I posti di lavoro 'da remoto', aggiunge Lagarde, tendono infatti ad essere ad alta competenza. Investire in istruzione e formazione sarà quindi indispensabile così come favorire l'innovazione in un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Per raggiungere questi obiettivi secondo la banchiera francese servono azioni politiche decise che 'sono al di là della portata della politica monetaria, ma che certamente influenzeranno il contesto in cui le banche centrali operano'.  Spetta quindi alla politica europea favorire il cambiamento, conclude Lagarde professandosi fiduciosa e parafrasando lo scrittore Antoine de Saint-Exupery: "il compito non è prevedere il futuro ma renderlo possibile".