Percorso 3 - Mutui La storia delle case a un euro

Percorso 3 - Mutui La storia delle case a un euro
Mutui, un percorso per Clienti Premium
29 Apr 21

Negli ultimi anni si è spesso sentito parlare delle "case a un euro": abitazioni in paesini quasi completamente spopolati, messe in vendita a cifre simboliche dalle amministrazioni locali per attrarre nuovi abitanti ed evitare la distruzione del patrimonio immobiliare dei centri storici. Delle "case a un euro" si leggono notizie sui giornali locali, nazionali e internazionali quando i progetti vengono annunciati e pubblicizzati, ma si sa meno di cosa comporti in pratica l'acquisto di una casa a un euro e quante poi vengano effettivamente vendute: non sempre questi progetti hanno avuto il successo sperato, anche se in qualche caso le cose sono andate bene.

In Italia, nel corso della seconda metà del Novecento, si è verificato un enorme fenomeno di migrazione interna, quasi a senso unico, che dai piccoli centri abitati lungo la penisola ha portato milioni di persone a concentrarsi nelle città più grandi e nelle loro aree metropolitane. Semplificando, le migrazioni hanno seguito i grandi processi di industrializzazione dell'economia, che hanno riguardato principalmente le regioni del Nord: le fabbriche costruite a partire dal dopoguerra avevano bisogno di lavoratori e per decenni le persone hanno lasciato le regioni più povere del paese per spostarsi verso quelle più ricche. Questo fenomeno, però, ne ha prodotto uno complementare di spopolamento delle regioni e dei paesi più isolati, dove il lavoro era sempre meno e i servizi sempre più carenti. Intere famiglie si sono trasferite a centinaia di chilometri di distanza dai loro luoghi di origine e le case che possedevano, con il passare del tempo, sono rimaste disabitate e in molti casi abbandonate. 

Oggi, i centri storici di tantissime cittadine in tutta Italia e interi paesi sono disabitati o semi disabitati, con case malandate o non più abitabili e conseguenze per i pochi abitanti rimasti. In questo contesto, negli ultimi anni, sono nate le iniziative di alcuni sindaci di vendere le case vuote o abbandonate a cifre simboliche e bassissime: per attrarre investimenti e nuovi abitanti.  

Sindaci siciliani, sardi e campani hanno in più occasioni lanciato progetti legati alla vendita di case a prezzi simbolici, attirando l'attenzione anche di molti stranieri, affascinati dall'idea di comprare casa in un antico borgo italiano. Solitamente quelle messe in vendita sono abitazioni in stato di abbandono, che richiedono una ristrutturazione profonda e immediata che il proprietario dell'immobile non è in grado sostenere. Le amministrazioni comunali di solito organizzano le vendite, facendo da intermediari o cedendo direttamente proprietà di cui sono in possesso. L'acquisto delle case a un euro è tuttavia legato a progetti che hanno la finalità di salvaguardare il patrimonio immobiliare dei centri maggiormente spopolati: chi compra casa, quindi, deve solitamente impegnarsi a prendersene cura in tempi rapidi e rispettando certe regole.

I bandi per la vendita di case a un euro variano di comune in comune, ma specificano di solito una tabella di marcia piuttosto precisa per la preparazione di un progetto di ristrutturazione e l'inizio dei lavori, che in alcuni casi devono essere affidati a manodopera locale. È possibile inoltre che il comune richieda una polizza fideiussoria di alcune migliaia di euro, da restituire al termine dei lavori, per incentivare gli acquirenti a impegnarsi nei lavori di ristrutturazione e scoraggiare operazioni di speculazione immobiliare.

A proporre le case a un euro fu per primo Vittorio Sgarbi nel 2010, quando era sindaco del comune siciliano di Salemi, in provincia di Trapani. Salemi era stato uno dei centri colpiti dal terremoto del Belice del 1968 e il comune mise in vendita decine di immobili abbandonati e da ristrutturare, per attrarre nuovi abitanti. Il progetto di Salemi fallì per via di questioni giudiziarie legate allo stato di degrado degli immobili in vendita e al pericolo di crolli, ma negli anni successivi diverse amministrazioni hanno provato a seguire la stessa via. 

Uno dei casi di cui si è maggiormente parlato è stato quello di Sambuca, in provincia di Agrigento, dove tra il 2018 e il 2019 sono state vendute decine di case a prezzi molto bassi grazie a un progetto dell'amministrazione comunale che ottenne particolare successo dopo che fu raccontato da CNN. Le offerte per le case di Sambuca erano arrivate da tutto il mondo e una delle abitazioni in vendita è stata acquistata dal network televisivo statunitense Discovery Channel per utilizzarla in un programma in cui l'attrice Lorraine Bracco famosa per aver interpretato Karen in Quei bravi ragazzi e la psicanalista Jennifer Melfi ne I Soprano aveva il compito di ristrutturarla.

Nel complesso, è difficile dire se i progetti legati alle case a un euro stiano riscuotendo successo o se siano destinata a fallire, perché dipende in gran parte dalle singole realtà locali. Nel mese di aprile del 2021 il comune di Maenza, tremila abitanti sui monti Lepini in provincia di Latina, a metà strada tra il capoluogo e Frosinone, ha avviato un "Patto per il Centro Storico" per il recupero delle abitazioni del borgo medievale. Sull'altro versante dei Lepini, quattro anni prima, il comune di Patrica aveva tentato una strada simile, mettendo a disposizione sul sito del comune gli annunci delle case in vendita a un euro: dopo due anni, su 38 case individuate dal comune ne era stata venduta solo una, e il progetto era stato sospeso. Altre iniziative ancora in corso sono elencate sul sito casea1euro.it

Oltre alle iniziative spontanee dei comuni italiani, finora non coordinate a livello nazionale, ci sono bandi su più larga scala come quello presentato il 19 marzo 2021 per l'assegnazione in concessione di cento case cantoniere in prevalenza di Sardegna, Lombardia, Abruzzo, Toscana e Lazio sparse sulle strade statali di cui Anas ha o aveva la competenza sulla manutenzione. L'iniziativa di Anas punta al recupero e alla trasformazione degli immobili attraverso la conservazione del proprio ruolo storico di case cantoniere, caratterizzate dal rosso pompeiano codificato a livello ministeriale, dalle targhe che riportano l'indicazione della strada statale e il numero del chilometro dove sorgono. Oltre al recupero, l'assegnazione prevede la realizzazione di proposte ricettive, di ristorazione o di ricarica dei veicoli elettrici.