Scenari
10:56, 13 apr 2021

Innovazione, sicurezza e facilità d'uso stanno spingendo gli italiani a usare i pagamenti elettronici

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Un cliente paga in un negozio usando il suo smartphone (Getty Images)
Un cliente paga in un negozio usando il suo smartphone (Getty Images)

A cura di FEduF

I pagamenti elettronici e digitali sono un mondo invisibile al quale accediamo con un semplice gesto: usare uno strumento di pagamento differente dal denaro contante. Le persone in tutto il mondo e in particolare in Italia non cambiano volentieri le proprie abitudini, così monete e banconote, che fanno parte del nostro quotidiano da oltre cinquecento anni, rimangono ancora il mezzo più utilizzato per regolare lo scambio di beni e servizi.
 
Ma le cose stanno cambiando poiché innovazione, sicurezza, velocità e facilità d'uso hanno portato le persone a utilizzare sempre di più carte, smartphone e siti delle banche per effettuare le loro transazioni. I numeri parlano chiaro: in Italia nel 2020 i pagamenti digitali, nonostante il calo dei consumi di oltre il 13%, hanno raggiunto i 5,2 miliardi di transazioni, passando dal 29% al 33% del valore totale. A crescere sono stati soprattutto i pagamenti contactless (+29%, a quota 81,5 miliardi) e, ancor più, quelli con smartphone e wearable (+80%, oltre 3,4 miliardi).
 
COVID19 ha portato a rivedere profondamente la nostra quotidianità e le misure di contenimento della diffusione del virus durante lo scorso anno hanno dimostrato quanto possa essere utile, anche dal punto di vista sanitario, il poter usare forme di pagamento alternative al contante.
Secondo un'elaborazione condotta per il Sole 24 Ore da Federdistribuzione e relativa al periodo del lockdown e al solo comparto alimentare (in quei giorni la vendita di altri beni era in gran misura sospesa), nei giorni di massima emergenza sanitaria la percentuale di spesa pagata con carte di credito, debito o fedeltà è passata dal 57% del dato medio 2019 al 68%. Sempre durante la clausura, l'incidenza delle transazioni eseguite con carte di credito è salita dal 42 al 48%.
 
La riapertura di gran parte degli esercizi commerciali e il ritorno agli acquisti di prossimità nel periodo successivo al lockdown non hanno riportato gli italiani alle precedenti abitudini di pagamento. Nonostante mesi di chiusure, gli acquisti in modalità contactless con carta nel corso del 2020 sono saliti del 29% in termini di valore transato, raggiungendo 81,5 miliardi.
Secondo uno studio condotto dal Forum Ambrosetti, l'Italia rimane però indietro sul tema della cash intensity, ovvero per la percentuale di contante in relazione al PIL, con un valore dell'11,8%.
 
Al primo posto di questa classifica c'è l'Iraq con il 28,7%, seguito da Albania, Gambia, Lesotho e Vietnam. Peggio di noi fra i 27 Paesi dell'Unione Europea fanno Ungheria, Bulgaria, Grecia, Lituania, Slovacchia, Portogallo, Polonia e Spagna. Il paradosso è che, insieme alla Grecia, il nostro Paese è in testa alla classifica europea per numero di Pos in circolazione in relazione agli abitanti con il 52,5% e un incremento nel giro di un anno del 29%. Dietro di noi, ben distanziati, Irlanda, Regno Unito e Spagna. 

Il valore delle transazioni con carte di pagamento e con moneta elettronica può contare quindi su sempre più dispositivi ed è in costante aumento, soprattutto negli ultimi anni, ma c'è ancora una radicata abitudine a non utilizzarli: secondo la Banca d'Italia il minor uso degli strumenti elettronici di pagamento rispetto ad altri Paesi è legato a un livello inferiore di educazione finanziaria, alla minore capacità innovativa del Paese, alla maggiore anzianità della popolazione e alle dimensioni dell'economia sommersa.