Scenari
16:00, 26 ott 2020

Fmi, contro la pandemia già impegnato il 12% del Pil mondiale

L'istituzione internazionale chiede agli Stati di non rimuovere troppo presto le misure di sostegno adottate e, soprattutto in Europa, di cogliere l'occasione per fare le riforme strutturali da tempo indicate

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Il logo del Fondo Monetario Internazionale nel quartier generale di Washington - REUTERS / Yuri Gripas
Il logo del Fondo Monetario Internazionale nel quartier generale di Washington - REUTERS / Yuri Gripas

Il Sole 24 Ore - Radiocor

Per contrastare la pandemia nel mondo i governi hanno speso, fino a metà settembre, quasi il 12% del Pil mondiale, una cifra che espressa in dollari statunitensi ammonta a 11.700 miliardi. Il calcolo è stato elaborato dal Fondo monetario internazionale che, dopo quelli di primavera, ha dovuto svolgere in modalità remota anche gli incontri annuali di ottobre. L'istituzione internazionale con sede a Washington ha ben chiaro che la cifra è destinata ad aumentare nei prossimi mesi e che i governi dovranno essere pronti a fare di più, con meno risorse, alla luce della seconda ondata di contagi forse peggiore di quanto si prevedesse nei mesi estivi.

Uno dei compiti istituzionali dell'Fmi è dare ricette e consigli e in questa occasione eccezionale due spiccano fra i tanti: non rimuovete troppo presto le misure di sostegno e, soprattutto in Europa, cogliete l'occasione per fare le riforme strutturali da tempo indicate. Un messaggio, quest'ultimo, valido in particolare per l'Italia. Le misure adottate fino ad oggi, scrive il Fondo in una delle pubblicazioni redatte per gli Annual meetings, hanno salvato vite e mezzi di sostentamento, ma sono costose e, insieme a rapidi cali nel gettito fiscale provocati a loro volta dalla recessione, hanno spinto il debito pubblico globale ai massimi di tutti i tempi, vicino al 100% del Pil. Numero molto inferiori alle percentuali alle quali siamo abituati in Italia (161,8% è la nostra stima fatta dal Fmi).

Secondo l'Fmi con molti lavoratori ancora disoccupati, con le piccole imprese in difficoltà, con 80-90 milioni di persone che probabilmente finiranno in estrema povertà nel 2020, "è troppo presto per rimuovere il sostegno eccezionale garantito dai governi". Ma molti Paesi dovranno fare di più con meno risorse, visti i crescenti vincoli di budget. "Nel 2020, i deficit dei governi sono destinati ad aumentare in media del 9% del Pil, con il debito pubblico globale atteso vicino al 100% del Pil, un record" appunto.

Complice la pandemia, "nel 2020 la quantità di persone che vivono in condizioni di estrema povertà aumenterà per la prima volta in 25 anni e il numero di persone con insicurezza alimentare potrebbe raddoppiare" ha denunciato il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, nel tradizionale discorso al Development Committee dell'Fmi e della Banca Mondiale.

I paesi colpiti da fragilità, conflitti e violenze, soprattutto nell'Africa subsahariana, potrebbero essere i più colpiti ha ricordato Visco. Le conseguenze sociali ed economiche di questa crisi richiedono un'azione continua a tutti i livelli. Alla luce di queste analisi, per l'Europa è il momento di pensare alle riforme. "E' il momento di progettare riforme che spingano la crescita della produttività e politiche che aiutino a trasformare l'economia, per raccogliere i benefici della digitalizzazione e mitigare il cambiamento climatico - indica il Fondo monetario - i sistemi sociali possono essere migliorati e resi più robusti". Si tratta, quindi, di puntare a politiche che affrontino gli effetti nocivi della crisi e il probabile forte aumento della diseguaglianza, "soprattutto perché giovani, donne e i meno istruiti sono stati colpiti in modo sproporzionato".

Secondo il Fondo, anche se è prevista per l'Europa una crescita nel 2021 del 4,7%, la ripresa sarà inferiore del 6,3% rispetto a quella prevista prima della pandemia, "implicando una perdita di quasi 3.000 miliardi di dollari". Come è già noto l'istituzione di Washington ha rivisto al ribasso anche la stima per la ripresa italiana: +5,2% la crescita del Pil l'anno prossimo (dopo il -10,6% di quest'anno) con una 'limatura' di 1,1 punti percentuali rispetto alla previsione fatta pochi mesi fa.