Percorso 5 Innovazione - Come sta cambiando la tecnologia del denaro

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Innovazione, un percorso per Clienti Premium
28 Jul 21

Negli ultimi anni, in molti paesi sviluppati, la percentuale dei pagamenti in contante è diminuita. Allo stesso tempo, è aumentato sensibilmente il numero di acquisti effettuati con mezzi di pagamento digitali come carte, bonifici e digital wallet, software che permettono di pagare col proprio smartphone sia via POS nei negozi, sia online. Questo fenomeno è stato più marcato nei paesi del Nord Europa, ma ha interessato anche altre regioni ed è stato accelerato un po' ovunque dai lockdown imposti per far fronte alla pandemia del 2020. Gli effetti dei lockdown potrebbero essere reversibili sul lungo termine, ma sembrano inserirsi in una tendenza già in atto da tempo, che sta portando parte del mondo verso la cosiddetta cashless society: una società dove il contante è sostituito completamente dai pagamenti digitali.


Al momento la cashless society è soltanto un'idea: non esistono Stati dove non si usi il contante che, in gran parte del mondo, rimane tuttora lo strumento principalmente utilizzato per regolare le transazioni. Ci sono però paesi che ci si avvicinano molto: si stima che nel 2019 (quindi già prima della pandemia), in Islanda sia stato pagato in contante solo l'8,4 per cento degli acquisti, in Norvegia l'11,3 per cento, in Svezia il 12,8 per cento, in Danimarca il 13,5 per cento e in Finlandia, unico di questi stati ad avere l'euro come valuta corrente, il 17 per cento. Per contro, la media europea lo stesso anno era del 73 per cento. Tuttavia, in quasi tutti i paesi europei, dal 2016 al 2019 la percentuale dei pagamenti in contanti è diminuita. La stessa cosa si è verificata peraltro anche negli Stati Uniti, dove nello stesso periodo l'uso del contante è passato dal 31 al 26 per cento delle transazioni.


Allo stesso tempo, con la creazione del bitcoin nel 2009 è sorto il fenomeno delle criptovalute: monete digitali non emesse da una banca centrale ma da un sistema informatico che memorizza in un registro quali unità di valuta appartengano a chi, usando la crittografia per ridurre il rischio che qualcuno spenda unità di valuta che non possiede. Inizialmente guardate con sospetto, le criptovalute hanno guadagnato popolarità nel corso degli anni, fino a raggiungere un valore complessivo di oltre 2.400 miliardi di dollari nel maggio 2021. Per capire di che cifra stiamo parlando: tutto l'oro del mondo (quello già estratto dalle miniere) valeva nello stesso periodo circa 12.000 miliardi di dollari, solo cinque volte di più.


La crescente popolarità delle criptovalute, e in particolare del bitcoin (la più usata), ha fatto sì che nascesse un sistema finanziario che le avesse come oggetto: nel tempo sono nate borse per scambiare criptovalute, strumenti finanziari derivati il cui valore dipende da quello di una data criptovaluta, piattaforme per prestare o farsi prestare criptovalute in cambio di un interesse. Insomma: attorno alle criptovalute si è venuto a creare un sistema finanziario in grado di offrire servizi sempre più simili a quelli offerti dal sistema finanziario tradizionale. L'unica e cruciale differenza è che lo fa con valute che non sono emesse da una banca centrale e quindi non ne sono soggette al controllo.


Il declino del contante e la diffusione delle criptovalute sono fenomeni a cui governi e banche centrali stanno prestando molta attenzione, per una serie di ragioni.


Prima di tutto, dall'emissione di contante, le banche centrali ottengono un reddito chiamato reddito di signoraggio, che versano poi ai rispettivi governi. Funziona così: la banca centrale emette nuove banconote che concede in prestito alle banche commerciali o che usa per comprare titoli di vario genere, immettendo così denaro nell'economia. Su questi prestiti e titoli la banca centrale ottiene degli interessi che poi versa allo Stato. Insomma, l'emissione di contante genera un reddito per i governi, e se la gente usa sempre meno contante, questo reddito si assottiglierà. D'altro canto, c'è da considerare che il contante è anche lo strumento più utilizzato per evadere il fisco, perciò una diminuzione della sua circolazione potrebbe ridurre l'evasione fiscale, compensando in parte le perdite derivanti da un minor reddito di signoraggio per le casse statali.


Il declino dell'uso del contante pone poi un problema di carattere sociale: l'esclusione di chi, per qualsiasi motivo, non abbia accesso ai mezzi di pagamento elettronico. In una ipotetica cashless society, chi non ha un conto in banca, una carta o un qualsiasi altro mezzo di pagamento elettronico, non può comprare nulla né ricevere denaro da altri. Questo metterebbe in seria difficoltà fasce della popolazione già deboli.


La diffusione delle criptovalute potrebbe invece rivelarsi un problema per l'efficacia della politica monetaria delle banche centrali. Queste ultime infatti influenzano l'economia modificando la quantità di denaro in circolazione. A grandi linee: se l'economia è in crisi, stampano moneta; quando invece cresce troppo rapidamente e i prezzi cominciano a salire troppo in fretta, ritirano moneta dalla circolazione. L'obiettivo di questo meccanismo è mantenere la stabilità dei prezzi, condizione fondamentale per un'economia che funzioni bene.


Ora, una criptovaluta costituisce di fatto un mezzo di pagamento alternativo al denaro corrente, su cui le banche centrali però non hanno alcun potere. Se nell'economia circola denaro di cui la banca centrale non può regolare l'emissione, le sue politiche monetarie saranno meno efficaci. Questo sarà tanto più vero quanto più alta sarà la percentuale di scambi regolati in valute alternative a quella della banca centrale. Per ora, le criptovalute regolano una piccola parte degli scambi a livello mondiale, ma la percentuale è in crescita e la reputazione del bitcoin in particolare è migliorata molto da quando vi hanno investito società quotate in borsa come la casa automobilistica Tesla, la società di pagamenti Square e la società di servizi software MicroStrategy. Nel giugno 2021 poi, il bitcoin ha ottenuto per la prima volta corso legale in un paese: El Salvador, che l'ha adottato come propria valuta insieme al dollaro statunitense.


Per tentare di prevenire i rischi posti dall'uso sempre minore del contante e dalla diffusione delle criptovalute, negli ultimi anni la maggior parte delle banche centrali ha effettuato ricerche sulla possibilità di emettere valute digitali. Una valuta digitale non è per forza una criptovaluta: è semplicemente una qualsiasi forma di valuta che venga custodita e scambiata elettronicamente. Le criptovalute sono solo uno dei diversi tipi di moneta digitale possibili, come i depositi bancari, le riserve che le banche detengono presso la banca centrale, o anche le valute virtuali: quelle usate in videogiochi come World of Warcraft.


Le valute digitali a cui le banche centrali stanno lavorando vengono identificate con l'acronimo CBDC (Central Bank Digital Currency). Attualmente, questo termine generico include una varietà di soluzioni diverse ancora allo studio, ma quella che sembra avere maggior popolarità sarebbe una moneta digitale emessa dalla banca centrale in unità unicamente identificabili - esattamente come le banconote, ognuna delle quali ha un numero di serie unico - le cui transazioni vengano annotate su un registro centralizzato tenuto dalla banca centrale, dal governo o da una istituzione apposita autorizzata (non quindi su una rete di computer, come avviene per il bitcoin e altre criptovalute).


Questo tipo di moneta andrebbe probabilmente ad affiancare, non a sostituire, il denaro contante e le altre forme di pagamento attualmente esistenti: sia la Banca d'Inghilterra che la Banca Centrale Europea, nei loro rapporti sulle ricerche condotte sull'argomento, hanno espresso questo punto con fermezza.


Quanto alle modalità di distribuzione della moneta digitale, sono allo studio diversi modelli, di cui alcuni molto complessi. Il più popolare al momento sembra essere questo: la moneta digitale potrebbe essere distribuita a cittadini, imprese e banche direttamente dalla banca centrale attraverso una piattaforma apposita (un'app su smartphone) o attraverso interfacce di pagamento gestite da imprese autorizzate. Questo metodo introdurrebbe una novità fondamentale nel sistema monetario: la possibilità per i cittadini di avere di fatto un conto presso la banca centrale.


Ciò avrebbe numerosi vantaggi: darebbe alla banca centrale un controllo molto più diretto sulla massa monetaria in circolazione, renderebbe i pagamenti molto più veloci, meno complessi e meno costosi di quelli che coinvolgono più intermediari, aiuterebbe a contrastare le attività illecite e l'evasione fiscale e darebbe ai governi la possibilità di mantenere almeno parte dei loro redditi da signoraggio in caso l'uso del contante continuasse a diminuire. Inoltre, distribuita in questo modo, la CBDC farebbe concorrenza ai depositi bancari, spronando le banche a offrire remunerazioni più alte su questi conti. Alcuni sostengono infine che uno strumento del genere includerebbe nel sistema quelle persone che non hanno un conto in banca ma hanno uno smartphone.


Fra i rischi di introdurre una moneta di questo genere, quello maggiore è che le persone trasferiscano in massa i propri depositi dalle banche commerciali alla banca centrale (che è per definizione più sicura), causando uno stress di liquidità al sistema finanziario. Questo rischio sarebbe però scongiurabile attraverso una serie di accortezze tecniche, già previste in uno studio della Banca d'Inghilterra del 2018.


Per la Banca d'Inghilterra, la FED e la BCE, l'introduzione di valute digitali è ancora ipotesi di studio. C'è però chi è andato oltre: nell'ottobre 2020, la banca centrale delle Bahamas ha introdotto il "sand dollar" (traducibile con "dollaro di sabbia"), una moneta digitale con valore legale equivalente al dollaro delle Bahamas. Ad aprile dello stesso anno, la Banca centrale cinese aveva già iniziato a emettere un numero limitato di renminbi digitali e a distribuirli ai residenti di diverse città attraverso una app. A dicembre 2020, la banca ha addirittura provato a incentivare l'adozione della nuova moneta nella città di Suzhou tramite una lotteria. Ad aprile 2021, la app per usare i renminbi digitali era stata scaricata da più di 100 mila persone.