Scenari
09:44, 25 mag 2021

Bankitalia: nel 2020 hanno risparmiato quattro famiglie su dieci

Il reddito disponibile 'tiene', lo dimostra l'indice sull'accessibilità alla casa

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Marilla Sicilia / Archivio Marilla Sicilia / Mondadori Portfolio via Getty Images
Marilla Sicilia / Archivio Marilla Sicilia / Mondadori Portfolio via Getty Images

Il Sole 24 Ore - Radiocor

Quattro famiglie su dieci sono riuscite a risparmiare lo scorso anno nonostante la stretta al reddito disponibile legata alla crisi per la pandemia. Lo rivela la quarta indagine straordinaria della Banca d'Italia sulle famiglie italiane, una serie di rilevazioni scattata subito dopo lo scoppio della pandemia. Il dato è rilevante considerando che nel 2016 (data dell'ultima indagine sui bilanci delle famiglie) la percentuale di nuclei che dichiarava di aver speso meno del reddito annuo riuscendo a mettere da parte qualche risparmio era di circa un terzo.

La rilevazione fatta dagli economisti di via Nazionale aggiunge che circa un terzo del campione (2.800 nuclei familiari) dichiara di essere riuscito a mettere qualcosa da parte in misura maggiore rispetto al 2019. Le economiste che hanno curato il lavoro ricordano, tuttavia, che l'aumento del risparmio si è registrato solo tra i nuclei che arrivano facilmente, o abbastanza facilmente, alla fine del mese: si tratta di quella fetta di popolazione che detiene la maggior parte del risparmio. La fotografia è stata scattata tra febbraio e marzo, prima che la nuova ondata pandemica portassero alle nuove misure di contenimento prese dal governo Draghi (insediatosi lo scorso 13 febbraio).

Ad un maggiore risparmio però non corrisponde una ritrovata propensione al consumo: prevale ancora la cautela per gli effetti della pandemia anche se la percentuale di pessimisti torna a ridursi. In ogni caso sono poche le famiglie (16%) che ritengono che ne saremo fuori già alla fine di quest'anno. Oltre l'80% delle famiglie dichiara di aver ridotto le spese per servizi di alberghi, bar e ristoranti e di aver effettuato meno frequentemente acquisti in negozi di abbigliamento rispetto al periodo precedente la pandemia; una quota pari a due terzi riporta una spesa più bassa per i servizi di cura della persona.

Dalle risposte del campione emerge quindi che solo un terzo del risparmio accumulato nel 2020 verrebbe consumato nel corso del 2021 e poco più della metà sarebbe detenuto sotto forma di depositi o altre forme di investimento; il rimanente verrebbe impiegato per ripagare il debito. Un 45% di famiglie prevede, inoltre, che nei prossimi dodici mesi spenderà meno del proprio reddito annuo. Le intenzioni di risparmio sono diffuse sia tra coloro che arrivano facilmente alla fine del mese sia tra quei nuclei che dichiarano di avere maggiori difficoltà economiche.  

Dal sondaggio non ci sono ancora aspettative di ripartenza decisa dei consumi: per i prossimi tre mesi, si legge, poco più di un quarto delle famiglie pensa addirittura di ridurre quelli di beni non durevoli, contro una percentuale di circa un terzo nell'indagine realizzata nel novembre 2020. La flessione della spesa sarebbe più pronunciata per i nuclei il cui reddito è diminuito tra gennaio e febbraio scorso e che hanno più difficoltà a fronteggiare le spese mensili ma riguarderebbe anche parte (circa un quinto) di coloro che si aspettano un incremento di reddito nel 2021.  Un'altra evidenza che emerge dall'indagine straordinaria della Banca d'Italia è che il reddito disponibile, nonostante l'anno horribilis, non sia crollato grazie alle misure pubbliche di sostegno al reddito. Quasi il 70 per cento delle famiglie prevede per l'anno in corso un reddito pari a quello percepito nel 2020 e poco più di un sesto si attende che sarà inferiore.

Il peggioramento delle condizioni reddituali ha continuato a essere mitigato dalle misure di sostegno al reddito: tra dicembre del 2020 e febbraio del 2021 ne avrebbe beneficiato un quarto delle famiglie. L'evidenza che le famiglie siano riuscite, in qualche modo, a preservare il proprio reddito, emerge anche dall'indagine sul mercato immobiliare realizzata dall'Omi, Osservatorio immobiliare dell'Agenzia delle Entrate,  in collaborazione con l'Abi. L'indagine elabora il cosiddetto indice di 'affordability' che misura la capacità, per una famiglia media, di acquistare un'abitazione con un mutuo bancario. Più alto è l'indice più alta è la capacità di acquisto delle famiglie. Ebbene l'anno scorso, nonostante l'emergenza sanitaria, l'indice non ha perso molto terreno rispetto al 2019, solo due decimali (dal 15,2% al 15%) confermandosi ad un livello ragguardevole rispetto alla sua serie storica. Sulla 'tenuta' dell'indice di affordability ha certamente influito il bassissimo livello dei tassi sui mutui casa, ai minimi storici, ma anche il reddito delle famiglie abbia avuto il suo effetto. Quest'ultimo si è ridotto del 3%, stima l'indagine, da 44.562 euro (2019) a 43.321 euro (2020). Nel quarto trimestre dello scorso anno alla famiglia media italiana erano necessari 3 anni e 108 giorni del proprio reddito per comprare una casa, valore superiore di 55 giorni rispetto a un anno prima, ma ancora ampiamente inferiore al punto di massimo che risale al lontano terzo trimestre del 2010. Il rapporto Omi osserva quindi come "nonostante il peggior momento ciclico della nostra economia dal dopoguerra, le condizioni di accesso all'acquisto di una abitazione media da parte della famiglia, grazie al permanere dell'impostazione ultra espansiva della politica monetaria e all'azione di sostegno anticiclica della politica fiscale al reddito delle famiglie italiane, siano rimaste stabili sugli elevati valori raggiunti nel corso del 2019".