Scenari
16:40, 08 giu 2021

Bankitalia, la propensione al risparmio delle famiglie è al massimo da vent'anni

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Getty Images
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Il Sole 24 Ore - Radiocor

Più risparmio e meno consumi. Così le famiglie italiane hanno reagito alla pandemia nel 2020. Una scelta precauzionale, da un lato, e una necessità dall'altro, per la riduzione del reddito disponibile che è stata, fortunatamente, più contenuta rispetto al crollo del Pil grazie alla rete di sicurezza sociale stesa dal Governo e che ha svolto una rilevante redistribuzione del reddito.

La Banca d'Italia nella relazione annuale mette a fuoco con nitidezza il 2020, annus horribilis per la pandemia, alla quale le famiglie hanno reagito d'istinto con un aumento della propensione al risparmio risalita ai massimi da vent'anni (al 15,3% in media). L'accumulo di liquidità è stata quindi la scelta naturale da fare di fronte alle incertezze del 2020 E quest'anno? "Le aspettative delle famiglie sono diventate leggermente più favorevoli" scrivono gli economisti di via Nazionale che rilevano come un'ampia maggioranza ritenga che i redditi non si ridurranno ulteriormente nel 2021.

I consumi, intanto, si sono stabilizzati in questi primi mesi dell'anno anche se al momento non hanno ancora recuperato i livelli del 2019. A fronte di un'elevata incertezza sull'evoluzione della pandemia e sui tempi della ripresa, le famiglie hanno mostrato cautela nei loro investimenti, privilegiando attivita' finanziarie liquide" si legge nella Relazione annuale aggiungendo che nel 2020 i  depositi sono cresciuti "piu' di due volte la media dei cinque anni precedenti". Alla fine dell'anno la quota della ricchezza finanziaria lorda detenuta "in depositi e circolante era poco al di sotto del 33%, oltre un punto in piu' rispetto a dicembre del 2019". Dall'analisi della Banca d'Italia emerge anche che l'aumento del risparmio si è concentrato tra le famiglie che hanno indicato di arrivare facilmente o abbastanza facilmente alla fine del mese.

Queste ultime prevedono che circa un terzo del risparmio accumulato nel 2020 verrà consumato nel 2021, un altro 14% verrà dedicato al rimborso dei debiti e più della metà resterà parcheggiato in deposito o in altre forme di investimento. Sui dati della Banca d'Italia pesa ovviamente un importante fattore di incertezza che lega risparmio e consumi: la campagna vaccinale. Il successo, sempre più evidente, potrebbe cambiare la percezione delle famiglie: intervistate in aprile quasi un nucleo su due (44%) riteneva che la campagna procedesse troppo lentamente rispetto alle attese. La prossima rilevazione darà, necessariamente, altri risultati.

Tornando alla fotografia delle famiglie sotto il profilo della ricchezza finanziaria, la Banca d'Italia rileva che nel 2020 i depositi sono cresciuti di 85 miliardi, appunto poco più di due volte la media dei cinque anni precedenti. La maggiore prudenza è resa evidente anche dall'acquisto di polizze assicurative e quote di fondi comuni, che favoriscono la diversificazione del rischio di portafoglio, per importi complessivi superiori a quelli dell'anno precedente.  

Alla fine dell'anno la quota della ricchezza finanziaria lorda detenuta in prodotti del risparmio gestito è cresciuta di oltre un punto, al 35 per cento, mentre quella in azioni e obbligazioni è diminuita.  Tra le altre forme di investimento, spicca l'aumento dei flussi in uscita dai bond bancari che vendono peggiorare il saldo dai -9,43 miliardi del 2019 ai -18,2 miliardi del 2020. Di fronte ai rischi del mercato azionario le famiglie hanno disinvestito (ma è aumentata come si vedrà tra poco la quota detenuta tramite il risparmio gestito) facendo segnare per 15,7 miliardi, molto meno rispetto al 2019 (-26,9 miliardi).

Resta sempre ampiamente positivo il saldo del comparto assicurativo che si conferma seconda classe di investimento, in termini di consistenza, con il 24,9% delle consistenze finanziarie a fronte del 24% del 2019. La Relazione della Banca d'Italia indica che le attività finanziarie delle famiglie a fine anno ammontavano a 4.777 miliardi di cui quasi 1.680 miliardi affidati al risparmio gestito. L'anno scorso, stima la Banca d'Italia, il 17 per cento delle quote di fondi comuni italiani ed esteri detenute dalle famiglie era costituito da fondi che rispettano i crediti di sostenibilità Esg. Questi ultimi, sempre secondo l'analisi di via Nazionale, investono quasi l'80 per cento del risparmio raccolto dalle famiglie in azioni e obbligazioni estere. Si tratta di un valore molto elevato, nota la Banca d'Italia, che si spiega con il fatto che l'offerta di strumenti finanziari da parte delle imprese italiane, già limitata, è particolarmente contenuta per i titoli che rispettano i requisiti di sostenibilità.