Scenari
11:17, 21 dic 2020

L'Agenda digitale riparte dai cento miliardi di fondi europei disponibili per l'Italia nel 2021

Condividi
Il Parlamento Ue a Bruxelles - artJazz / iStock / Getty Images
Il Parlamento Ue a Bruxelles - artJazz / iStock / Getty Images

Il Sole 24 Ore - Radiocor

Cresce in Italia la spesa in tecnologia digitale della pubblica amministrazione (P.A.). Lo scorso anno le amministrazioni territoriali (Comuni e Regioni), hanno speso 1,8 miliardi con un incremento del 6% sul 2018. La regione che spende di più per il digitale è la Lombardia, circa 243 milioni l'anno nel triennio 2016-2018 (24,1 euro a cittadino). Analizzando però il valore pro capite, a primeggiare è la Valle d'Aosta, con 535 euro ad abitante, mentre in Campania vengono spesi solo 2,3 euro per cittadino. I dati sono contenuti nella ricerca 2020 dell'Osservatorio Agenda digitale del Politecnico di Milano. 

Il mercato degli acquisti digitali della P.A. vale 5,8 miliardi (pari all'8% del mercato digitale italiano) ed è concentrato nelle mani di pochi attori: solo il 15% dei fornitori di Ict lavora con la P.A., mentre i primi 10 per fatturato coprono il 60% di quanto speso dalla P.A. per lo Spid, l'Anagrafe digitale e il pagoPA. 

Il rapporto dell'Osservatorio nota inoltre che una gara pubblica in tecnologie digitali è assegnata 4 mesi e mezzo dopo la scadenza del bando. Solo il 49% delle gare è assegnato in meno di 100 giorni. Anche se i tempi stanno migliorando (da una media di 167 giorni nel 2012 si è scesi a 80 giorni nel 2019), nota la ricerca, appaiono ancora incompatibili con quelli dell'innovazione digitale. La Consip gestisce per tutte la pubblica amministrazione le  gare, anche per le soluzioni digitali. Quelle già attivate e utilizzabili hanno un valore complessivo di 5,5 miliardi, e il 72% è già stato speso dalle pubbliche amministrazioni. Nel 2020 sono state aggiudicate 55 gare di Ict, 22 bandite nell'anno in corso. 

Per un buon coordinamento della ripresa del Paese - si legge - la P.A. deve spendere meglio in digitale, sperimentando soluzioni emergenti, favorendo gestioni associate, attraendo e trattenendo giovani qualificati. I ricercatori dell'Osservatorio Agenda digitale notano, inoltre, come le gare pubbliche siano ancora pensate e gestite con la principale preoccupazione di prevenire ricorsi e contenziosi, mentre ancora troppo poche amministrazioni cercano di acquisire nel minor tempo possibile la migliore soluzione disponibile. L'Italia quindi dovrebbe produrre procedure di acquisto chiare, che favoriscano la collaborazione con le imprese, e contrarre il tempo per assegnare una gara di soluzioni digitali. Il vero ostacolo oggi non è la carenza di risorse ma la povertà di competenze, progettualità e managerialità delle amministrazioni dello Stato. 

Le risorse, come accennato, sono invece abbondanti per il digitale, soprattutto quelle che arrivano dall'Europa. Nel nuovo ciclo di programmazione europea per il periodo 2021-2027 ci sono 1.800 miliardi, il maggiore pacchetto mai finanziato dall'Ue e l'Italia potrà beneficiare di oltre 100 miliardi già dal 2021: oltre 40 miliardi per le politiche di coesione e circa 65,5 miliardi a fondo perduto per il piano ripresa e resilienza, di cui il 70% per progetti da attuare nel 2021-2022. A queste si affiancheranno le risorse che il Paese riuscirà ad attrarre dai fondi diretti di investimento, come Horizon Europe. E' una sfida da affrontare senza perdere tempo. 

L'Osservatorio ricorda i dati impietosi del Desi, la classifica Digital Economy and Society Index 2020 dove l'Italia è 25esima in Europa per livello di digitalizzazione. I lievi progressi su alcune aree sono stati bilanciati dal peggioramento su altre, facendoci perdere 2 posizioni rispetto al 2019 e collocandoci davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria, lontani dagli altri grandi paesi come il nostro: Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. La classifica Desi misura cinque aree: quelle peggiori per l'Italia sono le competenze digitali e l'uso di internet.