Il 1886 è molto più di una data. È l'anno in cui nascono contemporaneamente l'automobile, la comunicazione senza fili, il consumo globale, la salute moderna, l'informazione industriale e una nuova idea di mobilità. E proprio in quell'anno, a Biella, nasce Banca Sella. È l'anno in cui il mondo smette di essere ottocentesco e comincia, lentamente, a diventare Novecento. Non all'inizio di un'epoca che si chiude ma all'alba di un'epoca che sta per cominciare. L'anno in cui il futuro cominciò a prendere forma. Buon viaggio nel nuovo longform.
Un’immagine vale più di mille parole, si sa. E questa foto in bianco nero, un po’ sbiadita dal tempo che passa, scattata quasi un secolo fa, ne racconta molto più di mille. Qui sono ritratti Gaudenzio Sella con altri quattro soci fondatori della banca in prima fila. In alto, da sinistra si vedono Massimo, Andrea, Cesare, Giuseppe Sella. In basso da sinistra Vittorio Sella, lo stesso Gaudenzio, Corradino, Carlo ed Erminio Sella. Siamo a Biella, precisamente a San Gerolamo, in quel monastero fondato nel lontano 1512 dal beato Giovanni Gromo sulla collina verso Chiavazza, esempio iconico di architettura rinascimentale in territorio biellese. È una fredda giornata di inverno. Siamo al 28 dicembre 1930, a due giorni dal passaggio al nuovo anno. In quella circostanza la ditta Gaudenzio Sella & Compagni viene prorogata e mutò la ragione sociale in Banca Gaudenzio Sella & C. Dal 1930 con la macchina del tempo riavvolgiamo il nastro di quasi cinquant’anni. Anzi, per la precisione di quarantasei. Perché il 1886 – l’anno che fa da sfondo a questo longform – è soprattutto quello di nascita di un modo di fare impresa e di fare comunità. Ma dietro questo numero, ossia 1886, si leggono in filigrana molte altre cose. Stiamo parlando dell'anno in cui finisce un mondo e ne comincia un altro. Un anno sospeso tra un prima e un dopo. Siamo a cavallo di due epoche storiche. Pensateci: siamo tra la prima e la seconda rivoluzione industriale, tra il telaio e il telegrafo, tra l'impresa familiare e il capitalismo moderno. Ed è proprio in questo snodo – e quindi in quell’anno, 1886 – che nasce Banca Sella. In fondo ci sono anni che scorrono senza lasciare traccia e poi ci sono altri anni che cambiano il verso della storia. Ecco, questo viaggio racconta quell’anno, ma in fondo declina storie di persone, imprese, comunità. Tutte al plurale. Attraversa tre secoli, raccoglie testimonianze, cristallizza aneddoti, svela e digitalizza fotografie, evidenzia curiosità. Ma soprattutto parte da una parola che torna con forza: responsabilità. La responsabilità di chi ha fondato. La responsabilità di chi ha raccolto un'eredità. La responsabilità di chi ha guidato nei momenti difficili. La responsabilità di chi ha innovato senza dimenticare le proprie radici. Torniamo al 1886. Al prima e al dopo. Da quell’anno e da quel periodo cambiano le tecnologie, cambiano i mercati, cambiano le generazioni. Cambia il mondo. Ciò che resta è la capacità di assumersi un impegno che va oltre il proprio tempo. Perché ogni generazione della famiglia Sella si trova davanti alla stessa domanda: come consegnare a chi verrà dopo qualcosa di migliore rispetto a ciò che si è ricevuto? In fondo la storia che parte dal 1886 – e quindi la storia di questi 140 anni – può essere letta come una lunga staffetta. Una sequenza di passaggi di testimone tra persone diverse, chiamate a interpretare sfide diverse, ma accomunate dallo stesso senso di responsabilità. Una maratona dove si vince puntando sul gioco di squadra.
Quando il futuro bussò
Torniamo al 1886. Prima il mondo era fatto soprattutto di luoghi. Dopo comincia a essere dematerializzato e sviluppato in collegamenti. Prima contava dove ci si trovava. Ancorarsi alla terra. Dopo diventa rilevante sempre di più chi si è in grado di raggiungere. Prima la ricchezza nasceva principalmente dalla produzione. Le carrozze trainate dai cavalli percorrono le strade europee. L'elettricità è una promessa più che una certezza. Gli spostamenti richiedono giorni. Le notizie viaggiano lentamente. Le fotografie sono rare. Volare è un sogno. Internet, il computer, la televisione, l'automobile, l'aereo, il telefono cellulare appartengono ancora al regno dell'immaginazione. Eppure qualcosa sta cambiando. Anzi, tutto sta cambiando. Dopo emerge sempre più dalla capacità di mettere in relazione persone, competenze, idee, capitali. Ecco perché la nascita di una banca nel 1886 assume un significato particolare: non arriva alla fine di una storia industriale, ma all'inizio dell'era delle connessioni. Una fase di cambiamento che, sotto forme diverse, continua ancora oggi. Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: ci sono date che segnano la fine di un'epoca e altre che segnano l'inizio di quella successiva. Il 1886 appartiene a entrambe le categorie. Guardato da oggi, l’Ottocento delle manifatture, del carbone, delle locomotive, dei distretti industriali. Dall'altra il Novecento dell'elettricità, della mobilità, delle reti, della comunicazione globale e delle grandi organizzazioni. Quando nasce Banca Sella, il mondo non sa ancora di stare entrando nella modernità. Eppure i segnali ci sono tutti. E sono ovunque.
Il mondo prima e dopo
Il mondo comincia a muoversi, potremmo dire. Nel gennaio 1886 Karl Benz deposita il brevetto della prima automobile moderna. Non è ancora l'industria dell'auto che conosciamo oggi. È un triciclo rumoroso e fragile. Ma dentro quel brevetto c'è già il futuro delle città, delle autostrade, del turismo, della mobilità individuale. Nell'estate di quell’anno Benz porta il suo veicolo a motore sulle strade di Mannheim. È uno dei primi test pubblici della storia dell'automobile. I passanti osservano quella macchina senza cavalli con stupore e diffidenza. Alcuni ridono, altri la considerano una curiosità destinata a scomparire. Nessuno immagina che, nel giro di pochi decenni, il mondo verrà ridisegnato attorno a quel motore. Oggi ci sembra normale ma allora era una rivoluzione. Per migliaia di anni uomini e merci si erano spostati grazie alla forza animale e improvvisamente compare una macchina capace di muoversi da sola. Non nasce semplicemente un veicolo. Nascono le città moderne, il turismo di massa, le autostrade, la logistica contemporanea, il concetto stesso di mobilità individuale. Il Novecento delle distanze accorciate comincia lì. Ma c’è di più. Perché l'energia – all’epoca sconosciuta – diventa una rete. Sono gli anni in cui vengono perfezionati i sistemi di distribuzione dell'energia elettrica. Oggi accendere una luce è un gesto banale ma portiamoci con la macchina del tempo nel 1886. Ecco, sempre in quell’anno rappresentava una promessa. Però di lì a poco le città sarebbero iniziate a illuminarsi, le fabbriche avrebbero potuto lavorare oltre il tramonto, le case avrebbero cambiato volto. L'elettricità smette di essere un esperimento e diventa infrastruttura. Come Internet un secolo dopo. Stesso anno, altra invenzione destinata a lasciare il segno. L'11 novembre 1886 Heinrich Hertz dimostra l'esistenza delle onde elettromagnetiche. Pochi comprendono l'importanza di quella scoperta, eppure da quell'intuizione nasceranno radio, televisione, radar, telefonia mobile, satelliti, wi-fi. In quel laboratorio tedesco prende forma il principio che renderà possibile la società connessa. Il mondo che oggi vive di comunicazioni istantanee comincia da lì. Ma c’è di più. In quell’anno nasce il consumo globale. Volete saperne di più? Proprio nel 1886 ad Atlanta il farmacista John Pemberton mette a punto una nuova bevanda. Esatto, avete indovinato. La chiama Coca-Cola. Non è soltanto un prodotto ma è uno dei primi grandi marchi globali della storia moderna. Per la prima volta un'identità commerciale riesce a superare i territori e a parlare a milioni di persone diverse. È l'alba della brand economy. Dal beverage alla salute, e a quello che sarà. Sempre nel 1886 nasce Johnson & Johnson. È uno dei segnali dell'affermazione della medicina moderna. Per secoli la salute era stata soprattutto una questione individuale. Ora entrano in gioco processi industriali, standard, igiene, ricerca scientifica. L'aspettativa di vita che crescerà enormemente nel Novecento affonda le radici anche in queste intuizioni. Restiamo in America. Nel 1886 viene inaugurata la Statua della Libertà a New York. Nasce il secolo delle opportunità. Per milioni di migranti diventerà il simbolo di una nuova possibilità. Di una seconda vita, di un futuro diverso. È il monumento che meglio rappresenta l'ottimismo di fine Ottocento. La convinzione che il domani possa essere migliore dell'oggi. Ma c’è un dettaglio che poi non è così tanto dettaglio. Ed è il germanio, ossia il seme dell'era digitale. Proprio nel 1886 il chimico tedesco Clemens Winkler scopre il germanio. All'epoca è soltanto un nuovo elemento chimico, ma un secolo dopo diventerà fondamentale per lo sviluppo dell'elettronica e dei semiconduttori. È uno di quei casi in cui la storia semina molto prima di raccogliere. Mentre il mondo vive ancora nell'era del carbone, nasce uno dei materiali che contribuiranno alla rivoluzione digitale. Sempre nel 1886 nasce quella che può essere definita l'informazione di massa. Infatti nel 1886 – guarda un po’ – viene introdotta la Linotype, la macchina che rivoluzionerà la stampa industriale di giornali e libri. Se il telegrafo aveva accelerato la diffusione delle notizie, la Linotype rende possibile la produzione di massa dell'informazione. È uno dei passaggi che preparano la nascita della società dei media. Perché ora i giornali possono essere prodotti più velocemente e in quantità molto maggiori. Infatti proprio la Linotype, inventata da Ottmar Mergenthaler, viene installata per la prima volta al New York Tribune, arrivando a ripensare l'editoria. Che invenzione straordinaria! Thomas Edison la definì l'ottava meraviglia del mondo perché ha permesso di fondere intere righe di testo in un solo pezzo di metallo fuso direttamente da una tastiera, soppiantando la lenta composizione manuale dei singoli caratteri. L'informazione diventa più accessibile, la conoscenza si democratizza, la società di massa del Novecento nasce anche qui. Da un’invenzione rivoluzionaria ad un’altra più casalinga che entra nelle case timidamente e in modo dirompente. Nel 1886 Josephine Cochrane brevetta la prima lavastoviglie realmente utilizzabile. Può sembrare una piccola invenzione, una roba da poco, ma non lo è. Rappresenta l'inizio di una trasformazione profonda: la tecnologia che entra nella vita quotidiana. Le innovazioni non servono più soltanto a produrre ma a vivere meglio. È un mondo che si collega: pensate che nel 1886 i cavi telegrafici sottomarini connettono già continenti diversi ma per la prima volta una notizia può attraversare un oceano in pochi minuti. Per chi vive allora è una rivoluzione paragonabile a Internet. Osiamo, ma possiamo sostenere che è l’Internet di quei tempi. L'informazione smette di viaggiare alla velocità delle navi e comincia a viaggiare alla velocità dell'elettricità. Eccolo allora il mondo prima e il mondo dopo. La vera differenza non riguarda le singole invenzioni ma il modo in cui funziona la società. Abbiamo raccontato dieci fatti attorno a quell’anno. Nel 1886 si consolida un progetto che prenderà forma tre anni più tardi, quando Parigi inaugurerà la Torre Eiffel, il monumento che più di ogni altro rappresenterà l'ingresso dell'umanità nell'età del progresso tecnologico e delle grandi esposizioni universali. Quella torre non esiste ancora, ma il mondo che la renderà possibile è già in costruzione. È come osservare l'alba. Il sole non è ancora sorto, ma la luce si vede già all'orizzonte ed è il passaggio tra due rivoluzioni. Stesso anno, altra intuizione geniale. Anzi, altre. Schuyler Wheeler realizza il primo ventilatore elettrico. Gottlieb Daimler sperimenta il primo motoscafo a motore. William Stanley brevetta il primo trasformatore a corrente alternata realmente utilizzabile. Ovunque si percepisce la stessa tensione verso il futuro. Nel 1886 il chimico francese Henri Moissan riesce per la prima volta a isolare il fluoro, una conquista scientifica che gli varrà il Premio Nobel e che aprirà nuove strade alla chimica moderna. È una di quelle scoperte invisibili al grande pubblico ma decisive per il progresso industriale e scientifico del secolo successivo. E ancora, sempre nel 1886 Charles Martin Hall negli Stati Uniti e Paul Héroult in Francia sviluppano indipendentemente il processo che rende possibile la produzione industriale dell'alluminio. Prima era un materiale rarissimo, quasi prezioso quanto l'argento. Dopo quella scoperta diventerà uno dei materiali simbolo della modernità, utilizzato nell'industria, nei trasporti, nell'edilizia e, decenni dopo, nell'aeronautica. È un perfetto esempio di come una scoperta tecnica possa cambiare intere economie. Perfino lo sport moderno muove i primi passi. Nel 1886 viene fondata la lega che darà origine all'attuale campionato inglese di calcio professionistico. Anche qui, apparentemente, si tratta di un fatto marginale. In realtà è il segnale di una società urbana e industriale che sta inventando nuove forme di socialità, tempo libero e identità collettiva. Nel 1886 nasce Clarence Birdseye, l'uomo che inventerà l'industria moderna dei surgelati. E ancora, nasce Karl von Frisch, che rivoluzionerà lo studio delle api e della comunicazione animale. Ma in quell’anno nasce Henri Coandă, pioniere dell'aviazione. Nessuno di loro ha ancora compiuto un giorno di vita, ma il Novecento è già nella culla. Quindi in sintesi prima del 1886 conta dove si produce, dove si vive, dove si lavora. La ricchezza nasce soprattutto dalla manifattura, dal tessile, dal carbone, dall'acciaio, dalla forza fisica. Le imprese crescono entro confini relativamente limitati, le informazioni viaggiano lentamente, le relazioni economiche sono prevalentemente locali. Dopo il 1886 il mondo comincia a essere costruito attorno alle connessioni tra persone, tra territori, tra mercati, tra idee, tra capitale e impresa. La modernità nasce quando la connessione diventa più importante della distanza. In fondo la prima rivoluzione industriale aveva costruito le fabbriche, mentre la seconda rivoluzione costruisce le reti. In fondo il mondo che nasce nel 1886 ne costruisce il sistema nervoso. Ed è qui che la nascita di Banca Sella entra in campo. Connette il risparmio con l'impresa, il presente – e soprattutto quel presente – con il futuro, le persone con le opportunità, i territori con lo sviluppo. Ecco perché il 1886 è il momento esatto in cui il mondo industriale ottocentesco si affaccia alla modernità. Per questo il 1886 non è soltanto l'anno in cui nasce una banca, ma l’anno in cui nasce un nuovo modo di immaginare il progresso che non consiste più soltanto nel produrre di più ma nel collegare di più.
Dalla prima sede di Ottocento, la banca evolve: negli anni ’50 gli spazi del Palazzone raccontano una struttura sempre più organizzata e moderna, progettata per rispondere alle esigenze di una clientela in crescita.
La sede di via Italia
1966
Inaugurata il 28 aprile 1966Biella
La crescita si fa architettura e la banca diventa un punto di riferimento visivo e sociale per la città. La sede di Via Italia segna l'era della grande espansione geografica e della diversificazione dei servizi, proiettando l'istituto verso i mercati e le sfide del futuro.
Verso il futuro: sosteniblità e territorio
2026
Piazza Gaudenzio Sella 1Biella
Il cerchio si chiude tornando al fondatore, a cui è intitolata la piazza del nuovo Headquarter. Questo complesso non solo trasforma il tessuto urbano, ma testimonia la transizione verso un ecosistema moderno e sostenibile: i pannelli fotovoltaici sul tetto e sulle pensiline del parcheggio aziendale simboleggiano un'attenzione concreta all'ambiente e alle nuove generazioni.
Uno startupper di nome Gaudenzio
Nel 1886 Gaudenzio Sella dà vita a Banca Sella a Biella. È difficile immaginare oggi la portata di quella notizia in quella data. Qualcosa destinato a cambiare il paesaggio, le città, il commercio, il turismo, il lavoro e perfino il modo di concepire la libertà individuale. Per quasi tutto l'Ottocento il motore dello sviluppo è stato la manifattura, le filande, i lanifici, le macchine a vapore, la produzione. La famiglia Sella è protagonista di questa stagione. I Sella appartengono a quella generazione di imprenditori che contribuiscono a trasformare Biella in uno dei più importanti distretti tessili europei. Ma verso la fine di quel secolo qualcosa cambia. La ricchezza non nasce più soltanto dalla capacità di produrre ma nasce dalla capacità di connettere. Di più, connettere capitali e imprese, risparmio e investimenti, territori e mercati, idee e opportunità. È il passaggio dalla prima alla seconda rivoluzione industriale. L'acciaio sostituisce progressivamente il ferro, l'elettricità affianca il vapore, le comunicazioni accelerano, le imprese crescono, i mercati si allargano. Nasce una prima globalizzazione ante litteram. E in questo scenario emerge la nuova figura strategica della banca. Non più soltanto custode del risparmio ma infrastruttura dello sviluppo. D’altronde l'Italia all’epoca è giovane perché ha compiuto soltanto venticinque anni. Le ferite del Risorgimento sono ancora visibili e le infrastrutture devono essere completate, i conti pubblici sono un tema cruciale.
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La generazione dei Sella vive tutto questo in prima persona. Quintino Sella contribuisce al risanamento finanziario del Paese appena unificato. Il fratello Giuseppe Venanzio è protagonista dello sviluppo industriale. Gaudenzio rappresenta invece il passaggio successivo: accompagnare la crescita attraverso il credito e la finanza. Guardando quella vicenda familiare sembra quasi di leggere in filigrana la storia stessa dell'Italia. Prima costruire il Paese, poi edificare le fabbriche, poi rafforzare gli strumenti per far crescere imprese e territori. Ma c'è un dettaglio che colpisce ancora oggi. Gaudenzio Sella ha ventisei anni. Oggi lo definiremmo un giovane professionista. Un talento emergente. Un under trenta. Uno startupper ante litteram. Nel 1886 diventa il primo gerente della banca. È appena laureato in ingegneria civile. Ama gli studi. Non aveva necessariamente immaginato per sé quel destino, eppure accetta la responsabilità. Anni dopo scriverà una frase bellissima: "La mia sorte con quella firma era segnata". Dentro quelle parole c'è il significato più autentico dell'imprenditorialità. Firmare, assumersi una responsabilità, scegliere di fare la differenza. In fondo ogni impresa nasce così. Con qualcuno che decide di credere nel futuro prima che il futuro esista.
Gaudenzio Sella, 1904 - Autoritratto a San Gerolamo (BI)
Noi oggi sappiamo ciò che loro non potevano sapere. Ossia sappiamo che il Novecento sarà attraversato da due guerre mondiali, dalla crisi del 1929, dalle dittature, dalle ricostruzioni, dal boom economico, dall'informatica, da Internet, dall'intelligenza artificiale. Loro no. Nel 1886 vivono quella che gli storici chiameranno la prima globalizzazione. Una stagione di fiducia, di crescita, di apertura internazionale. Una calma apparente prima delle grandi turbolenze del secolo successivo. Eppure è proprio questa la lezione più interessante. Le organizzazioni non si costruiscono per affrontare tempi facili, ma si rafforzano per attraversare tempi difficili. Centoquarant'anni dopo se guardiamo oggi il mondo, ritroviamo molte analogie con quel passaggio. Anche noi stiamo vivendo una rivoluzione. L'intelligenza artificiale sta trasformando il lavoro, le piattaforme digitali stanno ridefinendo i mercati. I modelli organizzativi cambiano, le competenze si evolvono, le professioni si reinventano. Esattamente come nel 1886, nessuno sa con precisione come sarà il mondo tra vent'anni. Ma una cosa è certa. Le organizzazioni che dureranno saranno quelle capaci di interpretare il cambiamento senza inseguire le mode. Quelle che sapranno innovare senza perdere identità. Quelle che considereranno il futuro non come una minaccia, ma come una responsabilità. Per questo il 1886 non è soltanto una data di fondazione quando una metafora. È il momento in cui una famiglia di industriali comprende che sta iniziando un nuovo ciclo della storia. È il momento in cui il credito diventa uno strumento per accompagnare il cambiamento. È il momento in cui il futuro cambia mestiere. E forse è proprio questo il significato più profondo di quei 140 anni. Non aver attraversato la storia. Ma aver imparato, generazione dopo generazione, a riconoscere il momento in cui il mondo sta cambiando. E scegliere, ogni volta, di cambiare con lui.
Continua la crescita del Team Sella
L'organico raggiunge la quota di 6.815 persone nel 2025, registrando un incremento di 227 professionisti rispetto all'anno precedente.
I dati storici evidenziano una traiettoria di espansione costante per le risorse umane del gruppo. Dopo un triennio di stabilità tra il 2015 e il 2017 attorno alle 4.600 unità, il monitoraggio mostra come a partire dal 2018 il numero di collaboratori abbia superato la soglia delle 5.000 persone, mantenendo una crescita ininterrotta anno su anno fino a sfiorare i 7.000 professionisti.
La sfida plurale di Gaudenzio
Restiamo al 1886. Precisamente al 23 agosto. Insieme a fratelli e cugini Gaudenzio Sella firma l'atto costitutivo della nuova società bancaria: la "Gaudenzio Sella & Compagni". Pochi giorni dopo, precisamente il 1° settembre, apre il primo sportello. Se guardiamo quella scena con gli occhi di oggi, sembra quasi la nascita di una startup. Non c'è un grande gruppo alle spalle, ma una grande famiglia sì. Ci sono sette soci, una visione condivisa e un giovane fondatore chiamato a guidare un progetto nuovo. La differenza è che nel 1886 la parola startup non esiste ancora. Esiste però lo stesso spirito. Quello di chi intuisce che il mondo sta cambiando e decide di costruire un'infrastruttura per accompagnare quel cambiamento. Gaudenzio non immagina una banca come semplice luogo di deposito del denaro. In una lettera scriverà che l'obiettivo è fare certamente i propri interessi, ma anche favorire "il commercio e le industrie del Biellese". È una frase rivelatrice. La banca nasce come leva di sviluppo per un territorio produttivo. Non è soltanto un progetto imprenditoriale. È una scommessa sul futuro della comunità. Gaudenzio Sella continuerà a ragionare da ingegnere per tutta la vita. Progetterà opere in alta montagna, seguirà la costruzione della futura Capanna Margherita sul Monte Rosa, si interesserà di energia idroelettrica e innovazione industriale. Non smetterà mai di studiare. Non smetterà mai di scrivere. Migliaia di lettere testimoniano una curiosità intellettuale fuori dal comune. In altre parole, non era un banchiere che si occupava anche di innovazione. Era un innovatore che aveva scelto la banca come strumento per realizzare una visione. Ed è la chiave più interessante per raccontare quell'estate del 1886. Mentre il mondo si prepara a entrare nella modernità, un giovane ingegnere biellese comprende che il vero cambiamento non consiste soltanto nell'inventare nuove macchine. Consiste nel creare le condizioni affinché persone e imprese possano crescere. È la stessa intuizione che accompagna ogni stagione di innovazione. Prima vengono le idee. Poi servono le infrastrutture per renderle possibili. Gaudenzio Sella scelse di costruire proprio quelle e a distanza di 140 anni, è la ragione per cui la sua storia continua a parlare al presente.
Il gruppo Sella rafforza la presenza sul territorio
Una rete diffusa che integra succursali, Centri Private, sedi di Banca Patrimoni Sella & C. e presidi specialistici in tutta Italia
La presenza territoriale del Gruppo Sella si articola in una rete estesa e multilivello. Alle 276 succursali di Banca Sella si affiancano 12 Centri Private, 45 sedi di Banca Patrimoni Sella & C. distribuite in 13 regioni e una serie di hub dedicati all'innovazione e ai servizi specialistici.
Il baricentro storico resta tra Biella e Torino, ma il presidio si estende lungo tutta la penisola: da Milano, Genova, Bologna e Roma fino a Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. Una geografia che unisce prossimità, consulenza, innovazione e specializzazione.
«Il futuro non è più incerto del presente». Lo ha scritto nel 1886 Walt Whitman, considerato il padre della poesia americana moderna. Figlio di una famiglia modesta, fa il tipografo, il maestro, il giornalista, l'editore. Non proviene dai salotti letterari dell'epoca: conosce il lavoro, le strade, le fabbriche, i porti, la vita quotidiana delle persone comuni. La sua poesia rompe gli schemi tradizionali: niente metrica rigida, niente linguaggio aristocratico. Per Whitman il futuro non è qualcosa da temere. È il territorio naturale dell'uomo che costruisce, sperimenta e innova. Non invita a dimenticare il passato, ma a considerarlo una base da cui partire. Buon compleanno Sella.
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La storia siamo noi
Lo diciamo da sempre, lo ripetiamo anche qui. Le migliori aziende le fanno sempre le persone. La strategia orienta la direzione, le tecnologie supportano la visione, la memoria rafforza l’identità, ma sono le persone con le loro storie, le loro competenze, la loro capacità di mettere a sistema idee, progetti, visioni, a fare sempre la differenza. E noi, nel raccontare i 140 anni del gruppo, abbiamo deciso di declinare anche la cosa più preziosa appunto, le persone. Quelle che lavorano da una vita in azienda e quelle che la vita l’hanno ripensata nel mezzo. 10 storie per un mosaico che restituisce il senso profondo di un’organizzazione capace di evolvere senza perdere identità. 10 persone che hanno qualcosa da dire, da fare, da ascoltare. Tra passato e presente.
Il sentire comune
“Sono stata assunta il 3 dicembre 1987, ma nei mesi precedenti ho avuto l’opportunità di effettuare uno stage in tre uffici – titoli, estero e fidi – e questo mi ha consentito di iniziare a conoscere la banca dall’interno. Il primo giorno sono stata inserita presso l’ufficio titoli commerciale e da quel giorno è iniziato il mio percorso professionale nel mondo degli investimenti, dei risparmi e della consulenza. Un valore Sella nel quale mi identifico maggiormente è la centralità del cliente. Nel mio ruolo l’ho sempre interpretata come ascolto, comprensione dei bisogni reali e assunzione di responsabilità. Questo valore aziendale ha orientato il mio stile di lavoro e di conseguenza le decisioni, il modo di gestire le attività, di guidare le persone e di interpretare il ruolo di responsabilità. Come raccontare Sella? È realtà che valorizza la professionalità, la formazione continua e la capacità di assumere responsabilità crescenti, dando spazio all’intraprendenza. Lavorare qui significa anche condividere un sentire comune fatto di attenzione alle persone, collaborazione e rispetto dei ruoli”.
La centralità della fiducia
“Sono entrato il 16 agosto 1983 e pensate che non avevo ancora compiuto 19 anni. Ho iniziato a Vigliano Biellese imparando a fare lo sportellista, come si chiamava allora. Un lavoro a contatto con il pubblico. Da quel giorno iniziava veramente la vita da adulto. Un valore Sella nel quale mi identifico maggiormente è la frase “sono i clienti che ci danno il pane” che ho sentito più volte direttamente dalla voce del dottor Maurizio Sella. Nell’esperienza lavorativa di ogni giorno ancora oggi sperimento che sono tutte le persone a fare la differenza. Nessuno è solo un numero o una matricola e i nostri clienti lo percepiscono. Un ricordo indelebile? Un giorno al posto del terminale scrivente che avevo nella mia postazione di sportello trovai una televisione: era il monitor di un pc, ma io non ne avevo mai visto uno. Insomma, l’innovazione bussava alla porta. Oggi cosa fa sorridere allora non esistevano cellulare o posta elettronica. Ancora prima dell’assunzione mi dissero che questa banca era una grande famiglia… ed è vero ancora oggi che dai 350 di allora siamo diventati qualche migliaio”.
Clienti e territorio
“Ricordo i primi giorni. Come primo impegno mi affidarono una pila di buste – saranno state più di trecento – con gli estratti conto mensili dei clienti da archiviare nelle singole cartelle. Un valore Sella nel quale mi identifico maggiormente è la centralità del cliente, punto fondamentale del mio approccio al lavoro. Avendo iniziato il mio percorso professionale in una piccola società del gruppo Sella, dove il rapporto con il cliente era stretto e quotidiano, ho compreso fin da subito la responsabilità specifica del ruolo, soprattutto quando si affrontano temi delicati come quelli legati agli investimenti. Un altro è l’attaccamento al territorio: sento e vedo concretamente come il gruppo investa e consideri il territorio un elemento centrale nello sviluppo dell’azienda. L’azienda oggi? Offre opportunità di crescita a chi dimostra di essere interessato, innovativo, propositivo e vuole costruire un percorso di sviluppo personale fondato su responsabilità, merito e fiducia nel futuro”
L’etica che guida
“Venni assunta nel 1998 per attività di back office in un’azienda in forte sviluppo, in cui ogni persona contribuiva con il proprio lavoro e si sentiva responsabile e utile per ampliare le basi per un’impresa più solida. Ho imparato la responsabilità per il lavoro, l’importanza della collaborazione e del rispetto fondamentali per crescere e creare un team. Un valore di quelli cardini legati a Sella che maggiormente identifica il mio impegno è l’attenzione per il cliente. Un ricordo indelebile? Quando Roberto Rossi al termine di un corso di formazione sul credito mi disse: “Chiediti sempre il perché delle cose, fatti domande e sii curiosa, istruisci, proponi e delibera un credito come se dovessi affidare al cliente i tuoi soldi”. Perché alla fine credo che la banca appartenga a ognuno di noi, è grazie anche all’impegno e all’etica di ciascuno di noi che l’azienda può crescere sana e solida. In una parola come raccontare Sella alle nuove generazioni che iniziano a lavorare ora in azienda? Impegno!”.
Comprendere i mercati
“Il primo giorno di lavoro è stato un intreccio di emozioni. Prima volta alla guida, sotto un temporale intenso. Poi l’arrivo in ufficio: un mondo nuovo, fatto di volti, mercati e responsabilità. Dovevo trasformare ciò che avevo studiato in realtà. Con un pensiero forte: essere all’altezza e non deludere chi aveva creduto in me. Da lì è iniziato tutto. Il valore in cui mi riconosco è l’attenzione al cliente. Essere un professionista completo, corretto e preparato, capace di custodire la fiducia che mi viene affidata. Non solo tutelare le sue risorse, ma accompagnarlo nel tempo, aiutandolo a realizzare i suoi obiettivi e a far emergere anche bisogni e progetti non ancora pienamente consapevoli. Nei momenti più difficili dei mercati ho imparato quanto conti la fiducia. Ricordo un cliente molto preoccupato: insieme abbiamo scelto una strada non facile, ma corretta. Ho rispettato le sue paure, aiutandolo a comprenderle. Col tempo quella scelta si è rivelata giusta. È lì che ho capito davvero il valore del mio lavoro. Sella una parola? Fiducia. Una realtà che mi ha formato e oggi mi permette di trasmettere questa passione alle nuove generazioni”.
Noi, una comunità
“Del mio primo giorno in banca ho ancora nitida quella sensazione allo stomaco, un misto di orgoglio e paura, come quando stai per fare un passo che cambia qualcosa dentro di te. Quando ho varcato la porta della Direzione di Via Italia a Biella ho sentito una voce: benvenuta, adesso tocca a te. E la sera, mentre tornavo a casa, mi sono detta sorridendo che era solo l’inizio. Ecco, sono passati 43 anni! In Sella mettiamo la persona al centro: ascolto, fiducia ed etica guidano ogni nostra scelta. Con innovazione e apertura costruiamo relazioni solide e soluzioni che creano valore per clienti, colleghi e comunità. Questo è il valore che la banca mi ha trasmesso e l’ho fatto mio. Nel corso della cerimonia ufficiale del 1° maggio mi è stata conferita la Stella al Merito del Lavoro, il riconoscimento della continuità del servizio e del contributo che tutti i giorni cerco di offrire alla mia azienda. È stato un momento carico di emozione e di enorme orgoglio. Varcare la porta di Sella oggi significa entrare in una storia che dura da oltre 140 anni, ma che continua a muoversi come se fosse sempre il primo giorno. È una banca, certo, ma è anche molto di più: è un luogo dove tradizione e innovazione convivono, dove la tecnologia non cancella le persone ma le avvicina, dove ogni collega è parte di un ecosistema che cresce insieme. La sua forza non sta nelle dimensioni: qui non sei un numero o una casella in un organigramma. Sei qualcuno che può portare idee, energia, visione. Sei parte di una comunità che crede nella fiducia, nell’etica, nell’apertura verso il nuovo”.
La famiglia professionale
“Il mio primo giorno di lavoro è stato presso la vecchia sede di Via Italia a Biella. Dopo un veloce giro degli uffici di sede sono stato presentato al responsabile dei Conti e Depositi. A me e ad altri due colleghi neo-assunti ha affidato il nostro primo incarico. Si è trattato di scarbonare, ovvero dividere i fogli di centinaia di deleghe di pagamento dalla carta copiativa che li divideva. Ossia la carta carbone. Un valore di quelli cardini legati a Sella che maggiormente che maggiormente mi identifica è la correttezza verso l’azienda, verso i colleghi e verso i clienti. In una parola come raccontare Sella alle nuove generazioni che iniziano a lavorare ora in azienda? Siamo una famiglia”.
Responsabilità e dedizione
“Il primo giorno di lavoro è stato come entrare in una realtà surreale, il classico posto fisso in banca. Sono stata attraversata da tutta una serie di emozioni positive – felicità, incredulità e persino paura di non farcela – con la certezza che alla fine sarei riuscita a trovare il mio posto. Un valore chiave di Sella che maggiormente mi identifica perché l’ho fatto assolutamente mio e continua ad accompagnarmi è lavorare come se l’azienda fosse mia. Io mi sento a casa! L’episodio significativo è stato quando ho intrapreso la mia attività di apertura punti operativi in giro per l’Italia. Soprattutto per la fiducia che è stata riposta sulla mia persona. Sintetizzare il lavoro in Sella in una sola parola? Sfida continua”.
Partire dalle persone
“Il 2 maggio 1996 ho iniziato il lavoro nell’area contabilità e bilancio di Gestnord Intermediazione SIM, società che nel 2005 sarebbe stata incorporata in Sella Investimenti Banca e che oggi è Banca Patrimoni Sella. Quel primo giorno l’emozione mi giocò un brutto scherzo: una forte emicrania, accompagnata da un intenso fastidio agli occhi, mi costrinse a indossare gli occhiali da sole. I nuovi colleghi, però, furono subito pronti ad accogliermi con grande attenzione e delicatezza, riuscendo ad attenuare il mio imbarazzo. Sono esattamente trent’anni che condivido con Sella il valore della famiglia, che per me va ben oltre l’etimologia della parola. Siamo famiglia anche nel lavoro: ci sentiamo parte gli uni degli altri perché perseguiamo obiettivi comuni e cresciamo, professionalmente e umanamente, grazie allo scambio continuo di conoscenze ed esperienze vissute insieme. Sella parte dalle persone. Ne riconosce la profondità, ne tutela l’equilibrio e ne coltiva il potenziale. Perché mettendo l’essere umano al centro – prima ancora dell’intelletto – si crea lo spazio dove fioriscono idee autentiche e risultati eccellenti”.
La forza dell’affidabilità
“Ricordo molto bene i primissimi giorni di lavoro e soprattutto quelli precedenti: dopo diverse esperienze in altre banche, nel maggio del 2000 e all’età di 46 anni ho intrapreso il nuovo percorso nel gruppo Sella a Genova. Mi avrebbero assunto su quella piazza senza neanche una scrivania ancora in dotazione. Ma a tempo record e con grande passione siamo riusciti ad allestire una bella succursale e siamo partiti con grande entusiasmo. Le ragioni principali per le quali ho scelto Sella sono il rispetto per il cliente, l’onestà intellettuale ed il conseguente mantenimento nel tempo delle relazioni; tutto ciò comporta un vero rapporto di fiducia. Una frase del dottor Maurizio Sella mi ha profondamente colpito: i figli dei nostri clienti dovranno essere clienti dei nostri figli. Per me è una bussola che orienta il mio lavoro. Questi lunghi anni – ben venticinque! – hanno visto una sequenza di situazioni che hanno lasciato il segno ed il “divertimento” – l’ho messo volutamente tra le virgolette per lasciare spazio a diverse interpretazioni – non è mai mancato. Sella in una parola? Affidabilità, concetto che sta ad indicare un’entità che evolve e crea valore, ma resta sempre solida e degna di fiducia”.